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Roma, 17 feb. – (Adnkronos)

Se il lockdown è stato un duro colpo per l’attività, la riapertura e la necessità di avviare i lavori per mettere in sicurezza la struttura non è più facile. Storia di un rifugio di montagna, tra chiusure, crisi del settore ricettivo e turistico e le tipiche dimensioni ristrette che non facilitano la possibilità di ripensare spazi e offerta. Nello specifico, il rifugio Vincenzo Sebastiani nel comune di Rocca di Mezzo (Aq), nel cuore del Parco regionale Sirente Velino, gestito da Eleonora Saggioro con la cooperativa Equorifugio.


Di proprietà del Cai di Roma, da 20 anni sempre aperto, da marzo 2020 il rifugio ha dovuto chiudere a causa delle ordinanze governative per il Covid-19 e poi per dei lavori di ristrutturazione. “Con le ordinanze per il Coronavirus a marzo 2020 abbiamo chiuso. Ma i veri problemi si sono presentati quando si è trattato di riaprire – racconta Eleonora Saggioro – Ci siamo messi in contatto con la Regione, il Coordinamento nazionale rifugi e il Cai di Roma per capire come gestire in sicurezza l’ospitalità. Ad esempio: quando arriva un temporale improvviso e tutti vogliono entrare, bisogna trovare il modo per accogliere le persone in sicurezza”.

Il progetto pensato per il rifugio Vincenzo Sebastiani prevede, per le parti nuove, di creare delle mini camerette in modo che le persone siano autonome, riorganizzare la camerata vecchia, creare molti più spazi all’esterno, realizzando un tavolato fuori, facendo mangiare le persone lontane, in una terrazza. Per farlo, hanno bisogno di fondi. Per l’esattezza, 16mila euro.

Il rifugio è uno dei beneficiari della campagna di crowfunding di Legambiente ed Enel, “Alleva la speranza +”, dedicata alle imprese che risiedono nelle zone del Centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e del 2017 e ora rese ancora più fragili dalla pandemia da Covid-19. Grazie alle donazioni arrivate attraverso la piattaforma PlanBee, quelle di Enel e di Legambiente, il rifugio ha finora raccolto un po’ meno di 5mila euro (il 28% dell’importo necessario) ma ha ancora 40 giorni di tempo per riuscire a centrare l’obiettivo.

“La speranza – dice Saggioro – è quella di restare un punto di accoglienza e un presidio per la sicurezza e il controllo del territorio. Con il sostegno di Alleva la speranza + ridisegneremo gli spazi sia per la zona pranzo che per quella notte, così da garantire il distanziamento e tutelare la salute degli escursionisti”.

All’inizio della sua avventura, racconta, “esistevano i rifugi nelle Alpi, in Trentino, ma farne uno in Abruzzo sembrava un’idea un po’ bislacca: i residenti non capivano che cosa facesse lì una ragazza di 28 anni. In più molte ragazze sono venute a lavorare con me, ed era davvero qualcosa di particolare vedere un gruppo così composto in alta montagna”.

Da dieci anni, aggiunge, “ho due collaboratrici, ma intorno al rifugio ruotano una decina di persone con turni. Piano piano abbiamo conquistato la fiducia delle persone del luogo. Abbiamo creato un luogo che attira turismo nel parco Sirente Velino, organizzando anche tanti eventi culturali. Dal 2003 si sono susseguite presentazioni di libri legati alla montagna, esibizioni di musicisti del teatro dell’opera di Roma, il concerto jazz di Ferragosto, degustazione con i formaggi di Campo felice e la Birra del borgo della Valle del Salto, incontri con il soccorso alpino dell’Abruzzo con formazione…”

Per aiutare questa attività, si può fare una donazione: con una donazione di 75 euro si potrà andare al Rifugio Sebastiani e godersi un pranzo per due, con una da 350 si potrà festeggiare con parenti e amici un compleanno, una laurea o matrimonio.

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