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Le imprese italiane della filiera dei gas liquefatti (Gpl e Gnl) chiedono alla politica nazionale di sostenere ancora in sede europea la scelta di non affidarsi ad un solo prodotto energetico. Soprattutto ora che l’industria italiana metterà a terra forti investimenti per decarbonizzare prodotti già virtuosi in termini di emissioni. “La nostra sarà un’autentica decarbonizzazione – ricorda Andrea Arzà presidente Assogasliquidi-Federchimica – per la quale nel bioGnl siamo già molto avanti. Per il Gpl sono previsti investimenti rispettivamente di 1,5 e 2,4 mld di euro sino al 2030 per arrivare ad una miscela composta da almeno il 40% di prodotti bio (BioGpl) e rinnovabili (dimitiletere ricavato dai rifiuti), per abbattere drasticamente le già limitate emissioni di CO2 del prodotto e inserirsi nei principi dell’economia circolare, recupero di rifiuti e waste to energy”.

“La miscela che ne deriva può già essere utilizzata dalle attuali caldaie e veicoli, senza necessità di modifiche: sull’effetto di questa novità in termini di emissioni delle auto avremo presto anche uno studio di Innnovhub. Perché noi siamo convinti – aggiunge Arzà, in occasione dell’assemblea di Assogasliquidi-Federchimica – che le istituzioni europee si renderanno conto, già alla prima scadenza di monitoraggio dei risultati posta al 2026, che l’approccio ideologico perseguito non consente di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e impatta negativamente sul potere di spesa delle famiglie e sulla competitività dell’industria. Pensiamo soltanto al settore automotive e della relativa componentistica”.

Accanto ai temi collegati alla decarbonizzazione, l’Assemblea è stata l’occasione anche per un nuovo richiamo alle istituzioni per porre attenzione ai temi della qualità dell’aria. “I dati tecnici sono tutti chiari ed evidenti – osserva Arzà – ci attendiamo quindi una revisione delle politiche di incentivo a favore della biomassa legnosa, rispetto alla quale il Gpl risulta attualmente anche più conveniente”. Un’analisi condotta dal Centro di ricerca Green dell’Università Bocconi mostra come il Gpl impiegato negli usi di riscaldamento domestico anche nello scenario di prezzi più elevati risulta comunque più economico rispetto all’utilizzo del pellet di oltre il 30%. “Anche per questo – conclude Arzà – stiamo registrando nuove richieste nel comparto della combustione per l’utilizzo del Gpl anche da parte di imprese fortemente energivore. E lo stesso è i per il Gnl. Le nostre aziende stanno facendo di tutto per soddisfare questa nuova domanda senza rinunciare a sicurezza e approvvigionamento”.

A proposito della sicurezza, si rafforza ulteriormente la collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, Inail e ministero delle Infrastrutture: l’Italia è un’eccellenza in Europa e nel mondo sulla creazione e aggiornamento del quadro che regola il settore (sia Gpl che Gnl). E c’è grande attesa anche sul lavoro di revisione delle norme di prevenzione incendi per i punti vendita Gpl che potrebbe consentire un pieno utilizzo della modalità self-service. L’assemblea è stata anche l’occasione per fare il punto sul tema legalità, con il lavoro che coinvolge più amministrazioni. Nell’ultimo anno, diverse operazioni della Gdf hanno consentito di individuare gestioni di attività completamente al di fuori delle norme vigenti, con importanti benefici sia in termini di sicurezza sia per la tutela del consumatore

Le richieste del settore GPL – Rivalutare i criteri per determinare gli impatti dei prodotti energetici in una scala più ampia Well to Wheel o Life Cycle Assesment, sia nel Regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli sia nella proposta di direttiva c.d. Epbd; rivedere la fiscalità, prevedendo l’azzeramento dell’aliquota di accisa per prodotti bio e rinnovabili al fine di favorirne la penetrazione nei settori energetici e dei trasporti; introdurre specifici provvedimenti di sostegno per le produzioni e immissioni sul mercato dei prodotti bio e rinnovabili da miscelare al Gpl o utilizzare in purezza come già avvenuto per le fonti rinnovabili elettriche e del biometano; nel breve e medio termine, prevedere misure a sostegno dei carburanti gassosi, come incentivi per la trasformazione a Gpl del parco auto circolante, nell’ottica di garantire il necessario supporto e traghettamento del settore verso le produzioni bio e rinnovabili; nel breve e medio termine, eliminare tutte le forme di incentivo all’utilizzo della biomassa legnosa negli usi di riscaldamento tramite piccoli impianti domestici.

Le richieste del settore Gnl – Rivalutare i criteri per determinare gli impatti dei prodotti energetici in un’ottica di tipo Well to Wheel (o Well to Wake per il traporto marittimo) o LCA; confermare l’esenzione dal regime di accisa per i quantitativi di Gnl impiegati nel trasporto marittimo; confermare il Gnl carburante alternativo per trasporto pesante stradale e marittimo (sia per navigazione internazionale che per le acque navigabili interne) senza previsioni di tempistiche di breve termine alla luce degli sviluppi delle produzioni di bioGnl; allineare importi degli incentivi per la produzione di bioGnl a quelli molto più consistenti stabiliti da altri Paesi comunitari (Germania prima fra tutte); estendere la possibilità di usufruire degli incentivi anche per i volumi di bioGnl destinati alla navigazione internazionale, oltre che nelle acque interne, massimizzando la penetrazione delle rinnovabili nel settore marittimo; confermare le misure di supporto all’acquisto dei mezzi (con un’attenzione maggiore in termini di differenziali dell’incentivo rispetto alle motorizzazioni tradizionali), ma anche definire misure strutturali che incidano positivamente sull’economia d’uso dei mezzi, quale ad esempio la riduzione dei pedaggi autostradali per i veicoli alimentati a Gnl (come peraltro già avvenuto in altri Paesi dell’Unione Europea).

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(AdnKronos)

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