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In una significativa spinta verso il potenziamento delle pratiche di investimento incentrate sul clima, il ministro francese dell’Economia, delle Finanze e della Ripresa, Bruno Le Maire, ha introdotto una serie di modifiche all’etichetta francese di investimento socialmente responsabile Sri (Investissement Socialement Responsable) con l’obiettivo di escludere le società di combustibili fossili dai fondi contrassegnati dall’etichetta.

L’etichetta Sri, istituita nel 2016 dal Ministero francese dell’Economia e delle Finanze, rappresenta la “prima etichetta statale in Francia che consente al grande pubblico di scegliere veicoli di risparmio che integrano principi ambientali, sociali e di governance nella loro gestione”. Al momento, 1.174 fondi con un patrimonio di 773 miliardi di euro utilizzano il marchio, secondo il ministero francese.

Le nuove modifiche mirano a rafforzare il rigore e l’attenzione ambientale dell’etichetta. L’etichetta aggiornata imporrà criteri rigorosi, facendo dell’impatto climatico un principio chiave.

Riguardo all’esclusione delle società di combustibili fossili, il ministro Le Maire ha dichiarato che “l’ammissibilità dei fondi escluderà le aziende che sfruttano carbone o idrocarburi non convenzionali, così come quelle che lanciano nuovi progetti di esplorazione, sfruttamento o raffinazione di idrocarburi (petrolio o gas)”.

Gli standard rinnovati richiederanno inoltre alle società incluse nei fondi contrassegnati dall’etichetta Sri di elaborare un piano di transizione in linea con l’Accordo di Parigi.

Questa revisione segue l’istituzione, nel 2021, di un comitato da parte del ministero, incaricato di rafforzare le ambizioni e i criteri dell’etichetta SRI. Il comitato è stato creato a causa della mancanza di “revisioni significative” dei criteri del marchio dal 2016.

Secondo il ministero, lo standard aggiornato sull’etichettatura Sri sarà pubblicato alla fine di novembre e entrerà in vigore il 1° marzo 2024.

Il Ministro Le Maire ha sottolineato la necessità di offrire un’etichetta chiara per consentire ai francesi di dare un senso ai loro risparmi, particolarmente in un momento in cui la lotta al riscaldamento globale diventa essenziale.

La decisione del governo francese si colloca in un contesto di dibattito acceso, con diverse prospettive sul ruolo dell’engagement rispetto al disinvestimento nelle società legate ai combustibili fossili. L’iniziativa è stata accolta con favore da molti nel settore degli investimenti e dalle ONG ambientaliste, che vedono in queste misure una mossa significativa contro il greenwashing.

La direzione dell’Ue

La decisione del dicastero francese arriva in concomitanza con gli sforzi dell’Ue per accelerare la transizione verso l’energia pulita e affrontare le sfide legate al cambiamento climatico. Diverse sono le iniziative, in linea con il Green Deal europeo, intraprese per promuovere e sostenere lo sviluppo e la diffusione di tecnologie pulite in Europa.

I dati forniti nel Rapporto sullo stato dell’Unione energetica 2023 delineano in maniera eloquente i passi avanti compiuti dalla comunità nella sua evoluzione verso un sistema energetico più sostenibile, efficiente ed ecologico. Di seguito sono riportati alcuni dei principali indicatori:

Riduzione delle emissioni di gas serra: Nel 2022, le emissioni nette di gas serra dell’Ue hanno registrato una diminuzione del 3%, contribuendo a un calo totale del 32,5% rispetto ai livelli del 1990. Un progresso significativo verso l’ambizioso obiettivo di riduzione del 55% entro il 2030, come stabilito nel Green Deal europeo;

Diversificazione dell’approvvigionamento energetico: L’UE ha adottato misure decisive per ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili russi, con azioni che includono la graduale eliminazione delle importazioni di carbone e una sostanziale riduzione delle importazioni di petrolio e gas. Questi sforzi non solo migliorano la sicurezza energetica dell’UE ma rafforzano anche la sua posizione nella transizione verso fonti più sostenibili;

Efficienza nell’uso del gas: Un calo del 18% nella domanda di gas rispetto ai cinque anni precedenti indica un utilizzo più efficiente delle risorse energetiche, promuovendo una gestione oculata delle forniture;

Capacità di stoccaggio del gas: Gli impianti di stoccaggio del gas dell’UE sono stati riempiti a livelli elevati, garantendo una maggiore disponibilità di riserve durante i periodi di picco, come l’inverno;

Energia rinnovabile: Il 2022 ha segnato un record per la capacità solare fotovoltaica e eolica, rappresentando un notevole balzo in avanti rispetto agli anni precedenti. Il 39% dell’elettricità generata da fonti rinnovabili sottolinea il progresso nella creazione di un settore energetico più sostenibile;

Obiettivi legislativi ambiziosi: l’UE ha fissato obiettivi legislativi audaci, puntando a raggiungere il 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, con la visione di spingersi fino al 45%. Parallelamente, gli obiettivi di efficienza energetica sono stati rafforzati, con l’aspirazione di ridurre il consumo di energia finale dell’11,7% entro il 2030;

Questi dati riflettono gli sforzi considerevoli e i notevoli progressi compiuti dall’Unione europea nell’accelerare la transizione verso un approvvigionamento energetico pulito, nella mitigazione delle emissioni di gas serra e nella diversificazione delle fonti, contribuendo così in modo sostanziale alla creazione di un’economia a impatto climatico zero.

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(AdnKronos)

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