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Morta la mezzofondista Gabe Grunewald, simbolo della lotta contro il cancro

Fino a pochi giorni fa, forse solo gli addetti ai lavori conoscevano il nome di Gabe Grunewald, eppure, oggi, è assolutamente necessario parlare di lei. Si tratta di una mezzofondista americana alla quale nel 2009 è stato diagnosticato un carcinoma adenoido-cistico, una forma rara che colpisce soprattutto le ghiandole dell’organismo e che, in Gabe, si era propagato fino a colpire il fegato. Come se non bastasse, dopo un paio di anni da questa diagnosi, all’atleta era stato trovato un altro cancro, alla tiroide.
Nonostante tutto non si è mai scoraggiata, continuando a fare ciò che amava e ad allenarsi tra le massacranti sessioni di chemio. Gabe combatteva due guerre, una sulla pista di atletica, con le scarpette ai piedi, cercando di fermare il cronometro il prima possibile, e l’altra, tra le corsie dell’ospedale dove, invece, cercava di trovare più tempo.
Nel 2014 è riuscita a diventare campionessa nazionale americana nei 3000 metri e nei 1500 è andata vicinissima ad abbattere il muro dei 4’ ed arrivò decima alle finali mondiali. Nel 2016 le è stato asportato un tumore al fegato di 15 cm; molti di noi forse avrebbero mollato, ma non lei, lei si è rimessa in piedi ed ha ricominciato ad allenarsi.
Oggi ha perso la sua battaglia e ad annunciarne la morte è stato il marito Justin, che l’ha descritta come “La mia migliore amica, fonte di ispirazione, eroina”. Eroica lo è stata, nessuno si aspettava che avrebbe rubato al tempo tutti quegli anni, mesi e ore in più, esempio di come la forza di volontà, spesso, possa qualsiasi cosa. Non ci sono altre parole per descrivere la grandezza di questa donna, se non quelle che il marito ha scritto in una lettera, dedicata proprio a lei, Gabe: «Innanzitutto ti ringrazio per avermi insegnato cos’è la vita, so che ti è stato assegnato il fardello più pesante. Il compito di essere coraggiosa nonostante la paura, di sorridere quando gli occhi si riempiono di lacrime, e so che non è giusto. Ma tu sei straordinaria, non c’è una parola nel dizionario per descrivere quello che fai. Alla fine le persone non ricorderanno le loro gare, le squadre con cui si sono qualificate, ma i periodi bui quando stavano perdendo la speranza e hanno trovato ispirazione in una giovane donna che si è rifiutata di arrendersi. Ti amo».

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