Trump contro l’annessione della Cisgiordania
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Il presidente americano prende le distanze dalle misure israeliane mentre Washington lavora a un piano su Gaza e emergono nuovi dettagli dell’intelligence su Hamas e l’attacco del 7 ottobre
Trump contro l’annessione della Cisgiordania. È la posizione espressa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista ad Axios, a due giorni dalle decisioni del gabinetto di sicurezza israeliano che ampliano in modo significativo il controllo di Israele sul territorio, incluse aree amministrate dall’Autorità palestinese.
Le misure approvate, considerate in contrasto con gli accordi di Oslo, facilitano l’acquisto di terreni in Cisgiordania da parte dei coloni israeliani e rendono più semplice per la polizia israeliana demolire abitazioni nelle zone sotto la giurisdizione palestinese. Interpellato sui dettagli, Trump non ha fornito commenti specifici, limitandosi a ribadire la linea già indicata: “Sono contrario all’annessione”. Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno già numerosi dossier aperti e che non intendono concentrarsi sulla Cisgiordania.
La posizione di Trump sulla Cisgiordania arriva in un contesto di tensioni diplomatiche con il governo israeliano. Secondo Axios, le decisioni del gabinetto di sicurezza contraddicono le richieste avanzate in precedenza dallo stesso Trump e dai suoi inviati Jared Kushner e Steve Witkoff, che durante un incontro a dicembre avevano sollecitato il premier Benjamin Netanyahu ad allentare la pressione nella regione. Funzionari statunitensi citati da Axios hanno espresso preoccupazione e hanno spiegato che Washington sta ancora valutando le possibili conseguenze delle decisioni israeliane. Un funzionario della Casa Bianca ha sottolineato che una Cisgiordania stabile è ritenuta funzionale alla sicurezza di Israele e coerente con l’obiettivo americano di favorire la pace regionale.
Sul fronte Gaza, fonti citate dal New York Times riferiscono che gli Stati Uniti chiedono ad Hamas di consegnare tutte le armi in grado di colpire Israele, consentendo però inizialmente al gruppo di mantenere alcune armi leggere. Il piano sarebbe allo studio di un team guidato dagli Stati Uniti che include Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff e l’ex alto funzionario Onu Nickolay Mladenov. Il documento potrebbe essere condiviso con Hamas nelle prossime settimane, anche se i dettagli restano suscettibili di modifiche. Se presentato formalmente, rappresenterebbe un passaggio rilevante nel processo di smilitarizzazione del gruppo e un elemento centrale del piano in 20 punti promosso da Trump per Gaza, base dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas dopo due anni di guerra.
Parallelamente, il sito Ynet riferisce che il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto già nell’aprile 2018 rapporti di intelligence delle Forze di difesa israeliane (Idf) contenenti dettagli sui piani operativi di Hamas. Secondo i documenti e le testimonianze citate, tra il 2018 e il 2022 il movimento islamista avrebbe sviluppato un piano completo per un attacco coordinato e multifronte contro obiettivi militari e civili nel sud di Israele. Il piano, successivamente noto come “Muri di Gerico”, prevedeva infiltrazioni in numerosi punti lungo il confine di Gaza con il dispiegamento di migliaia di combattenti.
Secondo Ynet, informazioni su questi piani sarebbero state trasmesse più volte alla leadership israeliana nel corso degli anni, nonostante le successive dichiarazioni pubbliche di Netanyahu di non aver mai visto o sentito parlare del documento prima del 7 ottobre 2023. Il primo trasferimento noto del dossier alla leadership israeliana risalirebbe all’aprile 2018, quando la divisione ricerca dell’intelligence militare diffuse un documento riservato ad alti funzionari della sicurezza nazionale, inclusi rappresentanti del Consiglio di sicurezza nazionale, dello Shin Bet, del Mossad e dello stato maggiore.
Il rapporto sottolineava la complessità e l’ampiezza del piano di Hamas, definendole eccezionali e interrogandosi sulla possibilità che l’ala militare del gruppo stesse preparando un attacco su larga scala nel territorio israeliano. Netanyahu ha sempre negato di aver ricevuto informazioni su un attacco di tali dimensioni prima del 7 ottobre 2023. Durante un’indagine del revisore dei conti dello Stato di Israele, l’ufficio del primo ministro ha ribadito che Netanyahu non avrebbe ricevuto né visionato il documento “Muri di Gerico” fino allo scoppio della guerra e che non gli sarebbe mai stato presentato un piano di incursione di massa nel territorio israeliano.
Tuttavia, secondo quanto emerge da un documento di 55 pagine inviato la scorsa settimana all’Ufficio del revisore dei conti, Netanyahu avrebbe riconosciuto di aver ricevuto il rapporto di intelligence dell’aprile 2018, citando però solo la valutazione più prudente, secondo cui Hamas disponeva di capacità di base per condurre raid simultanei, ma con una probabilità ritenuta bassa nel breve periodo. Nel documento non viene riportata la parte finale della valutazione che segnalava invece le ambizioni future del gruppo e il possibile rafforzamento delle sue capacità operative.
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(con fonte AdnKronos)
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