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Crisi: terminata prima giornata confronto con Presidente Fico




Terminato il giro di consultazioni con i gruppi parlamentari che sostenevano la ex maggioranza di governo, il Presidente della Camera dei Deputati, nonché Presidente incaricato dal Capo dello Stato, per cercare di capire se è possibile ripartire proprio da queste forze politiche per risolvere la crisi, ha aperto un tavolo di confronto che inizierà alle ore 9,30 alla Camera per confrontarsi su un eventuale programma. Domani Fico dovrà riferire al Presidente Mattarella.

Intanto seguiamo anche oggi la giornata politica in tempo reale con le news fornite da AdnKronos


—— TIMELINE ——


22.54 – ”Volete sapere come finisce domani? Scommettiamo un caffè alla macchinetta di Mediaset che vanno avanti altri giorni perché ancora non si sono messi d’accordo su chi entra e chi esce e su ci fa il ministro? Se così fosse, sarebbe una cosa vergognosa, perché c’è una situazione economica e una crisi che entra in milione di case… Se domani vanno al Quirinale e vengono loro concesse ancora due-tre-quattro-cinque giorni, veramente non avrei modo di commentare in maniera educata questa perdita di tempo…”. Lo ha detto Matteo Salvini, ospite di ‘Quarta Repubblica’.

22.17 – “Sorprende che ‘fonti renziane’ parlino di un atteggiamento da parte del Movimento 5 Stelle di irrigidimento che rischierebbe di far saltare il tavolo”. Lo fanno sapere fonti pentastellate all’Adnkronos, sottolineando come “nell’arco di questa giornata il Movimento si è posto con atteggiamento responsabile e costruttivo”.

22.12 – “Faccio appello al presidente Mattarella, che è il garante dell’unità di questo Paese: non permetta che passino altri giorni, altre ore perse. Perché ogni giornata persa è un’azienda che chiude. Se hanno i numeri domani, vengano in Parlamento e lavoriamo, altrimenti a casa, basta ed entro Pasqua c’è un nuovo Parlamento”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Quarta Repubblica su Rete 4.

22.09 – “La via maestra, naturale, dignitosa, è impegnare due mesi per il voto per non rompere le scatole agli italiani nei prossimi cinque anni…”. Lo dice Matteo Salvini a ‘Quarta Repubblica’, ribadendo che per la Lega l’opzione principale per uscire dalla crisi è il voto.

21.57 – “Fico? Non puoi fare il giovane esploratore a raccattare i ministri nel bosco. E’ davvero imbarazzante… Io ho fatto il giovane esploratore nei boschi, ma avevo 12 anni…”. Lo ha detto Matteo Salvini, ospite di ‘Quarta Repubblica’, criticando il ‘mandato esplorativo’ del presidente della Camera, Roberto Fico.

21.51 – In merito a quanto riportato dal quotidiano online Open, l’ufficio stampa di Matteo Renzi afferma che “non c’è stato e non è previsto alcun incontro tra Zingaretti, Renzi e Crimi, né di persona né da remoto. Sono destituite di ogni fondamento le notizie riportate dal sito web a proposito di una ‘call’ in corso tra i tre leader”.

21.44 – “Tra Conte e Draghi io sceglierei gli italiani, preferisco gli italiani…”. Lo ha detto Matteo Salvini ospite di ‘Quarta Repubblica’.

21.36 – ”Non si è fatto nessun nome, assolutamente no…”, assicura Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera, al termine della riunione del ‘tavolo di programma’ che si aggiornerà domani mattina. ”Ci rivediamo domani mattina, alle 9”, dice l’esponente di Leu che allarga le braccia quando i giornalisti gli chiedono se si riuscirà a trovare un accordo e dice: ”Ci siamo aggiornati a domani, abbiamo tempo dalle 9 alle 13…”.

21.27 – “Forza Italia ha preparato un piano vaccini, così come un piano per il Recovery. Noi abbiamo lavorato e lavoriamo per l’Italia, dall’altra parte hanno solo litigato”. Lo ha detto Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia ospite al Tg Post.

21.24 – “Un eventuale Conte ter sarebbe un errore grave. Così come grave sarebbe riproporre una fotocopia di un governo che ha fatto sorridere. Noi non abbiamo chiuso le porte a nessuno, qualora non si andasse alle elezioni anticipate, il centro destra è disposto ad ascoltare le proposte del Capo dello Stato. Una di queste potrebbe essere un governo dei migliori per riscoprire l’unità del paese, cosi come fu nel secondo dopoguerra, dove gli italiani combattono insieme, sia sul fronte sanità sia economico”. Lo ha detto Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia ospite al Tg Post.

21.20 – “Vediamo domani come il Presidente incaricato immaginerà di muoversi. Noi ci manteniamo disponibili e collaborativi, senza veti e senza pregiudizi. Speriamo che nelle prossime ore si faccia un passo in avanti”. Lo scrive Matteo Renzi sulla chat dei parlamentari di Iv.

21.11 – “L’unica cosa che vorremmo evitare è che si arrivasse allo spacchettamento dei ministeri solo per accontentare più persone: sarebbe un errore triste”. Lo scrive Matteo Renzi sulla chat dei parlamentari di Italia Viva.

21.04 – “Non abbiamo parlato di nomi e nemmeno di numeri: i nostri colleghi della vecchia maggioranza dicono informalmente che non intendono portare elementi di discontinuità: pura tattica in attesa di domani”. Lo assicura Matteo Renzi nella chat dei parlamentari di Italia Viva.

20.37 – “Un bilancio della giornata moderatamente positivo…”. Così Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato, sintetizza la giornata di trattative al termine della riunione nella Sala della Regina di Montecitorio del ‘tavolo del programma’.

20.13 – Il tavolo sul programma di governo, in corso a Montecitorio da questa mattina alle 9.30 e insediato per volontà del presidente ‘esploratore’ Roberto Fico, riprenderà e porterà avanti i lavori anche nella giornata di domani, per chiuderli entro e non oltre le ore 13.

20.12 – “Approviamo presto una riforma elettorale che consenta ai cittadini di indicare il proprio candidato, reintroducendo le preferenze. Consentiamo ai diciottenni di votare anche per il Senato e introduciamo la tutela dell’ambiente in Costituzione”. Sono queste, secondo quanto si apprende, alcune delle proposte portate al tavolo per il programma dalla delegazione del MoVimento 5 Stelle in tema di riforme costituzionali.

Oltre a queste, la delegazione pentastellata ha proposto, tra le altre cose, l’introduzione del referendum propositivo, la costituzionalizzazione dei limiti alla decretazione d’urgenza, il ricorso a una maggioranza qualificata per l’approvazione della legge elettorale. Rilanciata anche l’approvazione delle leggi sul conflitto di interessi e sulle lobby.

 

19.47 – L’incertezza politica non ferma il Mef: al dicastero dell’Economia, nonostante la crisi, continua a ritmo serrato il lavoro tecnico e amministrativo per il decreto Ristori quinquies e le misure attuative per la lotteria degli scontrini. Il primo provvedimento, chiamato per dare sollievo alle categorie colpite dalla recrudescenza del Covid, era atteso per l’inizio dell’anno ma la crisi di governo ha ritardato il varo. Al momento è stato approvato solo il nuovo scostamento di bilancio di 32 mld necessario per reperire le risorse per un nuovo meccanismo di ristori su base perequativa e non legato al codice Ateco. Il secondo intervento parte oggi ma con il freno a mano tirato e corredato da polemiche delle associazioni. La lotteria degli scontrini fa parte delle misure-bandiera varate dal governo per combattere l’evasione contribuendo a recuperare risorse per la futura riforma fiscale incentivando i pagamenti elettronici e dunque tracciabili. Ma è una partenza con il freni a mano tirato, visto che molti esercenti non sono riusciti ancora ad adeguare i sistemi e non senza polemiche dalle associazioni.

“La lotteria degli scontrini rischia di creare discriminazioni tra cittadini e penalizzare chi risiede in zone montane, isolate o non servite da una rete internet adeguata”, attacca il Codacons, sottolineando che la lotteria degli scontrini “deve consentire a tutti gli utenti di partecipare alle medesime condizioni al concorso e vincere i premi in palio, e non è tollerabile che vi siano discriminazioni a livello territoriale”. Visti i ritardi degli esercenti per adeguare i registratori di cassa, è stata introdotta una proroga al primo aprile, ma non è detto che basti.

19.40 – ”Un ‘governo dei migliori? Sarebbe molto bello, così avremmo il meglio, ‘ ‘l’aristocrazia’ al potere, ma non credo che si farà…”. Gianfranco Miccichè, ex ministro del governo Berlusconi e attuale plenipotenziario azzurro in Sicilia, non vede le condizioni politiche per un ‘governo dei migliori’ come proposto da Silvio Berlusconi e tifa per il voto anticipato. Il presidente dell’Ars e commissario regionale di Fi nell’isola boccia senza riserve un Conte ter con dentro Renzi: ”Vuol dire che abbiamo buttato via due mesi di vita del Paese per giocare…”. Per Miccichè un governo del presidente ”sarebbe auspicabile”, ma il voto è l’unica soluzione per uscire da questa crisi al buio. ”Non capisco proprio perché non si può andare a votare: in due mesi -assicura all’Adnkronos Miccichè- avremmo un nuovo governo. Cosa ci impedisce di andare alle elezioni subito? Non capisco… In poco tempo il Paese avrebbe un governo serio”.

19.36 – “Io sarei pronto a fare un terzo mandato da presidente della Regione, non a lasciare la Puglia. La Puglia mi dà il massimo della soddisfazione a livello emozionale e lavorativo rispetto a qualunque altro incarico istituzionale. Anche se so che prima o poi dovrò lasciare”. Lo ha detto il presidente della Regione oggi a TrNews Talk di Telerama, intervistato dal direttore Giuseppe Vernaleone, rispondendo ad una domanda sulla possibilità di fare il ministro in un eventuale governo Conte-Ter.

19.33 – “Il presidente del Consiglio è una personalità alla quale sono molto legato da amicizia e da stima. Sto cercando di dargli una mano in tutti i modi. Se poi il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle volessero, come è capitato a me durante la campagna elettorale, costruire un soggetto politico civico che sia in grado di aiutare sia il Pd che il M5S a vincere le elezioni e mi dovessero chiedere un aiuto, sarei a loro disposizione. Ma io non ho alcuna intenzione di agire autonomamente”. Lo ha detto il presidente della Regione oggi a TrNews Talk di Telerama, intervistato dal direttore Giuseppe Vernaleone.

“Se ci saranno le elezioni – ha aggiunto – purtroppo il Pd e probabilmente anche il M5S non saranno sufficienti a comprendere tutto l’arco di cittadini che mi hanno votato in Puglia e quindi probabilmente bisognerà organizzare queste liste civiche. Lo faremmo per avere più voce in capitolo come Puglia con eventuali governi nazionali. Anche perché quando governa la destra, della Puglia non si interessa nessuno. Una terza lista si potrebbe anche fare, è complesso perché andrebbe fatto in tutta Italia, ma si può fare. Io posso dare una mano, ma non è un mio obiettivo. Io sono a disposizione del mio partito che è il Partito democratico, ed ho un’alleanza molto forte con il M5S che per la prima volta nella storia d’Italia fa parte di una maggioranza di governo in Puglia col Pd”.

“Io mi sono comportato in modo leale nei confronti del Movimento 5 Stelle – ha aggiunto Emiliano – Avevo detto in campagna elettorale che se avessi vinto le elezioni avrei coinvolto nel governo regionale il Movimento. Ho detto una cosa e l’ho fatta, perché mantenere la parola in politica è importante, altrimenti si perde il senso delle cose. Ho mantenuto l’impegno nei confronti degli elettori M5S che a settembre scorso hanno votato per me. Anche se non ne avevo bisogno dal punto di vista dei numeri in Consiglio”.

“Mi auguro che Fico riesca a ricostruire la maggioranza di centrosinistra col M5S – ha detto Emiliano – e che Conte possa ricominciare il suo lavoro. Conte è un presidente del Consiglio pugliese, che conosce il nostro territorio. Dal nostro punto di vista la sua conferma è molto importante, ma anche per il Paese è molto importante che Conte vada avanti. È il leader politico più popolare, più stimato, ha dovuto fronteggiare un momento difficilissimo ed è partito due anni fa da zero. Certo, tutti possiamo far meglio, ma dal mio punto di vista va difeso e sostenuto perché in questo momento è l’unica vera novità della politica italiana. È riuscito a trasformare l’energia del M5S in una forza di governo, con l’aiuto di Di Maio, Crimi, ed anche del Pd che grazie a Zingaretti ha cambiato volto, con un’altra atmosfera umana e politica all’interno del partito. Della ricostruzione del partito distrutto dal precedente segretario ne fa la sua priorità. Sostengo Conte e Zingaretti ma ovviamente collaborerei con la stessa lealtà istituzionale con qualunque Governo, perché questo è il mio dovere”.

19.17 – “Prima bisogna trovare una sintesi sui contenuti e poi le figure più adeguate per portare avanti quel programma”. Lo dice Teresa Bellanova di Iv al Tg4. “Io sono un po’ all’antica e penso che prima bisogna avere idea delle cose da fare, poi trovare persone adeguate. In questo momento nessuno blinda nessuno”.

“Draghi? Dico di non tirare dentro il tritacarne persone che in questo momento non sono in questo tavolo”. Italia Viva “è per un governo politico ma non a tutti i costi. Se ci sarà un sintesi sui contenuti, ci sarà un governo politico altrimenti si andrà su un governo istituzionale. Ma smettetela con questo richiamo minaccioso alle elezioni finalizzato soltanto a qualche parlamentare che passa da un fronte all’altro”.

19.16 – “Non vedo altra strada che provare a fare un nuovo governo che parta dal perimetro del Centrosinistra che c’è, con l’aggiunta dei parlamentari che ritengano sia giusto dare un Governo al Paese nel pieno della pandemia, della partenza dei più grande piano vaccinale della storia e per non perdere l’occasione dei 209 miliardi di euro”. Queste le parole di Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, intervistato da “Stasera Italia” in merito all’attuale situazione politica italiana, in onda questa sera alle ore 20.30 su Retequattro. E aggiunge: “Se la matematica non è un’opinione, è l’unica strada percorribile per dare un governo subito, visto che altre forze europeiste più collocate al Centrodestra si sono rese indisponibili. Penso non sia giusto appenderci ai Ciampolillo di turno”.

In merito alla necessità di un Governo che sia politico, Bonaccini spiega: “Penso che serva la politica in questa fase. Bisogna tornare in Europa subito a discutere nel merito del Recovery Plan e ci sono poche settimane per farlo. Perché c’è bisogno di dare risposte politiche al rischio che la pandemia sanitaria diventi economica e sociali, quindi sì, prediligo certamente questa ipotesi».

Su possibili nomi per un nuovo esecutivo, dichiara: “Non mi permetto di fare nomi, non sarebbe giusto. Credo serva una squadra di un profilo un po’ più robusto – senza togliere nulla a nessuno degli attuali attori, alcuni dei quali vanno certamente riconfermati. Nei territori, nella società reale, ci sono profili di uomini e donne che potrebbero aggiungersi ad altri che già ci sono”. Sull’ipotesi di Mario Draghi come Presidente del Consiglio, commenta: “Penso sia inevitabile cercare il Conte Ter nel momento in cui il più grande gruppo parlamentare rimane i 5 Stelle: con quei numeri devi fare i conti. E mi pare che altre soluzioni differenti non potrebbero accettarle. Si riparta da lì. Il mio appello è ‘Il prima possibile’: gli italiani non hanno tempo per aspettare i tempi a volte biblici della politica romana”.

In merito al fatto che l’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle possa essere strutturale in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, il Presidente della Regione Emilia-Romagna dice: “Non lo so, deve essere strutturale dentro questo Governo per arrivare a fine legislatura, se ci riuscirà. Qui da me un anno fa si è votato e non hanno voluto saperne di governare insieme a noi: sono crollati sotto il 4%. Questo a riprova del fatto che nel mondo di oggi, i casi di Grillo, Renzi, Salvini, oggi la Meloni, dimostrano come non bisogna avere difficoltà a immaginare che se si ha una proposta forte e chiara si possano raccogliere consensi anche in tempi molto rapidi. Consensi che possono crollare se non riesci a dare un seguito. Oggi sì, domani vedremo. Mi fa piacere che una buona parte dei 5 Stelle si collochino oggi stabilmente nel Centrosinistra”.

Alla domanda se ancora ci si possa fidare di Renzi, Bonaccini conclude: “Non lo so ma so che senza quei numeri in Parlamento – dopo che forze cosiddette europeiste come Forza Italia si sono rese indisponibili – rischi un Governo dove hai solo Ciampolillo che sta con te. Con quei numeri non governeresti ma saresti tutte le settimane appigliato al rischio di cadere. Credo che Renzi abbia sbagliato il momento in cui ha aperto una crisi di cui non sentivamo il bisogno. Penso che il Pd avrebbe probabilmente dovuto porle lui alcune delle questioni che Renzi ha posto”.

19.13 – “Stiamo lavorando per mettere insieme un programma e ognuno a quel tavolo ha dovere di dare il massimo. Punto è se forze diverse riescono a trovare una sintesi per impegnare prossimo governo a lavorare per dare risposte al Paese. Chi parte dai nomi, parte non dando un contributo positivo”. Lo dice Teresa Bellanova di Iv al Tg4 sul tavolo sul programma in corso a Montecitorio. “Il Mes? Il tema delle risorse aggiuntive alla sanità forse non dovrebbe essere solo un tema di Iv”.

19.08 – Conto alla rovescia per l’esplorazione del presidente della Camera, Roberto Fico, per verificare la possibilità di una maggioranza politica composta a partire dai Gruppi che sostenevano il governo precedente. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha dato tempo fino a domani per completare il suo tentativo e riferirne gli esiti e al Quirinale tutto è pronto per ascoltare quello che avrà da dire il numero uno di Montecitorio.

Molto probabile che Fico abbia ancora a disposizione buona parte della giornata di domani. In mattinata, alle 11, il Capo dello Stato sarà infatti alla Cerimonia di presentazione della Relazione sull’attività svolta dal Consiglio di Stato e dai Tribunali amministrativi regionali nell’anno 2020, quindi un’udienza al Colle sarebbe possibile non prima dell’ora di pranzo.

Più plausibile quindi che Fico salga nel pomeriggio, magari anche verso sera, ma non si esclude che Mattarella possa concedergli di giocare i tempi supplementari, con una brevissima proroga del suo mandato. Se infatti si trattasse di sistemare ancora qualche dettaglio e il presidente della Camera avesse ancora bisogno di compiere il fatidico ultimo miglio per incasellare le tessere del mosaico ancora mancanti per far nascere il nuovo governo, non è escluso che possa riferire mercoledì.

A quel punto il Capo dello Stato si troverebbe con tutti gli elementi a disposizione per veder concretizzata la nascita di un esecutivo nuovo ma basato sulla stessa maggioranza che sosteneva il precedente e guidato, logica vuole, sempre da Giuseppe Conte. L”avvocato del popolo’ verrebbe quindi convocato al Colle a stretto giro, quindi probabilmente sempre mercoledì, per ottenere per la terza volta in questa legislatura l’incarico di formare il nuovo governo.

Viceversa, se il tavolo di maggioranza dovesse saltare su nodi programmatici e/o sul nome del premier, a Fico non resterebbe che prendere atto del fallimento della sua esplorazione e riferirne al Presidente della Repubblica.

Un epilogo che naturalmente aprirebbe uno scenario totalmente nuovo. A quel punto infatti i saloni del Quirinale dovrebbero essere nuovamente allestiti per ospitare un secondo giro di consultazioni: l’obiettivo di Mattarella resterebbe sempre quello di verificare la possibilità di veder nascere un governo con un adeguato sostegno parlamentare, andando però oltre i confini entro i quali si sta lavorando in queste ore. Se ciò risultasse impossibile, non resterebbero che le urne.

18.54 – “La discussione sui temi, che per il Movimento è sempre stata essenziale e prioritaria, all’interno del governo e tra i diversi gruppi in Parlamento non è mai mancata. Non a caso l’incontro di oggi promosso dal presidente Fico parte proprio dal documento del 2 dicembre, quando si tenne uno dei tanti vertici di maggioranza con cui volevamo definire le riforme economiche, sociali e istituzionali da portare a termine entro fine legislatura”. Lo afferma il senatore del MoVimento 5 Stelle Gianluca Castaldi, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento.

“Il percorso ha subìto per forza di cose un rallentamento sul piano operativo a causa della crisi, ma i risultati raggiunti da quando siamo al governo parlano per noi. I fondi del Recovery plan, la cifra più sostanziosa ottenuta dall’Ue; il superbonus 110%; il potenziamento della sanità pubblica con uno stanziamento di oltre 13 mld aggiuntivi che non si vedeva da anni. Perché è giusto ricordare che i precedenti governi avevano sempre tagliato fondi alla sanità. A questo aggiungiamo una campagna vaccinale che ci vede primi in Europa per numero di vaccini somministrati e, da quando è iniziata la pandemia, dieci provvedimenti economici, equivalenti ad almeno cinque finanziarie, per dare ristori e sostegno ai cittadini italiani. Ora pensiamo solo a tornare al lavoro a pieno regime per gli italiani, il prima possibile”, aggiunge.

18.52 – La storia parlamentare del Movimento 5 Stelle è costellata di ‘fronde’ ribelli e scissioni sempre minacciate ma mai concretizzate. Un dissenso a ‘geometria variabile’ che spesso riesce a compattare intorno a un tema (o contro un tema) persone anche ideologicamente distanti tra loro. L’anti-renzisimo, storico cavallo di battaglia grillino, è il fuoco che in questo momento anima quella fetta di deputati e senatori malpancisti, poco più di una ventina, che si candida a diventare la spina nel fianco del prossimo esecutivo. Questa volta però, secondo quanto apprende l’Adnkronos, i ribelli si sarebbero dati anche un nome di battaglia: “la resistenza”.

Tutto comincia nei primi giorni di dicembre, quando una cinquantina di parlamentari M5S, in un documento indirizzato ai vertici, minaccia di votare no alla risoluzione di maggioranza relativa alla riforma del Mes, che riceverà poi il via libera dalle Camere il 9 dicembre. A Montecitorio sono 13 i grillini che votano contro: alcuni di loro – Fabio Berardini, Mara Lapia e Carlo Ugo De Girolamo – lasceranno il Movimento nei giorni successivi. Altri non prendono parte al voto: tra questi Raphael Raduzzi, Cristian Romaniello, Francesco Berti, Davide Zanichelli. A Palazzo Madama i no del M5S sono due: Mattia Crucioli e Bianca Laura Granato, mentre non partecipano al voto Rosa Silvana Abate, Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Nicola Morra e Fabrizio Trentacoste.

E’ proprio in quelle settimane, raccontano, che si crea una sinergia tra le due frange ribelli di Camera e Senato. “Gli irresponsabili”, si chiamano scherzosamente tra di loro i malpancisti. Viene creata anche una chat ‘parallela’ a quelle normalmente utilizzate nell’ambito dei lavori parlamentari: il gruppo social viene battezzato appunto “la resistenza”. La crisi di governo innescata da Matteo Renzi compatta la ‘fronda’, di cui fanno parte persone storicamente vicine ad Alessandro Di Battista come la senatrice Barbara Lezzi. Proprio l’ex ministra, in un post su Facebook datato 14 gennaio, arriva a minacciare le dimissioni qualora il M5S dovesse tornare al governo con Italia Viva: “Ad un nuovo governo con i renziani non darò la mia fiducia. Naturalmente, come ho sempre fatto, me ne assumerei tutte le responsabilità lasciando il mio posto in Senato a disposizione”.

Quando il capo politico Vito Crimi il 29 gennaio, al termine delle consultazioni al Quirinale, annuncia la caduta del veto posto dal M5S sul partito di Renzi, la compagine parlamentare grillina entra in fibrillazione: “Se ci trasformiamo in dorotei ne prenderò atto e tornerò a casa. Io sono in una casa politica per fare la ‘guerra’ per il cambiamento: se il cambiamento questa casa politica non lo vuole più fare, non escludo le dimissioni”, le parole del presidente dell’Antimafia Morra.

Il resto è storia recente. Sabato 30 gennaio l’Adnkronos dà la notizia di una riunione ‘segreta’ della fronda, composta da circa 20 pentastellati, che si sarebbe dovuta tenere l’indomani in videoconferenza, a partire dalle ore 10. La fuga di notizie crea scompiglio e l’assemblea virtuale viene sconvocata. Sparisce anche la chat “la resistenza”, utilizzata dai frondisti per coordinarsi e fissare le riunioni.

Secondo il ‘Corriere della Sera’, però, i contatti tra i ribelli sarebbero andati avanti ugualmente, nonostante i rumors. “Il ritorno dei renziani al governo viene ormai considerato ineluttabile anche dai ‘duri e puri’, anche perché a tutti è noto che non ci sono i numeri. Ora va fatta una battaglia sui temi storici del Movimento, che nel prossimo governo dovranno essere difesi con le unghie e con i denti”, spiega un pentastellato. Il timore è che il leader di Italia Viva possa alzare il prezzo sempre di più.

“Sarà inaccettabile qualsiasi ricatto e aumento del potere negoziale di Matteo Renzi”, scrive sui social il deputato M5S Cristian Romaniello, che aggiunge: “Non mi sconvolge lo scenario di un rientro di Iv, ma pretendo che ci sia un equilibrio basato sulla legittimità, sulla volontà espressa dai cittadini”.

“Dico solo che l’atteggiamento di Renzi, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, mentre siamo in piena sofferenza sanitaria ed economica, ha dimostrato la totale inaffidabilità di questa persona”, afferma invece la senatrice M5S Rosa Silvana Abate, interpellata dall’Adnkronos. A chi le chiede se voterà la fiducia al nuovo esecutivo, la pentastellata risponde: “Massima fiducia nel premier Conte e nei colleghi M5S seduti al tavolo delle trattative, poi ognuno di noi farà le sue considerazioni. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. E’ tutto in itinere: vediamo quello che verrà fuori”.

18.48 – “Siamo soddisfatti che la proposta avanzata ieri dal presidente Giovanni Toti, leader di Cambiamo!, di costituzione di una Commissione Bicamerale per le riforme trovi già riscontro nelle parole di Giachetti. Proposta che va nella giusta direzione di non perdere tempo utile a rivedere i meccanismi di funzionamento della macchina dello Stato, condizione necessaria per la piena realizzazione del Piano di Ripresa per l’impiego delle risorse del Recovery Fund. Su questo fronte vi sarà sempre la nostra piena collaborazione in Parlamento”. Lo comunica in una nota l’esecutivo nazionale di Cambiamo!, il partito guidato da Giovanni Toti.

18.46 – Centinaia di cittadini, di varia estrazione culturale e politica e provenienti da tutta Italia, hanno deciso di esprimere il loro dissenso per l’incomprensibile apertura di una crisi in un momento così drammatico per il futuro del nostro Paese. Perciò hanno inviato ai capigruppo e ai parlamentari di Camera e Senato una lettera aperta, richiamandoli al loro senso di responsabilità e sostenendo la necessità di dare continuità e sostegno al governo.

Per confermare lo spirito civico della iniziativa, tutti hanno firmato all’indirizzo noiperlacostituzione2@gmail.com rinunciando a qualifiche e titoli. Tuttavia nell’elenco dei firmatari -che in queste ore sta crescendo a vista d’occhio- è possibile individuare personalità della cultura e della politica, come il costituzionalista Gianfranco Pasquino, la politologa Nadia Urbinati, l’ex-senatore ‘Pancho’ Pardi, Alfiero Grandi e Domenico Gallo della presidenza del Comitato per la Democrazia Costituzionale, oltre a numerosi docenti universitari e ai coordinatori dei tanti comitati spontanei, impegnati da tempo nella difesa della Costituzione.

Ecco il testo della lettera: “Ci troviamo nel pieno di una crisi nazionale e mondiale che l’avvento dell’epidemia Covid-19 ha enormemente aggravato, producendo effetti devastanti sulle vite delle persone che si ripercuoteranno sulle generazioni future. Conosciamo da un anno quali siano le conseguenze della vita civile in campo sanitario, economico e sociale e sappiamo di esserne solo all’inizio”

“Il nostro Paese -prosegue il documento indirizzato a tutti i parlamentari senza differenze di campo- non aveva affatto bisogno di vivere una crisi politica che, allo stato, sta paralizzando le fondamentali azioni esecutive e parlamentari, con il timore generalizzato che la situazione non sia sotto il necessario controllo da parte delle istituzioni. Siamo cittadini italiani che nella Costituzione repubblicana hanno sempre riconosciuto l’irrinunciabile punto di riferimento della vita civile e politica della comunità nazionale”.

“Nel momento in cui si dovrebbe avere massima coesione tra le forze politiche, con disgusto e indignazione stiamo assistendo all’arresto delle indispensabili funzioni di governo da parte di un pugno di parlamentari/ministri confluiti sotto la sigla di Italia Viva, portatori di interessi lontani da quello pubblico e che solo apparentemente sono riconducibili all’egocentrismo e/o all’ansia di visibilità politica di chi se ne dichiara leader”.

“Danni irreversibili si possono produrre al Paese se inqualificabili comportamenti, di inaudita gravità e del tutto distruttivi, fossero facilitati e favoriti dagli esponenti delle forze politiche che costituiscono la maggioranza nel Paese e che in questi giorni si avvicendano nelle consultazioni. Il nostro Paese ha vissuto l’ultimo anno con un governo in carica che ha saputo gestire le fasi emergenziali della pandemia tuttora in corso, con il doveroso senso di responsabilità e una comunanza di intenti nell’articolato e complessivo operato” (segue)

Questo è “l’esecutivo di cui riteniamo doverosa la riconferma, con a capo il presidente del consiglio Giuseppe Conte -sottolineano i firmatari del documento- al quale garantire la più ampia maggioranza. Ci rivolgiamo dunque a voi parlamentari, perché siano assunte le doverose responsabilità a fronte del grave solco che le attuali vicende stanno scavando fra cittadini e istituzioni”.Un atto di responsabilità, dunque, “che ci aspettiamo si realizzi concretamente, qualunque sia il Gruppo di appartenenza, nella costruzione di un esecutivo affidabile e consapevole delle scelte enormi che il Paese dovrà prendere”.

“Come cittadini con culture diverse, orgogliosi della sovranità che la Costituzione ci riconosce -si conclude quindi- Vi chiediamo di operare nel rispetto dell’art. 67 della Costituzione, che vi rende liberi di decidere solo secondo coscienza, per una rapida risoluzione della crisi, che consenta la ripresa del lavoro di un governo che goda della fiducia dei cittadini”.

18.41 – “Al tavolo con il presidente Fico ed i capigruppo che è ancora in corso, non sono mai stati affrontati i temi degli organigrammi e delle strutture ministeriali. La discussione sta andando avanti dalla mattinata sui contenuti da approfondire nella seconda parte della legislatura”. Lo fanno sapere fonti parlamentari del Pd.

18.39 – I lavori sul programma procedono a rilento, ma se stabilire priorità e tempi è un’ardua impresa, ancor più complicato è trattare sui nomi, disegnando su carta il Conte ter che verrà. Se verrà. Perché anche sul nome del presidente del Consiglio -al secondo giorno di consultazioni per l”esploratore’ Roberto Fico, domani atteso al Colle- al momento non v’è certezza, anzi. Tutti temono che all’ultima curva Matteo Renzi sferri il ‘morso dello scorpione’, mettendo fuori gioco il presidente del Consiglio dimissionario. Intanto però i lavori vanno avanti a Montecitorio e non solo. I negoziati dirimenti hanno luogo anche fuori dal Palazzo se è vero, come sostengono trasversalmente tutte le forze di maggioranza, che la partita delle caselle e dei nomi è già cominciata, al momento passa da una serie di ‘bilaterali’ in attesa di un incontro che veda al tavolo tutti i big della maggioranza, forse già in serata. Ma anche su questo, ancora, non vi è nulla di certo. C’è ancora la notte e buona parte della giornata di domani. A trattare per il Pd ci sarebbe Dario Franceschini, per Iv Ettore Rosato, per il M5S Vito Crimi, anche se in molti, nelle file parlamentari grilline, spingono affinché al tavolo delle trattative segga anche Luigi Di Maio.

Il tutto però procede tra i sospetti. Che si concentrano sul senatore di Rignano, ovviamente. “Tutti temono giochini, rilanci infinti da parte di Renzi o proposte irricevibili sugli assetti”, si dice in ambienti parlamentari dem. Nella partita non è certo escluso Giuseppe Conte, che sulla squadra, come sul programma, vorrà e dovrà dire la sua. Alcuni beninformati raccontano di una telefonata che sarebbe intercorsa tra il premier e la presidente emerita della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che in molti vedrebbero bene al posto dello stesso Conte nel caso il Colle ripiegasse, per cause di forza maggiore, su un governo del Presidente. Intanto, però, Cartabia viene vista come “possibile nome da spendere al ministero della Giustizia, anche per spoliticizzare una delle caselle più discusse dell’intero esecutivo”, spiega una fonte di governo all’Adnkronos. Da qui la telefonata del premier dimissionario.

Un nome, quello della Cartabia, che potrebbe convincere anche Iv. Oggi Matteo Renzi, che continua a tenere ‘appesi’ gli alleati su Conte Ter sì o no, ha parlato di “governo all’altezza” e di personalità “capaci e meritevoli”. Un modo per ribadire la necessità di una discontinuità marcata rispetto al Conte 2. E mentre nella giornata si susseguono colloqui tra i ‘pontieri’, da Iv salgono leggermente le quotazioni su Conte. Se fino a ieri le probabilità erano al 50%, oggi “siamo 51 a 49” per l’avvocato, si dice in ambienti Iv.

Tanto che, sebbene si sia “ai preliminari”, è in corso un confronto tra le forze politiche sugli assetti. Per Iv la prima casella da liberare – “non c’è nemmeno bisogno di trattare su questo”- è appunto quella di via Arenula. Oltre a Cartabia, altro nome che circola è quello di Paola Severino, un altro tecnico di fatto molto gradito ai 5 Stelle, “che così potrebbero digerire l’uscita di scena di Bonafede”, spiega una fonte di governo.

Altri nomi vicini al premier e, stando ai rumors, in partita, sono quelli del supercommissario Domenico Arcuri, che potrebbe andare allo Sviluppo economico. Ma si troverebbe davanti il muro di Italia Viva, a cui il Mise fa gola anche per via del Nex Generation Eu, tant’è che tra i nomi che circolano in queste ore gira quello del renziano Luigi Marattin. Tra i nomi vicini a Conte, invece, c’è anche quello di Mario Turco, del M5S, ben visto per il ruolo di ministro del Sud o di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, stessa casella da rendere a Pietro Benassi, che l’ha ricoperta, con la discussa delega ai servizi, solo per pochi giorni, prima che la crisi investisse il governo come uno tsunami.

(segue)

Fraccaro non resterà a bocca asciutta, per lui Ambiente o Innovazione

L’uscente Riccardo Fraccaro non dovrebbe restare a bocca asciutta. Seppur ridimensionato nel suo ruolo, ad attenderlo potrebbe esserci il ministero all’Ambiente o il dicastero dell’Innovazione e della digitalizzazione, possibili approdi. Ma anche Bonafede, se il ter dovesse diventare realtà, potrebbe trovare un suo spazio nel governo -forte del rapporto personale con Conte e con Di Maio- “certo non andrà a fare il capogruppo come ipotizzato da qualche suo detrattore”, spiegano i beninformati. Sebbene uno schema del genere -la permanenza di Bonafede al governo in un altro ruolo- non venga nemmeno presa in considerazione dei renziani.

Una questione su cui ci si interroga in queste ore è poi quella delle cosiddette ‘quote rosa’, che potrebbe aprire le porte del ministero del Lavoro a Debora Serracchiani, visto che sempre in calo sono date le quotazioni dell’attuale titolare, Nunzia Catalfo. Per il dicastero del Lavoro circola anche il nome di Andrea Marcucci, capogruppo al Senato dei dem, considerato vicino a Renzi ma un suo upgrade al governo potrebbe ‘liberare’ la presidenza del gruppo dove -spesso- si è mosso in autonomia rispetto alla linea del Nazareno.

Intanto Nicola Zingaretti ha blindato Roberto Gualtieri a via XX Settembre. Ieri il responsabile dell’Economia ha anche incassato l’endorsment del numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi. Ma nonostante i proclami, “con una crisi di governo ogni sedia balla, nulla è certo”, fanno notare gli addetti ai lavori. Tanto più che a minare quella di Gualtieri sarebbe Renzi in persona.

Anche qui, trattandosi di una partita tutta politica, per uscire dall’angolo si potrebbe fare ricorso a un tecnico. Tra i nomi che girano quelli di Fabio Panetta, già direttore di Bankitalia e ora nel board della Bce, di Ernesto Maria Ruffini, a capo dell’Agenzia delle Entrate, ma anche di Roberto Cingolani, nel board di Leonardo.

Sulla rampa di lancio, anche per bilanciare la presenza di donne nell’esecutivo, in pole Maria Elena Boschi, che Iv vorrebbe alle Infrastrutture, mentre ai Trasporti – se il ministero vensse spacchettato – sembrerebbero in corsa il dem Graziano Delrio (sebbene il diretto interessato smentisca i rumors, deciso a restare nel suo ruolo di capogruppo alla Camera) e il grillino Stefano Buffagni.

C’è poi la questione vicepremier, che molti giudicano irrinunciabile per creare una cintura di ‘costrizione’, pretesa da Iv ma non solo, se Conte dovesse restare al suo posto a Palazzo Chigi. I nomi sono soltanto due, quelli di Dario Franceschini e Luigi Di Maio. O in alternativa, per i dem, quello di Andrea Orlando. Stesso ragionamento -limitare Conte- per l’indicazione di un possibile sottosegretario alla presidenza del Consiglio di ‘peso’, sulla falsariga di Giancarlo Giorgetti nel fu governo gialloverde. Tra i nomi si fa spazio quello di Goffredo Bettini, padre nobile del Pd e ‘pontiere’ numero 1 nell’accidentato percorso che potrebbe portare alla nascita del Conte ter.

18.38 – “Le cose da fare nei prossimi cento giorni sono di una difficoltà e dimensione enormi. Dobbiamo, ad esempio, fare un nuovo dl ristori per 32 miliardi di euro; scrivere definitivamente il Recovery Plan che deve contenere 4-5 riforme epocali che l’Italia non ha realizzato negli ultimi 20-30 anni; poi anche il Piano vaccini. Questi tre percorsi richiedono una coesione politica e una capacità di governo straordinari, forse le più grandi sfide, concentrate in un così breve lasso di tempo, che l’Italia abbia mai dovuto affrontare”. Lo ha detto a ‘SkyTg24 Economia’ il deputato di Forza Italia, Renato Brunetta, responsabile economia del partito azzurro.

“Sarà in grado una maggioranza simile a quella entrata in crisi – ha continuato – di fare tutto questo nei prossimi cento giorni? Per il bene dell’Italia mi auguro di sì, ma viste le premesse è concreto il rischio che nei prossimi mesi questo non accada. Un perimetro uguale a quello dell’attuale maggioranza è assolutamente insufficiente”. E sul Recovery Plan Brunetta è stato chiaro: “sono per scriverlo insieme, ma per farlo bisogna essere in due. È necessario che a volerlo sia anche la maggioranza, forse un po’ troppo impegnata a litigare al proprio interno”.

18.37 – “Ho paura che nell’affrontare la crisi si sia partiti con il piede sbagliato, ossia: un incarico e un’esplorazione che già presumono ciò che dovrebbe essere il risultato, ossia la riesumazione della vecchia maggioranza. E’ stato un errore ignorare la disponibilità avanzata da più parti, penso a Emma Bonino, Carlo Calenda, per una soluzione più decisamente europeista e riformista… Anche l’appello di Berlusconi per un governo ‘dei migliori’ è stato ignorato”. Lo dice all’Adnkronos Claudio Martelli, già vice premier, e ministro della Giustizia, commentando l’andamento del ‘tavolo’ esplorativo a Montecitorio.

“Inoltre, sembra si sia deciso di rimuovere la questione del ‘chi’ per concentrarsi sul ‘cosa’ del programma, eppure vi sarebbe un tavolo più riservato dove invece si discute proprio di ministri e sottosegretari. Come se si potesse distinguere il cosa si fa da chi è chiamato a farlo… Penso, quindi, che dovranno trovare un compromesso che consenta a Matteo Renzi di dire che la crisi è stata comunque utile. Di sicuro, se resta Renzi e resta Conte la crisi si aprirà dopo l’inizio del semestre bianco” quando sarà impossibile lo scioglimento delle Camere che, per l’ex vice segretario del Psi, “era un’arma spuntata fin dall’inizio, per il semplice motivo che la maggioranza più ampia che si possa trovare in Parlamento è quella contraria alle elezioni anticipate”. “Ma quello che mi sorprende davvero -prosegue Martelli – è l’atteggiamento del Pd. Zingaretti è stato fra i primi a invocare un cambio di passo del governo per poi spogliarsi di ogni iniziativa e ridursi alla parola d’ordine ‘o Conte o morte’. Ma io dico: si è accettato il taglio dei parlamentari, l’abolizione della prescrizione, la conferma di Quota 100 e del Reddito di cittadinanza, si è fatto finta di credere che l’europeismo di Conte fosse convinto e non di circostanza -come lo era quello del Conte 1- e si è addirittura accettata la privatizzazione dei Servizi di intelligence (cosa per cui viene da dire che si deve essere in preda di qualcosa di terribile per accettarla…); e alla fine ci si acconcia a percorrere una strada non con Bonino ma con gli ‘europeisti’ venuti… dal Sudamerica. Posso immaginare quanto europeisti siano gli argentini… Insomma, alla luce di tutto ciò, e dell’abbandono di ogni spinta riformista, il Pd che si avvita al Movimento Cinque Stelle mi pare pervaso da una vocazione tendenzialmente suicidiaria”, conclude Claudio Martelli.

18.36 – Per gli Stati Uniti “un governo Conte-ter sarebbe un disastro. Certificherebbe l’Italia come un attore di secondo piano. Un premier debole, qual è Giuseppe Conte, non è una buona base per reclamare un ruolo più importante per l’Italia sullo scacchiere internazionale”. A dirlo è Joseph La Palombara, uno dei massimi politologi americani, intervistato da Formiche.net. Per l’ex professore di Yale, 96 anni, le elezioni non sarebbero una buona notizia per gli Usa, mentre potrebbero piacere a Washington un incarico a Paolo Gentiloni o Mario Draghi. A Washington DC un suo ritorno a Palazzo Chigi non piacerà, dice La Palombara, sarebbe “un handicap”, “Conte è ritenuto espressione di un Movimento Cinque Stelle politicamente confuso e indebolito. Il cosiddetto “atlantismo” di quel partito è sempre stato in dubbio… Un suo nuovo governo non faciliterebbe le cose con il nuovo corso a Washington”. Senza dimenticare la sua firma del memorandum con la Cina per la Via della Seta.

“Ci sono buone ragioni per pensare che l’amministrazione Biden continuerà a dare poco credito a questo Paese. E una crisi politica prolungata non aiuterà di certo. Per di più, Conte è politicamente anonimo, un primo ministro debole. Tutti qui sanno che è stato tirato fuori dal mondo accademico all’ultimo minuto. A Palazzo Chigi non ha dimostrato il tipo di leadership italiana, per non dire europea, che costringerebbe l’amministrazione Biden a prestare la giusta attenzione a Roma”, afferma il politologo. Per gli Stati Uniti un ritorno alle urne non sarebbe una buona notizia. “A Washington – nota La Palombara – devono constatare che la destra in Italia è in ascesa. E qualsiasi analista americano sa che Matteo Salvini e Vladimir Putin si ammirano a vicenda. Ne consegue che una sua vittoria alle elezioni potrebbe posizionare il Paese in un campo ostile, quantomeno sul piano economico”. Mentre potrebbe piacere agli Usa un incarico a Paolo Gentiloni o Mario Draghi. Al di là dei nomi, “un successore di Conte con un’adesione aperta e forte all’atlantismo potrebbe dare all’Italia una presenza e un’influenza diversa a Washington DC.”.

18.26 – “Completiamo il reddito di cittadinanza con il rafforzamento delle politiche attive e dei controlli, così come del resto era previsto fin dall’inizio”. Questo, a quanto si apprende, la posizione portata stamane al tavolo dalla delegazione del Movimento 5 Stelle in tema di lavoro.

Accanto al completamento del reddito di cittadinanza, sarebbe stata avanzata dal Movimento, fra le altre, la proposta di “riforma degli ammortizzatori sociali che sarebbero destinati a tutte le categorie di lavoratori, compresi gli autonomi”. Proposta anche l’introduzione di “un salario minimo e l’equo compenso per professionisti e lavoratori autonomi”.

18.13 – Il tavolo programmatico convocato dal presidente della Camera Roberto Fico prosegue a oltranza: il dibattito tra i gruppi va avanti punto per punto su tutti i temi di confronto della maggioranza. Tra gli argomenti toccati, la Sanità e i fondi del Mes. Italia Viva ha ribadito la posizione espressa in questi ultimi giorni: ci vogliono più risorse per la Sanità e quindi il Mes serve, anche in forma parziale. Una posizione non distante da quella che avrebbe espresso il Pd, soprattutto sulla necessità di destinare finanziamenti alla Sanità. Il M5S avrebbe invece confermato la sua posizione di chiusura sul ricorso alla linea di credito del fondo salva-Stati.

18.01 – ”E’ chiaro da questa proposta che Renzi non ha fretta…”. Giuliano Urbani, tra i fondatori di Forza Italia, è stato vicepresidente della ‘Bicamerale per le riforme istituzionali’ nel ’96. L’ex ideologo azzurro ”non prende sul serio” la proposta lanciata da Italia Viva di una commissione ad hoc per fare le riforme, con un presidente delle opposizioni. Secondo Urbani, infatti, Matteo Renzi ‘resuscita’ la Bicamerale per sparigliare ancora una volta le carte.

”Lo ripeto -dice all’Adnkronos l’ex ministro dei governi Berlusconi- Renzi non ha fretta e intende proporre al capo dello Stato di iniziare qualche cosa che dovrebbe essere conclusa con un nuovo capo dello Stato… Buona fortuna!”.

17.59 – “Non c’è dubbio che una libreria ostenti autorevolezza, è rappresentativa di uno status symbol, è cultura di appartenenza e fattore estetico, comunica solidità, senso della famiglia, rispettabilità. E’ come offrire allo spettatore uno spaccato del proprio universo, condurlo per mano a svelare parte del proprio mondo. Per questo motivo ormai tutti i politici dialogano ‘in remoto’ con una sceno-libreria alle spalle”. E’ quanto ha dichiarato all’Adnkronos Edoardo de’ Giorgio, esperto di comunicazione e consulente fashion styling.

Ed ha aggiunto: “le librerie si trasformano anche in short-movie delle esistenze dei politici, un teatrino della memoria. I testi amati, i libri letti, i piccoli gadget, i ricordi di un viaggio. Oggetti, tutti, in bella mostra alla mercè del pubblico televisivo. E’ anche un modo per affermare una sorta di piccolo potere, di leadership dinanzi a possibili elettori. La regina Elisabetta non ha alcun bisogno di librerie alle spalle. Il suo carisma è superiore a tutto”. Con la pandemia è cambiato anche il look dei politici, soprattutto quello delle signore. E’ cambiata l’eleganza, ormai la mascherina, come un tempo erano le scarpe o le borse è diventata un ‘must have’, obbligatorio, necessario. “Indubbiamente è cambiata, dallo scoppio della pandemia, l’attenzione sul corpo – ha proseguito Edoardo de’ Giorgio – Ci si concentra più sul viso. E i politici lo sanno. Una comunicazione diversa, ma necessaria. Siamo diventati indagatori degli sguardi. Ed è per questo, come accade in Medio Oriente, che le lady della nostra politica si truccano in modo diverso, danno più risalto agli occhi. Sfoggiano la loro esuberanza, la loro femminilità e creatività, spesso ‘accostando’ con eleganza la mascherina sartoriale all’abito, quasi un orpello, come nel caso della presidente del Senato, Elisabetta Casellati”.

Ed ha ricordato ancora il fashion styling romano che “la mascherina serve anche a trasmettere messaggi politici, come nel caso di alcuni esponenti della Lega o del centro destra, Salvini, Zaia, Meloni. Tricolore sempre presente accanto al mito della Serenissima, al logo delle forze armate, per esempio, volto di Paolo Borsellino. Eccessi che a mio avviso, forse si potrebbero anche evitare”.

17.40 – ”Chi ritiene che siamo arrivati al fondo è un ottimista, perché non c’è nemmeno il fondo…”. Con una battuta molto amara l’ex ministro del governo Berlusconi e tessera numero due di Forza Italia, Antonio Martino, fotografa l’attuale situazione politica, con una crisi di governo al buio nel bel mezzo dell’emergenza pandemica. L’economista azzurro Martino non crede a un ‘governo dei migliori’, come auspicato da Silvio Berlusconi, perché, dice all’Adnkronos, ”non vede i ‘migliori”.

”Un governo dei migliori? Ma per piacere… io credo piuttosto a un governo dei peggiori”, taglia corto l’ex ministro della Difesa nel Berlusconi bis, che vede ‘nero’ e spera solo nelle urne: ”Non so davvero come se ne esce da questa situazione. Di sicuro in questo Parlamento non si trova una soluzione alla crisi. Poi ci sono le elezioni. Devo credere al voto, perché sono un democratico. Tutti i democratici devono crederci al voto. Del resto, la democrazia è il voto, perché dà la possibilità ai cittadini di scegliere”.

17.20 – ”Come si esce da questa crisi? Non voglio fare il catastrofista, ma non riesco a immaginare che una catastrofe… Possiamo trovare una soluzione solo nell’Europa, perdendo ulteriormente sovranità, perché in questo momento siamo deboli. Basta vedere cosa sta accadendo con i vaccini, davvero siamo ridotti ai minimi termini…”. Giuliano Urbani, uno dei fondatori di Forza Italia, vede ‘nero’ per l’Italia, alle prese con una crisi di governo al buio nel bel mezzo di un’emergenza pandemica. L’ex ministro del governo Berlusconi allarga le braccia quando sente parlare di Conte ter con Renzi dentro e se gli chiediamo cosa ne pensa di un ‘governo dei migliori’ come proposto da Silvio Berlusconi, lui risponde che ”in questo momento delicato per il Paese spera in un esecutivo di salvezza nazionale”.

”Auspico un governo di salvezza nazionale -dice all’Adnkronos Urbani, che ha inventato la formula del ‘Polo del buon governo’, coalizione presentata alle politiche del ’94 ed in seguito incorporata nel Polo delle libertà- perché non vedo persone all’altezza nel Parlamento e nei dintorni… ”.

16.35 – “Il ritorno al governo con Iv? Dico solo che l’atteggiamento di Renzi, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, mentre siamo in piena sofferenza sanitaria ed economica, ha dimostrato la totale inaffidabilità di questa persona”, dice all’Adnkronos la senatrice M5S Rosa Silvana Abate. Voterà la fiducia al nuovo esecutivo? “Io faccio l’avvocato, parlo con i documenti. Massima fiducia nel premier Conte e nei colleghi M5S seduti al tavolo delle trattative, poi ognuno di noi farà le sue considerazioni. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. E’ tutto in itinere: vediamo quello che verrà fuori”, replica la pentastellata.

16.32 – ”Conosco troppo bene Draghi per immaginare che accetterebbe una cosa del genere…”. Giulio Urbani, uno dei fondatori di Forza Italia, è legato a Mario Draghi da una vecchia amicizia che risale ai tempi dell’Università, quando erano entrambi docenti a Firenze. L’ex ministro del governo Berlusconi non crede ai rumors che indicano l’ex presidente della Bce premier o superministro dell’Economia di un governo del presidente in caso di fallimento del Conte ter con Renzi: ”Ora Draghi ha l’immagine di salvatore della patria, unica risorsa del Paese per evitare il fallimento della nostra economia, ma perché dovrebbe accettare di entrare a far parte di un governo del presidente? Secondo me non accetterà, non certo per codardia, ma per raziocinio…”, dice all’Adnkronos Urbani, che vede un ‘futuro’ al Colle per l’ex governatore di Bankitalia.

16.15 – “Se prima poteva sembrare un’ipotesi, ora sembra molto più chiaro. Ieri il presidente di Confindustria Bonomi lo ha detto senza problemi: ‘il governo si era arroccato su se stesso. Nel nuovo governo vorremmo ascolto, ma vero’. Per poi aggiungere, in merito al blocco dei licenziamenti, che ‘nei settori che avranno una ripresa diciamo invece dateci la possibilità di liberare'”. Lo scrive su Facebook Nicola Fratoianni di Leu. “Non ci si crede. Chiamano libertà il dramma che rappresenta, e che ha rappresentato per tante e tanti, perdere il lavoro nel mezzo di questa terribile pandemia. Davvero senza vergogna”. “Anche noi vogliamo essere chiari – prosegue l’esponente di Sinistra Italiana – Il prossimo governo deve rinnovare ristori, cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Senza se e senza ma. E ci aggiungerei anche l’introduzione del salario minimo, il rinnovo dei contratti – conclude Fratoianni – e una tassa sulle grandi ricchezze”.

16.04 – “‘Parigi val ben una messa?’ Fanno sorridere i Cinque Stelle che con dei loro autorevoli esponenti commentando la riapertura a Renzi, necessaria per salvare la cadrega che perderebbero se si andasse al voto, citano la frase pronunciata dal re Enrico IV costretto a convertirsi da protestante a cattolico per avere la corona di Francia”. Lo afferma il senatore della Lega, Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato. “Certo nel loro caso la conversione è da protestanti a ‘democristiani’…”.

15.41 – Iv chiede che il tavolo sul programma si chiuda con un documento. Lo spiegano fonti di Italia Viva mentre è in corso a Montecitorio la riunione con i rappresentanti della forze politiche.

15. 19 – “Un governo nasce su un programma, è un fatto banale”. Lo dice Ettore Rosato di Iv a Tagadà su la7 a proposito del documento sul programma. “Serve un documento scritto e quella del cronoprogramma è una idea che condividiamo”.

15.00 – “Chi preferirei come ministro al governo tra Renzi e Boschi? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere…”, dice Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio, a ‘Un Giorno da Pecora’. A chi le chiede se il Movimento 5 Stelle accetterà una eventuale nomina di Maria Elena Boschi come ministro, l’esponente grillina risponde: “Per fortuna io sto alla Regione Lazio…”.

14.47 – “La mia posizione, come quella di tutta Confindustria, è chiara: non siamo partitici ma vogliamo una politica seria. E sono d’accordo con il nostro presidente Bonomi sull’importanza del ruolo del ministro Roberto Gualtieri: grazie a lui e al governo Conte, abbiamo ottenuto 209 miliardi dall’Europa”. Lo dice ad Adnkronos/Labitalia Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia, aggiungendo: “Ora, però, dobbiamo fare tre cose: 1) presentare un Recovery Plan serio e condiviso con le parti sociali, 2) dobbiamo spendere e rendicontare questi soldi entro il 2026, 3) dovremo spenderli bene, che è la cosa più difficile”.

14.46 – “Non è questo Parlamento che porterà l’Italia fuori dalla più grave crisi dal Dopoguerra a oggi. Diamo fiducia solo e soltanto agli italiani”. Lo scrive Matteo Salvini su Facebook, aggiungendo come sia “incredibile che con un piano vaccinale fermo, con un milione di posti di lavoro a rischio e con le scuole aperte nel caos, al governo passino il tempo occupandosi di poltrone, di litigi e di rimpasti”. “Basta! L’Italia ha bisogno di scelte precise e concrete. Le idee ci sono: portiamo subito in Aula i decreti per il taglio delle tasse, per l’assunzione di medici e infermieri, per il blocco delle cartelle esattoriali e poi diamo la parola e il voto agli italiani”, conclude il leader della Lega.

14.37 – Dopo la pausa pranzo sono ripresi i lavori del tavolo programmatico di maggioranza, convocato dal presidente della Camera Roberto Fico.

14.36 – “Nuovi ministri? È fondamentale sapere con chi si realizza un programma. Sulla scuola ad esempio c’è stato un ritardo e un caos soprattutto perché mancava un piano trasporti. Se lì è il problema quel nodo deve essere sciolto”. Lo ha detto il presidente Psi, Riccardo Nencini, in un’intervista a InBlu2000, la radio nazionale dab della Conferenza episcopale italiana.

14.34 – “Al tavolo con il Presidente Fico, i capigruppo del Pd Delrio e Marcucci affrontando il tema del lavoro hanno posto l’esigenza dell’ammortizzatore unico, della parità salariale e della piena occupazione femminile”. È quanto fanno sapere fonti dem dell’incontro in corso a Montecitorio al tavolo del programma.

14.31 – “Sul tema della giustizia serve necessariamente una discontinuità, anche tenendo conto del fatto che la relazione sullo stato della giustizia in Italia del ministro Bonafede non è stata presentata in Parlamento perché non avrebbe ricevuti i voti necessari. Serve una cultura giuridica diversa per il bene del Paese”. Lo dice, ai microfoni del Fattoquotidiano.it, la deputata di Iv Lucia Annibali. “La modifica della riforma della prescrizione – che la deputata di Iv definisce “sbagliata” – resta un punto dirimente”, su questo “si è verificato uno scontro politico e non possiamo permetterlo” dice Annibali.

14.31 – “Curioso il Presidente di Confindustria. Secondo lui, l’unico ministro da salvare sarebbe Gualtieri perché avrebbe ottenuto il Recovery Fund ma lo sanno anche le pietre che il merito è di Conte. Mentre Conte lavora male perché non presta ascolto agli industriali in materia di economia che, invece, è in capo a Gualtieri. Chi lo capisce è bravo”. Così, su Facebook, la senatrice del M5S Barbara Lezzi.

14.30 – “Si è concluso da poco il tavolo tecnico sul programma di fine legislatura della spaesata maggioranza giallorossa. Dopo due mesi dall’apertura di una frattura dell’asse dei partiti di maggioranza non sono mai riusciti a sedersi intorno ad un tavolo per confrontarsi, è abbastanza imbarazzante che ci sia voluta una crisi formale e l’intervento del Presidente della Repubblica per indurli a pensare a cosa vorrebbero fare per salvare il paese dalla crisi sanitaria, economica ed educativa”. Così la senatrice Daniela Santanchè, di Fratelli d’Italia. “Ma chi ci crede che in poche ore risolvano nodi come il piano vaccinale, l’emergenza occupazionale, la ripartenza della scuola, la stesura del Recovery plan, lo sblocco delle opere infrastrutturali. Il mandato esplorativo a Fico è una perdita di tempo, l’Italia ha bisogno di un Governo forte e coeso non di un gruppo di politicanti che si arroccano nel palazzo per spartirsi ruoli e incarichi”, conclude l’esponente di Fdi.

14.20 – “Il presidente della Camera, Fico, su mandato del Capo dello Stato Mattarella, sta cercando di verificare se esiste una vera volontà di stare insieme della maggioranza che fin qui ha sostenuto Conte. Non vi nascondo la mia preoccupazione e anche un po’ di rabbia per una crisi che continuo a ritenere irresponsabile. Mi ha molto colpito il tono usato dal Presidente della Repubblica al termine delle consultazioni con cui ci ha detto che siamo nel pieno di tre gravi crisi: sanitaria, sociale e economica. Un ordine non casuale. Poi ci ha ricordato che abbiamo a disposizione i mezzi per uscire da queste crisi (i fondi Ue come mai prima nella storia), ma che rischiamo di perderli se non facciamo le scelte giuste e in tempi stretti. Vorrei che tutti i leader dei partiti lo ascoltassero veramente, spogliandosi per una volta delle proprie esigenze tattiche o personali, per concentrarsi unicamente sull’interesse del nostro Paese e soprattutto sul futuro che stiamo costruendo per i nostri figli e nipoti”. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, nella sua newsletter.

13.53 – “Che questa crisi porti a discutere di contenuti e riforme in netta discontinuità con il governo precedente può solo essere positivo e che lo si faccia su piano vaccinale, Next Generation Eu, giustizia, scuola e ricerca, welfare etc. etc. mette finalmente in luce le grandi lacune e contraddizioni del Conte bis, che si è mosso in continuità e non in alternativa al Conte uno, e al quale ci siamo opposti perché avrebbe favorito, come ha favorito, e non contrastato il consolidamento del fronte sovranista di Salvini e Meloni. Ma qui casca l’asino: si pensa di cambiare radicalmente la musica e magari i primi violini lasciando il medesimo direttore, che aveva guidato con assoluto piglio decisionista la precedente e deludente prova d’orchestra?”. Lo dichiara all’Adnkronos il segretario di +Europa Benedetto Della Vedova, commentando la trattativa in corso alla Camera e le riunioni sul tavolo del programma che qualche osservatore non ha esitato a definire ‘teatrino’.

13.52 – “Questa è la crisi di governo più pazza del mondo ma certamente anche la più irresponsabile visto che si trascina ormai da mesi, paralizzando il Paese. E lo sanno bene gli imprenditori che stanno aspettando il Ristori V, bloccato da un governo che non c’è e che tiene in ostaggio gli italiani. Ma quello che è più grave è che dopo aver paralizzato il Paese con i loro litigi su ogni cosa, su ogni aspetto programmatico del governo, adesso dopo due giorni di discussioni la maggioranza dichiara di poter ripartire come se nulla fosse accaduto, con il presidente Conte, con gli stessi protagonisti e con gli stessi gruppi”. Così il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, ai microfoni di Rainews24.

13.25 – “Abbiamo parlato di politiche del lavoro e delle questioni istituzionali. Nel pomeriggio andremo avanti”. Lo ha detto Bruno Tabacci nella pausa dei lavori del tavolo del programma convocato da Roberto Fico. “Il problema della premiership è alla base, il programma va poi sottoscritto dal candidato premier. Se le cose vanno bene il governo si fa, se il Parlamento non è in grado di non farsi commissariare c’è il governo del presidente” ha aggiunto.

13.21 – “Cosa aspettarsi dal tavolo di oggi? Un’estorsione, Renzi vuole contare di più non avendo voti quindi cerca di estorcere o potere, sovradimensionato rispetto ai voti che ha, oppure levare Conte e metterne un altro. E’ evidente che Renzi urla ben al di sopra di quello che è il suo peso democratico. Si è inventato un partito che non esiste quindi stiamo assistendo ad una estorsione questa è la realtà. Del programma a questi signori non gliene frega niente a nessuno”. Lo ha detto Maurizio Gasparri senatore e coordinatore romano di Forza Italia intervistato da Gli Inascoltabili sulle frequenze di Nsl Radio e Tv .

13.09 – Sospeso per una pausa il tavolo di maggioranza convocato dal presidente della Camera Roberto Fico. I lavori riprenderanno alle 14,15.

13.06 – Procede a rilento, alla Camera, il tavolo della maggioranza chiamato a lavorare sul programma, tentativo estremo per ricucire e uscire in fretta dalla crisi. Dopo oltre 3 ore di riunione, i capigruppo delle forze di maggioranza hanno appena chiuso il punto uno, sulle politiche attive del lavoro. “Si è deciso che il documento della maggioranza del 2 dicembre scorso contiene considerazioni che sono valide ancora oggi”, spiega all’Adnkronos uno dei rappresentati politici presenti alla riunione. Il presidente della Camera, Roberto Fico, dopo aver aperto la riunione ha lasciato la sala della Lupa dove è ancora in corso l’incontro che verrà interrotto a breve per una riunione dei dem, per poi riprendere subito dopo. La terza carica dello Stato “ha attivato il confronto che ora deve essere portato avanti dalle forze politiche”, spiegano dal suo staff. Ma la strada, così, appare ancora più impervia, tanto che sembra prevalere il pessimismo. “Dovrebbero riuscire a sbloccare in un giorno quel che è fermo da oltre un anno”, ragiona un ministro M5S, osservando da lontano quel che avviene a Montecitorio. Intanto la sabbia scorre nella clessidra: domani Fico è atteso al Quirinale con un responso chiaro, il Presidente della Repubblica vuole che si esca dalla crisi in fretta, unico imperativo arrivato dal Colle. Occhi puntati sulle agende dei leader. Per sbloccare lo stallo è necessario un confronto che parta da lì, non solo sul programma ma anche sui nomi.

13.02 – “La posizione del Partito Democratico in questa crisi di governo è sempre stata molto chiara, molto cristallina: o si esce dalla crisi con un’assunzione nuova di responsabilità collettiva, dentro un perimetro europeista, oppure diventa inevitabile sottoporsi al giudizio degli italiani. È la democrazia e noi siamo pronti. Di sicuro, non faremmo mai un governo con questa destra sovranista e antieuropea. Il senso di responsabilità di questa maggioranza deve portarci a tornare a lavorare insieme, le persone che lavorano insieme vincono e ottengono sempre il miglior risultato possibile. A questa unità però bisogna crederci fino in fondo, bisogna averla dentro, altrimenti sarà un’altra occasione persa. Il PD a questa unità crede fortemente perché il progetto politico PD-M5S, allargato a tutti i progressisti e ai liberali, è per il Paese più importante dei destini dei singoli”. Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, intervenendo a Radio Immagina del Partito Democratico.

12.51 – “Abbiamo bisogno di rilanciare l’economia del Paese per il quale l’utilizzo del Recovery Fund rappresenta una occasione straordinaria. Per questo già da domani si chiuda la partita della crisi di governo e si rincominci a gestire il Recovery plan”. Così dai microfoni di Tgcom24, il leader Cisl, Annamaria Furlan.

12.48 – “Alla fine di questa settimana avremo, spero, il nuovo Governo. Dovrà essere all’altezza delle sfide di questo periodo”. Lo scrive Matteo Renzi nella enews che aggiunge: “Ora molti si sono accorti che la nostra era una battaglia giusta nel merito, ma continuano a contestarci il metodo. Finendo per attaccare me (che novità!), ieri per l’egocentrismo, ora per le mie conferenze all’estero, domani chissà su che cosa. Ma mai sui contenuti”. “Rimane un po’ di amaro in bocca – lo confesso – ma nello stesso tempo sono orgoglioso dello straordinario affetto dei tanti di voi che hanno capito che in questa battaglia non c’è l’immagine di uno da difendere, ma il futuro del debito pubblico da salvare. L’Italia si sta giocando l’osso del collo. E noi stiamo combattendo per dare qualità e benessere ai nostri figli. Quando penso alle vostre email, al vostro sostegno, al vostro affetto mi rendo conto che nonostante le aggressioni e le minacce di questi giorni, fare politica rimane un’attività nobile e piena di bellezza”..

12.31 – “Quando mai abbiamo messo in campo la questione dei nomi? Sui nomi troveremo sintesi. Le preoccupazioni sono altre: la crisi economica, sanitaria ed educativa”. Lo dice Ettore Rosato di Iv a L’Aria che Tira su La7 quando gli si chiede della ‘blindatura’ questa mattina di Nicola Zingaretti su Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri.

12.18 – Penso che questa crisi di governo sia una disgrazia, non capitata, ma voluta: il MoVimento 5 Stelle si pone con responsabilità, come ha sempre fatto dalla campagna elettorale del 2018, quando ha portato avanti i propri temi, ma ha detto ai suoi elettori che, se non ce l’avesse fatta da solo, avrebbe chiesto a chi ci stava”. Così il sottosegretario di Stato Gianluca Castaldi, ospite questa mattina di Agorà, su Rai Tre. “Noi abbiamo una personalità, una figura politica che ha ottenuto risultati enormi e si è fatto apprezzare in Europa – ha proseguito -. Possono essere criticate delle scelte, ma non si può criticare la dedizione al lavoro del Presidente Conte e quella dei parlamentari: il Parlamento non ha mai lavorato con tanta intensità”. La posizione del Movimento, ha concluso, “è chiara: 92 senatori, un terzo del Senato, è sul Presidente Conte. Non c’è un governo senza Conte Premier. Motivazioni reali di una crisi non ce ne sono”.

12.17 – “I tatticismi dell’ex maggioranza giallorossa stanno logorando imprese e famiglie, già duramente colpite dall’emergenza e dalla crisi economica. Ci auguriamo, per il bene dell’Italia, che questa partita di Monopoli si concluda rapidamente e soprattutto che non si ripassi dal ‘via’, con un governo fotocopia, altrettanto debole e inefficiente. Avremmo solo perso tempo prezioso, bruciando ulteriori risorse e posti di lavoro”. Lo afferma il presidente di Noi con l’Italia e vicepresidente del gruppo Misto alla Camera Maurizio Lupi.

12.16 – La definizione delle linee programmatiche e della squadra di un eventuale (malaugurato) governo fotocopia, cade in un momento particolarmente complicato sul piano della giustizia. Le obbrobriose riforme di Bonafede e le rivelazioni dell’affaire Palamara confermano, in modo inquietante, quanto ci sia da fare per rimettere in carreggiata l’efficienza e la trasparenza del sistema giudiziario, nonché la sua aderenza ai principi costituzionali”. Lo dichiara il deputato e responsabile Giustizia e Affari costituzionali di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. “Questo esecutivo – prosegue – ha liquefatto le garanzie dei cittadini, compresso i diritti, stravolto le fondamenta del processo penale. Per questo sulla Giustizia si dovrà necessariamente segnare un cambio di passo. Il pieno ripristino delle tutele sancite dalla nostra Costituzione, un nuovo rapporto tra giudici e Pm basato sulla separazione delle carriere, e seri investimenti su personali e infrastrutture sono un passaggio doveroso per far sì che il nostro sistema giudiziario non sia solo all’altezza di ciò che chiede l’Europa ai fini del Recovery Plan ma sia anche, e soprattutto, all’altezza di un Paese civile”, conclude.

12.02 – Conte e Gualtieri sono punti fermi ? “Questa è una di quelle cose che non vanno nemmeno ripetute, altrimenti diventa una notizia. C’è un confronto, sono sicuro che si arriverà a una soluzione. Ora è il momento del confronto”. Lo ha detto Nicola Zingaretti a margine di una iniziativa della Regione Lazio.

11.58 – “Sono fiducioso che la disponibilità data da tutti coloro che stanno concorrendo a questo tentativo sia sincera” e “la sostanza credo che sia positiva, va incoraggiata”. Lo ha detto Nicola Zingaretti a margine di un evento della Regione Lazio. “Proprio perché gli impegni sono complessi è giusto che ci sia un confronto schietto dove tutti, compreso il Pd, portino i loro contributi”, ha sottolineato il leader del Pd.

11.52 – “Oggi c’è un tavolo riunito con le forze della variopinta maggioranza e alla presenza del presidente Fico in cui si dovrebbe definire quello che è un programma di governo: c’è anche un grande assente e cioè il premier, colui che secondo Costituzione dirige la politica generale dell’Esecutivo e ne è il responsabile. Il che è lunare e dà l’idea della drammaticità della crisi. È come fare i conti senza l’oste, come se Giuseppe Conte fosse il cameriere di questa maggioranza con un abito da indossare senza averlo prima misurato. È in corso una trattativa al ribasso in cui il protagonista non è il Paese ma l’interesse particolare dei singoli partiti che porta al terzo contratto di governo in tre anni con a capo gli stessi interpreti. Che serietà può avere tutto questo?” Così Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, intervenendo a SkyTg24.

11.48 – Alle ore 13 si terrà da remoto una riunione del Comitato politico del Pd con il segretario Nicola Zingaretti, i capigruppo di Camera, Senato e del Parlamento europeo, il vicesegretario Andrea Orlando, il capo delegazione al governo e i rappresentanti degli enti locali. Lo si apprende dal Pd.

11.09 – “Bonomi, Confindustria, contribuisce a costruire narrazioni false. Il Recovery Fund è stato merito innanzitutto del Presidente del Consiglio, perché tanti altri puntavano sul Mes. Amicus Plato, sed magis amica veritas. Ed i giornalisti ricordino la verità per favore!”. Così su Facebook il senatore M5S Nicola Morra, replicando al presidente di Confindustria Carlo Bonomi, il quale ha auspicato la conferma di Roberto Gualtieri al Mef perché “il Recovery è merito suo”.

10.53 – Volete far fuori il ministro dell’Economia Gualtieri? “Non c’è nessun veto nei confronti di nessuno, non è un problema di persone, non lo è nei confronti del presidente del Consiglio o dei singoli ministri, vogliamo discontinuità nella linea politica rispetto alla passato”. Lo ha detto Ettore Rosato, vicepresidente della Camera e presidente di Italia Viva, a 24 Mattino di Simone Spetia su Radio 24.

10.30 – “E’ distonico ciò che sta accadendo in politica rispetto alle condizioni del Paese e al vissuto delle persone. Mi auguro che tutte le forze politiche sentano l’urgenza di mettere davanti a tutto ciò di cui ha bisogno l’Italia”. Lo ha detto Roberta Pinotti a radio Immagina. “Nicola Zingaretti ha sempre lavorato per prevenire una crisi alla quale non volevamo arrivare perché non la reputavamo utile al Paese e come Pd lo stiamo facendo ancora oggi. Responsabilità non significa non avere nettezza di opinioni o non avere decisione negli obiettivi. La responsabilità è fondamentale in politica, ancor più ora in cui l’Italia sta soffrendo così tanto”, ha spiegato la senatrice del Pd.

10.05 – “Chi si assume la responsabilità di aprire una crisi di governo in queste condizioni deve assumersi anche la colpa di aver bloccato il Paese in un momento critico. Questo personaggio, con cui fatico anche solo a pensare di far parte della stessa maggioranza, è l’unico a cui va addebitata la colpa del ridicolo e dannoso stallo in cui ci stiamo trovando. Pertanto, sarà inaccettabile qualsiasi ricatto e aumento del potere negoziale di Matteo Renzi”. Lo afferma, in un post su Facebook, il deputato del M5S Cristian Romaniello. “Non mi sconvolge lo scenario di un rientro di Iv, ma pretendo che ci sia un equilibrio basato sulla legittimità, sulla volontà espressa dai cittadini, non sulle possibilità, comunque sussistenti, delle dinamiche di palazzo. Altrimenti non vale la pena proseguire”, chiosa il parlamentare grillino.

9.45 – “Lo shopping parlamentare tenutosi a Palazzo Chigi ancora ci offende. Il risultato finale è una maggioranza comunque risicata che dipende totalmente dagli umori di Renzi per andare avanti. Per questo diciamo no a un Conte ter in continuità con il governo precedente, che condanna l’Italia all’immobilismo, al rinvio dei problemi”. Lo ha affermato Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Fi a “Agorà” su Raitre. “A questa crisi surreale si risponde solo con un esecutivo di alto profilo, che fissi pochi e chiari obiettivi e li faccia gestire dalle personalità più competenti in materia. Il presupposto però deve essere che il centrodestra resti unito, che si entri in questo esecutivo tutti insieme o si trovi insieme un accordo. L’alternativa è il voto, che si può celebrare in massima sicurezza anche a pandemia in corso e del quale non abbiamo paura”, conclude Bernini.

9.30 E’ iniziato il confronto tra le forze politiche che sostenevano la maggioranza del governo Conte II, insieme al presidente incaricato Roberto Fico alla Camera dei Deputati presso la Sala della Lupa

9.18 – “Noi come Lega e centrodestra siamo compatti, stiamo facendo proposte. Abbiamo detto a Mattarella, ‘comunque vada noi votiamo in Parlamento quello che porta il governo: il rimborso per bar e ristoranti, la rottamazione delle cartelle elettorali, le vaccinazioni'” ma “penso che sia difficile andare al governo con quel Pd che ha cancellato il decreto sicurezza, che vuole cancellare Quota 100. Come faccio a stare insieme a chi ha una visione del mondo totalmente diversa dalla mia?” Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite a ‘Buongiorno Lombardia’ su Telelombardia.

9.00 – ”Il Paese ha assoluto bisogno di un governo che metta mano ad una credibile campagna di vaccinazione, che non sta procedendo come si pensava anche perché i vaccini non stanno arrivando nei tempi previsti; e al Recovery Plan, passando dai principi all’indicazione chiara dei tempi, dei costi dei progetti e delle riforme da realizzare, esattamente come chiede l’Europa”. Elsa Fornero, economista e già ministro del Lavoro, lo spiega in un’intervista a ‘Il Mattino’. ”L’Italia non poteva permettersi una crisi di governo in questo momento -continua Fornero- serve un esecutivo nella pienezza dei poteri, non per il disbrigo degli affari correnti. Per me sarebbe più opportuno un governo istituzionale con un’ampia maggioranza e, soprattutto, con la consapevolezza della gravità del momento che fatico a riscontrare nella classe politica”.

8.45 – “Siamo stati tra i primi a dirlo, che serve un premier forte in Europa e non abbiamo cambiato idea. Un premier che sappia unire le forze economiche e sociali e che abbia credibilità con i cittadini ma anche con le istituzioni europee e con i mercati finanziari, perché siamo un paese con il 170% di debito “. Lo dice a Repubblica Giovanni Toti, secondo cui, “visto che Mattarella ha chiesto di far presto e il presidente Fico ha annunciato un nuovo giro di consultazioni, dicendo che ci sono le condizioni per rimettere insieme un governo a partire dal Conte bis, mi pare che si vada in questa direzione. E in un simile governo la disponibilità di ‘Cambiamo’ non ci sarà mai e immagino di nessuno della coalizione di centrodestra”.

8.30 – “Oggi sia Pd che 5Stelle puntano tutto su un Conte-ter e non fanno ipotesi di un eventuale fallimento. Mi sembra però certo che, in qualsiasi circostanza, si dovrebbero evitare elezioni politiche anticipate e prevedere che all’Italia servirà una soluzione politica fortemente europeista con un governo formato e presieduto da una personalità di alto profilo e una forte”. Così Luigi Zanda sulla crisi di Governo. L’ex tesoriere ed ex capogruppo dem sottolinea, in un’intervista a Repubblica che “la questione più rilevante è comprendere la posizione di Matteo Renzi e di Italia Viva. La crisi ha azzerato le polemiche politiche precedenti. Quindi è giusto far cadere qualsiasi preclusione nei confronti di Iv, ma Renzi deve dimostrare di volere costruire e non distruggere”.

(AdnKronos)

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