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Si è difeso e non ha sparato. E’ chiara la linea difensiva di Baby Gang (all’anagrafe Zaccaria Moyuhib), uno degli 11 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Milano per la rissa avvenuta tra il 2 e il 3 luglio scorso in via di Tocqueville, durante la quale due senegalesi sono stati gambizzati. Nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Milano Guido Salvini e al pm Francesca Crupi il 21enne trapper ha preferito non rispondere, ma ha fornito la sua versione di quanto accaduto quella notte.

“Sono stati i due senegalesi ad avvicinarsi con fare minaccioso – riferisce il difensore Niccolò Vecchioni – hanno rivolto insulti verbali nella loro lingua, parole tradotte da un connazionale amico di Baby Gang che ha spiegato come i due puntassero a rubargli le collane che indossava”. Una minaccia che si è tradotta in realtà: “uno dei presunti rapinatori ha preso una scacciacani da un cespuglio e ha sparato più colpi, quindi la situazione è degenerata”. Quella che impugna nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza sarebbe la scacciacani, non la pistola vera che Baby Gang porta dietro per paura di essere aggredito dopo l’agguato subito da poco dall’amico Simba La Rue. Pistola impugnata e usata da un altro degli arrestati. La versione di aver portato un’arma (senza caricatore) per paura sembra non convincere fino in fondo gli inquirenti.

“Baby Gang ha escluso di aver mai voluto rapinare i due senegalesi” che già un’ora prima si sarebbero resi protagonisti di un’altra aggressione in zona. “Ha spiegato di avere un arma solo per paura, ma non ha detto dove l’ha presa” conclude il difensore che non ha chiesto una misura alternativa rispetto al carcere. Domani davanti al gip compariranno gli ultimi quattro arrestati. Fino a questo momento i primi quattro interrogati – da Mohamed Lamine Saida detto Simba La Rue al manager Chakib ‘Malippa’ Mounir – hanno fornito tutti la stessa versione dei fatti.

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