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E’ morto oggi a 73 anni Gino Strada, fondatore di Emergency e da sempre paladino dei diritti umani. Nato a Sesto Fiorentino nel 1948, studiò al Liceo classico Carducci per poi laurearsi in Medicina e Chirurgia all’Università Statale di Milano, specializzandosi in Chirurgia d’urgenza. Aveva una spiccata sensibilità Gino Strada, un’umanità rara che lo aveva portato a diventare uno dei più grandi esperti di trapianti di cuore e cure delle vittime di guerra. Tra il 1989 e il 1994 ha lavorato con il Comitato internazionale della Croce Rossa in Afghanistan, Pakistan, Gibuti, Etiopia, Bosnia ed Erzegovina, Perù e Somalia.

Quando fondò nel 1994 Emergency forse non immaginava che la Ong sarebbe diventata una delle più importanti associazioni umanitarie internazionali che avrebbe curato e salvato circa 11 milioni di persone in tutto il mondo. Tra le posizioni critiche assunte, quelle più veementi riguardarono la partecipazione dell’Italia in Afghanistan nell’Operazione Isaf. Proprio nel Paese oggi di nuovo in mano ai talebani, Strada visse 7 anni. Il programma di Emergency partì in Afghanistan nel 1999 e, con 3 ospedali e 40 cliniche, ha permesso di curare oltre 7 milioni e mezzo di persone. Fu tra i primi già negli anni ’90 a ritenere un errore la guerra nel Paese e a profetizzare che non avrebbe portato a nessuno degli obiettivi sperati. Strada aveva dichiarato di non votare alle elezioni politiche da circa trent’anni, perché contrario alle scelte di politica estera di vari governi a sostegno delle missioni, alla partecipazione del Paese in diversi conflitti e alle politiche di gestione del fenomeno migratorio.

A seguito delle dimissioni dei vari commissari straordinari alla sanità in Calabria nel 2020, il nome di Strada era circolato per ricoprire questo ruolo, ma alla fine non se ne fece niente. Strada decise allora di creare e gestire con Emergency un reparto Covid in un ospedale da campo a Crotone.
(AdnKronos)

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