Rogoredo, uccisione Mansouri: accusa di omicidio volontario per Cinturrino
La Procura di Milano dispone il fermo dell’assistente capo Carmelo Cinturrino per la morte del 28enne Abderrahim Mansouri durante un controllo antidroga il 26 gennaio. Contestata l’assenza di giustificazione e il ritardo di 23 minuti nei soccorsi
La Polizia di Stato, su richiesta della Procura di Milano, ha fermato Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate, con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, 28 anni, avvenuta il 26 gennaio durante un controllo antidroga nella zona di Rogoredo.
Il fermo è stato eseguito intorno alle 8.30 nel parcheggio del commissariato dove l’agente prestava servizio. Cinturrino, privo della pistola d’ordinanza perché già allontanato dalle attività operative, non ha opposto resistenza. Il provvedimento si fonda su accertamenti della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica, tra cui testimonianze, interrogatori, analisi delle telecamere, esame dei dispositivi telefonici e verifiche tecnico-scientifiche.
La ricostruzione della Procura
Nel decreto firmato dal procuratore capo Marcello Viola e dal pubblico ministero Giovanni Tarzi si afferma che l’agente avrebbe sparato “coscientemente e volontariamente” contro il 28enne “in assenza di qualsivoglia causa di giustificazione”.
Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Mansouri sarebbe stato colpito mentre tentava la fuga. In precedenza avrebbe minacciato il lancio di una pietra da una distanza di circa trenta metri, ritenuta incompatibile con la concreta possibilità di colpire i poliziotti.
Per la Procura, l’assenza di una minaccia concreta e il ritardo di 23 minuti nell’allertare i soccorsi costituiscono elementi rilevanti ai fini dell’accusa di omicidio volontario. Mansouri era ancora vivo all’arrivo del 118.
Le incongruenze e l’arma a salve
Nel corso degli interrogatori sarebbero emerse versioni differenti tra i colleghi presenti e l’ammissione di essere stati rassicurati dall’assistente capo sull’avvenuta chiamata ai soccorsi.
Le immagini delle telecamere davanti al commissariato mostrerebbero un collega mentre recupera uno zaino. Gli inquirenti ipotizzano che una pistola a salve sia stata successivamente lasciata accanto al corpo del 28enne. Il pm Tarzi ha dichiarato che sull’arma non sono state trovate tracce di Dna della vittima, mentre sono state rilevate tracce genetiche di Cinturrino.
Gli accertamenti sul contesto
La Procura ha precisato che l’indagine non è conclusa e che sono in corso ulteriori approfondimenti sul contesto dell’intervento e su eventuali episodi precedenti che coinvolgerebbero l’assistente capo.
Il questore di Milano ha annunciato un’attività ispettiva interna per verificare eventuali responsabilità e ha ribadito l’impegno dell’amministrazione a operare con rigore e trasparenza.
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(con fonte AdnKronos)
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