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Findus adotta i ‘seabin’, via dal mare 5mila kg di rifiuti l’anno

Ogni anno tonnellate di plastica finiscono negli oceani: una recente ricerca della Commonwealth Industrial and Scientific Organization (Csiro) parla di 14,4 milioni di tonnellate di microplastiche sedimentate sui fondali di tutto il mondo. Reti da pesca, cassette di polistirolo, tappi, bottiglie monouso e così via, che danno vita al fenomeno del marine litter. Solo nel Mediterraneo si stima che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica al suo interno; nel Tirreno il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di venticinque centimetri, sono di plastica, il 41% di questi sono buste e frammenti. Per questo Findus ha deciso di adottare i ‘seabin’, cestini mangia plastica, per contrastare il fenomeno.


L’azienda lancia oggi una speciale operazione che prevede 10 seabin lungo le coste italiane in 10 diverse località, prendendo così parte alla campagna “Un mare di idee per le nostre acque” promossa da Coop, il cui obiettivo è quello di installare, in collaborazione con LifeGate PlasticLess, centinaia di Seabin in Italia nei prossimi anni.

Le città coinvolte sono Varazze, Viareggio, Capraia, Ravenna, Venezia, Cesenatico, Cattolica, Capri, Gaeta e Gallipoli. Findus si occuperà del corretto funzionamento e della manutenzione di questi moderni e tecnologici cestini raccogli-plastica, già installati nelle acque delle città, permettendo la raccolta di circa 5.000 Kg di rifiuti galleggianti dalle acque, incluse plastiche e microplastiche, e che altrimenti rimarrebbero inattivi.

“L’adozione di questi 10 seabin – racconta Nicola Pasciuto, Marketing Manager Fish & Poultry di Findus – segna un ulteriore passo in avanti nell’ ampio percorso di sostenibilità ambientale intrapreso da Findus. Per noi la salute e la salvaguardia dei mari e degli oceani sono un valore fondamentale, per questo ci impegniamo quotidianamente per preservarli. Adottiamo metodi di pesca sostenibile e di acquacoltura responsabile che minimizzino l’impatto sulla flora e sulla fauna marina e sempre più organizziamo e partecipiamo attivamente ad iniziative come questa, in partnership con Coop, che hanno un impatto positivo sull’ambiente e sul territorio italiano”.

Con la campagna “Un mare di idee per le nostre acque”, sottolinea Maura Latini, Ad Coop Italia, “Coop ha intrapreso dal 2019 una importante sfida volta a togliere plastiche e microplastiche dalle acque, coinvolgendo diverse realtà del territorio, dalle istituzioni ai porti, dai soci e consumatori alle cooperative, per creare una vera e propria alleanza volta a combattere l’inquinamento delle nostre acque. Questa alleanza si estende oggi alle aziende come Findus, sottolineando il ruolo di Coop come agente del cambiamento non solo verso i consumatori ma anche nei confronti delle imprese del largo consumo”.

Rimuovere plastiche e microplastiche dai nostri mari, spiega Enea Roveda, Ceo LifeGate, “è fondamentale per preservare l’ecosistema marino, patrimonio di biodiversità e fonte essenziale per la salute del nostro pianeta siamo felici che sempre più aziende vogliano diventare parte attiva del cambiamento e ringraziamo Findus che, in collaborazione con Coop, ci permetterà di togliere in un anno oltre cinque mila chilogrammi di rifiuti dai nostri mari”.

Ma come funziona seabin? Il seabin è in grado di catturare circa 1,5 kg di detriti galleggianti al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno (a seconda del meteo e dei volumi dei detriti), comprese le microplastiche da 5 a 2 mm di diametro e le microfibre da 0,3 mm, invisibili all’occhio umano. Il seabin può inoltre catturare molti rifiuti comuni che finiscono nei mari come i mozziconi di sigaretta, purtroppo anch’essi molto presenti nelle acque. Grazie all’azione spontanea del vento, delle correnti e alla posizione strategica del cestino, i detriti vengono convogliati direttamente all’interno del dispositivo.

I rifiuti vengono catturati nel filtro, che può contenere fino a un massimo di 20kg, mentre l’acqua scorre attraverso la pompa e torna in mare; quando il filtro è pieno, viene svuotato e pulito. Può funzionare 24 ore al giorno e quindi è in grado di rimuovere molta più spazzatura di una persona dotata di una rete per la raccolta. Il dispositivo risulta straordinariamente efficace in aree come i porti, darsene e anse fluviali poiché sono naturali punti di accumulo, in cui convergono la maggior parte dei rifiuti in mare.

L’attenzione alla sostenibilità e l’impegno per avere materie prime approvvigionate in modo sostenibile fanno parte di un percorso che Findus porta avanti da tempo in tutti i campi, agricolo e ittico. Nel 2018 infatti l’azienda ha aderito a Sai (Sustainable Agricolture Initiative), l’organizzazione più autorevole a livello internazionale in materia di agricoltura sostenibile, con oltre 90 membri in tutto il mondo.

A partire dal 2019 Findus ha iniziato a far verificare da ente terzo la sostenibilità del 90% dei volumi totali di vegetali utilizzando lo standard di sostenibilità Fsa (Farm Sustainability Assessment). L’impegno è quello di raggiungere il 100% di vegetali da agricoltura sostenibile entro il 2025. Ma il primato si conferma anche nella sostenibilità ittica: oltre al continuo impegno dimostrato nell’ ottenimento del marchio blu di pesca sostenibile Msc (Marine Stewardship Council), Findus si sta ora impegnando anche a promuovere pratiche di allevamento ittico virtuose, garantite dal marchio verde di acquacoltura responsabile Asc (Aquaculture Stewardship Council).

Infatti, con la certificazione di Salmone, Orata e Branzino come Asc, oltre il 95% della produzione complessiva di pesce Findus è oggi certificato Msc e Asc, con l’obiettivo di arrivare al 100% entro il 2025.

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