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Grazie a questo Governo sono fuggito dalla morte

Una storia che racconta l’ultimo ventennio Italiano. Una guerra senza precedenti che ha distrutto il tessuto economico del Paese e la vita di troppe persone

Milano – “Ero un lavoratore autonomo,  sostenevo la mia famiglia dignitosamente con il frutto del mio lavoro ed ero un uomo soddisfatto della vita e delle scelte che avevo compiuto nel mio percorso lavorativo.  Poi arrivò l’euro che fece flettere il potere d’acquisto, la stangata che mise i lacci al portafoglio degli italiani ma non solo, ci fu l’aggravante prodotta dal settore bancario che iniziò a richiedere improvvisamente i rientri dai fidi, perché agli Istituti di “credito” non conveniva più prestare i soldi all’economia reale ma trovavano maggior soddisfazione nella finanza. Un rientro immediato richiesto dalla banca a cui era impossibile far fronte simultaneamente alle spese correnti, ai versamenti iva e a tasse stratosferiche”.  Così inizia il racconto di Mario, un professionista milanese, uno dei tanti appartenenti al mondo delle partite iva che ha vissuto la sua “morte” lavorativa ed economica fino a sfiorare punti di non ritorno. Mario continua a spiegare “Il lavoro era diminuito sensibilmente, l’impegno a ricercare clienti ormai mi assorbiva gran parte della giornata, troppo spesso inutilmente e nonostante l’incubo di avere entrate irrisorie, dovevo occuparmi di come far fronte al saldo dei crediti bancari, al pagamento di tasse anche anticipate e oneri a gettone continuo che non si ridimensionavano alle entrate del momento. Iniziai a passare notti insonni e a gettare la famiglia nella costernazione più assoluta, non riuscivo più a far fronte a nulla. Decisi di saldare le banche almeno parzialmente, con tutto quello che potevo ma senza considerare l’ignobile cubatura degli interessi, il famoso anatocismo che poi è sfociata in usura. Usura bancaria, usura faxsimil-legale.  Di questo però me ne resi conto solo raschiando il barile, quando per disperazione mi feci fare una perizia sui miei conti correnti, così scoprii che non ero io il debitore ma bensì la banca che fino a quel momento mi applicò interessi che sconfinavano da qualsiasi soglia legale. Consapevole del fatto di essere stato rapinato iniziai una lunghissima e inutile battaglia legale. D’altra parte in tutto questo non considerai che Equitalia metteva in campo le stesse tecniche moltiplicative, trovandomi ad un certo punto con debiti assurdi pur essendo generati da un minimo debito iniziale. Il mio lavoro era diventato un combattimento continuo cercando di tamponare ogni emorragia là dove fosse possibile e nello stesso tempo ricercando assiduamente soluzioni per incrementare le entrate. Alla fine dovetti gettare la spugna, non ce la feci più. Persino il mio corpo si ribellò a uno stress così prolungato che oltretutto non portava a niente. Chiusi la partita iva con il risultato di non avere nessun supporto da parte dello Stato, di essere segnalato in centrale rischi di Banca d’Italia e di avere Equitalia che mi dava il tormento con le sue azioni di pignoramento. La fine. Non vedevo più via d’uscita. Non avevo più nessuna via d’uscita. Era il periodo in cui si ammazzava un imprenditore al giorno e capivo perfettamente le motivazioni, tanto da sentirmi braccato come loro, condannato a non vivere più”.  Il nostro Mario si ferma un attimo nel raccontare, emotivamente si sente di nuovo con quell’angoscia che provò per anni, il nodo alla gola lo ammutolisce, perché la parte più devastante inizia da questo momento. In quella situazione, per onestà nel voler far fronte alle sue responsabilità,  Mario perde tutto: denaro, casa, famiglia, amore, figli, amici e dignità. Dopo aver bussato a tutte le porte possibili, gli amici di sempre se ne sono ben guardati nel dargli una mano e capì il valore di quelle amicizie fatte da gioco, scherzo, cene, vacanze, regali per ogni occasione… tutto tranne che affetto. Mario rimase solo con il suo dolore immenso e insopportabile, non aveva più nulla e fu ospitato da una struttura religiosa che gli diede l’indispensabile per la sopravvivenza. Ma questa non era la sua vita, era un triller senza fine che veniva proiettato h 24 sette giorni su 7.

Mario riprende a raccontarci “Nel frattempo cambiavano i governi, la politica non faceva nulla per rimettere in piedi una Nazione in ginocchio, una Nazione messa a ferro e a fuoco da decisioni scellerate e dalla crisi imperante. Nulla facevano per ridare la possibilità alla gente di continuare a lavorare e a vivere dignitosamente, anzi hanno favorito l’esodo delle aziende provocando così una disoccupazione senza precedenti. Destra, sinistra, centro, troppo concentrati in altri interessi, a nessuno importava dei cittadini ormai schiavizzati dalla povertà. Dove c’è povertà non ci può essere libertà, perché ogni scelta è condizionata dal disagio da cui non puoi esimerti. A volte ci volevo riprovare a ricominciare la mia professione, a ripartire da zero. Impossibile. Ero perseguitato dal potere bancario e dallo Stato usuraio, ero un morto che camminava, non potevo fare nulla. Il tempo passava e io continuavo a non vedere luce in fondo al tunnel. Un giorno vidi un giornale su una panchina e rimasi colpito da ciò che lessi, aleggiava l’idea di un condono vero per la gente comune e un reddito di cittadinanza che poteva essere una goccia d’acqua nel deserto ma per me significava il ritorno alla vita. Andai in un caf e al momento giusto aderii al Reddito di cittadinanza e attraverso un conoscente che mi aiutò provai ad aderire al saldo e stralcio promossa dall’Agenzia entrate riscossione. Provai la sensazione di rinascere. Ora mi è arrivato il prima accredito del RdC e attendo di avere un riscontro dall’ Agenzia delle Entrate che già dal documento informativo che ho scaricato prima dell’adesione ho visto il mio immenso debito non esistere più, era stato sgretolato l’abnorme monte interessi, more, aggio ecc…Almeno la soddisfazione di vedere nero su bianco che non sono stato un evasore, un contribuente che mirava all’illecito ma al contrario non ho potuto assolvere i miei doveri a causa di uno Stato usuraio così come le Banche che mi hanno segnato a vita nonostante tutto ciò che hanno compiuto a mio danno. Ora non mi rimane che ringraziare quelli che sembrano eterni nemici in questo Governo co-gestito, perché hanno compiuto un miracolo, a volte basta solo un appiglio per uscire dal guado e loro hanno offerto agli Italiani questa possibilità”.

Non è difficile immaginare quanti Mario ci siano in questo Paese, ci auguriamo che questo esercito di “riabilitati a vivere” possa diventare la nuova forza motrice dell’Italia. Mai più fantapolitica pro Europa, per chiunque arrivi al governo di questa Nazione la tutela del cittadino nel senso più ampio, deve essere imprescindibile.

Giulio Torquini

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