LiberoReporter

12 novembre 2003: Morire per Nassiriya

Omaggio ai Carabinieri e a tutti i caduti nell’attentato di sedici anni fa

Esattamente sedici anni fa, alle 8,40 del mattino (le 10,40 in Iraq), saltava in aria la caserma dei Carabinieri a Nassiriya, a 308 km da Baghdad, provocando 29 morti, di cui 19 Italiani: 12 Carabinieri, 5 militari, un cooperatore e il regista Stefano Rolla. Cinquantotto i feriti.
In quell’istante, Andrea Filippa il carabiniere di guardia all’ingresso della caserma dell’operazione Peacekeeping “Antica Babilonia”, prima di saltare in aria, vede venirgli incontro a tutta velocità un camion cisterna blu carico di 150/200 chilogrammi di tritolo. Immediatamente spara e uccide i due kamikaze, che si trovavano all’interno della cabina di guida, impedendo così che il mezzo esplodesse all’interno della caserma stessa, rendendo ancora più grandi le proporzioni della tragedia. La deflagrazione del camion fa saltare in aria anche il deposito delle munizioni.
La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori – i Carabinieri stessi, i poliziotti iracheni e gli abitanti di Nassiriya, molto affezionati ai nostri Carabinieri – è raccapricciante: un paesaggio lunare, un inferno di polvere, fuoco e sangue.

La missione italiana in un Iraq sconvolto dalla guerra accanitamente voluta dal Presidente americano George W. Bush, costituì una delle rare violazioni da parte del Governo italiano, allora retto da Silvio Berlusconi, del Lodo stipulato da Aldo Moro con il mondo arabo.

La Guerra di Bush, mossa dal falso pretesto che il Paese governato dal feroce tiranno Saddam Hussein fosse in possesso di armi di distruzione di massa, non fu autorizzata dalla Nazioni Unite e fu fortemente condannata, inutilmente, da papa San Giovanni Paolo II, poco tempo prima della sua morte.

Mentre l’Italia di Berlusconi intervenne nell’immediato dopoguerra a fianco di Stati Uniti e Gran Bretagna, la Russia, la Francia e la Germania si guardarono bene da un qualsivoglia loro intervento, per evitare ritorsioni da parte di al-Qaeda.

L’attentato di Nassiriya scosse la coscienza degli Italiani, che sfilarono numerosi davanti alle salme esposte al Vittoriano di Roma, rendendo questo monumento tanto discusso in passato – come osservavamo lo scorso 4 novembre – amato da tutti quegli Italiani che hanno riscoperto proprio in quella occasione il senso della Patria.

Il sentimento di chi è sopravvissuto

“Sembra di rivivere quei momenti”, ha detto Riccardo Saccottelli, ex maresciallo dell’Arma dei carabinieri sopravvissuto a questa strage, commentando a caldo il ferimento avvenuto il 10 novembre scorso di 5 soldati Italiani che ancora operano in Iraq. “Il 12 io lo vivrò come una mia giornata particolare, nel bene e nel male”. Quanto alla cerimonia organizzata dallo Stato per commemorare la strage, osserva incredibilmente: “l’anniversario se lo ricordano da soli, né io, né altri sopravvissuti siamo mai stati invitati”. E ai suoi ex colleghi gravemente feriti nell’attentato dell’altro ieri dice: “Pensate a voi stessi. Ci sarà tempo per il patriottismo e le medaglie, che non arriveranno mai”.

In effetti, sempre incredibilmente, ai caduti di Nassiriya – il cui numero, con i successivi attentati del 6 aprile 2004, del 27 aprile e del 5 di giugno 2006, salgono a 25 – non sono ancora state dedicate le medaglie d’Oro al Valore Militare!

Vorrà riparare finalmente a questa vergogna il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?

Giancarlo De Palo

RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends