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Coronavirus: ricerca, ecco come si lega alle cellule umane

Uno studio dei ricercatori del team di Qiang Zhou del Westlake Institute for Advanced Study di Hangzhou in Cina, hanno svelato come il nuovo coronavirus  si lega alle cellule umane. Uno studio che potrebbe fornire la base per lo sviluppo di nuove terapie mirate

Si sta diffondendo in tutto il mondo, ma pian piano sta anche svelando i suoi segreti. Il nuovo coronavirus è sotto la lente degli scienziati di tutto il mondo, impegnati a comprendere meglio i meccanismi con cui il Sars-CoV-2 infetta gli ospiti umani, ma oggi i ricercatori cinesi svelano, in un articolo su ‘Science’, in che modo il virus si lega alle cellule umane. Uno studio così rilevante per l’attuale emergenza sanitaria, che la rivista ha tolto l’embargo. I ricercatori del team di Qiang Zhou del Westlake Institute for Advanced Study di Hangzhou (Cina) e dell’Università di Pechino descrivono la struttura in crio-scopia elettronica della proteina che questo virus dirotta per penetrare nelle cellule umane, legata insieme a una proteina della membrana cellulare.

Questa intuizione su come il nuovo coronavirus lega il suo recettore umano alla superficie di una cellula potrebbe fornire la base per lo sviluppo di nuove terapie mirate, affermano gli autori dello studio. Quando il nuovo coronavirus infetta un ospite umano, il primo passo nel processo parte dalla proteina virale ‘spike’ (o “S”) – la cui struttura è stata svelata da uno studio del 19 febbraio scorso – che si lega al recettore umano di Ace2 (enzima associato alla trasformazione dell’angiotensina). Dunque proprio l’Ace2 è il punto di ingresso nelle cellule umane per il virus Sars-Cov-2, e comprendere la sua struttura integrale è la chiave degli sforzi per mettere a punto terapie mirate contro Covid-19. In questo studio i ricercatori descrivono la struttura di Ace2 legata con una proteina di membrana umana, B0AT1.

“I nostri risultati non solo fanno luce sulla comprensione della meccanica dell’infezione virale”, affermano gli autori, “ma faciliteranno anche lo sviluppo di tecniche di rilevazione virale e potenziali terapie antivirali”.

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