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Tutte le “Pandemie”: ora sono 4 dal 1918 al 2020

Dalla Spagnola del 1918 alla Asiatica del ’57; da quella di Hong Kong del 1968 a quella odierna cinese di Wuhan con il coronavirus Sars-Cov2. Tutte le Pandemie dell’ultimo secolo e le maggiori epidemie influenzali che si sono verificate in questi ultimi 102 anni.

Dalla Spagnola al Coronavirus. Nel ventesimo secolo si sono verificate tre pandemie influenzali: nel 1918, 1957, e 1968, che sono state identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. Si sa che sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza A, rispettivamente: H1N1, H2N2, e H3N2. Sebbene non classificate come pandemie, tre importanti epidemie si verificarono anche nel 1947, nel 1977 e nel 1976. “Le epidemie maggiori non mostrano una periodicità o caratteri prevedibili – sottolinea l’Iss – e differiscono l’una dall’altra. Esistono prove scientifiche a favore dell’ipotesi che le vere pandemie, con modifiche dell’emagglutinina, originino da riassortimento genetico con virus dell’influenza A degli animali”.

1918: la Spagnola (H1N1)

Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni. Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50,quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957. I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di Rna virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto. “Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità”, un po’ come il nuovo coronavirus.

1957: l’Asiatica (H2N2)

Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni trenta, quaranta e cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò la nuova pandemia. Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus. Nonostante non esistesse una sorveglianza epidemiologica, il virus fu studiato nei laboratori di Melbourne, Londra e Washington, dopo il riconoscimento che un’importante epidemia era in corso. Il New York Times in un articolo descrisse l’epidemia che aveva coinvolto circa 250.000 persone in un breve periodo ad Hong Kong. In contrasto a quanto osservato nel 1918, le morti si verificarono soprattutto nelle persone affette da malattie croniche e i meno colpiti furono i soggetti sani.

1968: Influenza Hong Kong (H3N2)

Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong data dal Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57 le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti. Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli Usa con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi.

(Fonte Adnkronos)
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