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Microsoft annuncia altri 9000 licenziamenti: seconda ondata nel 2025



Tagli per il 4% del personale, colpiti anche i settori legati all’AI. Dall’inizio dell’anno già quasi 65.000 esuberi nella tech americana

Microsoft taglia altri 9000 posti di lavoro, pari al 4% della propria forza lavoro globale. La notizia è stata diffusa in esclusiva da Bloomberg e ha iniziato a circolare rapidamente in tutto il mondo, confermando un trend ormai consolidato tra le big tech: riorganizzare, ridurre i costi e investire nell’automazione alimentata dall’intelligenza artificiale.

Dopo una prima ondata di licenziamenti all’inizio dell’anno, il nuovo piano conferma l’intenzione del colosso di Redmond di ripensare la propria struttura interna in funzione di un “mercato dinamico” e profondamente trasformato. “Continuiamo a implementare i cambiamenti organizzativi necessari per posizionare al meglio l’azienda e i team per il successo”, ha dichiarato un portavoce all’agenzia americana, senza fornire ulteriori dettagli su ruoli o aree colpite.

L’impatto dell’intelligenza artificiale
La riduzione del personale è legata direttamente alla trasformazione interna spinta dall’adozione crescente dell’intelligenza artificiale generativa. Microsoft, tra le aziende più aggressive nell’implementazione dell’AI grazie alla partnership con OpenAI, sta razionalizzando le risorse per adattarsi a nuovi processi e mansioni automatizzate, rendendo sempre meno necessarie – e meno convenienti – alcune competenze tradizionali.

Il risultato è un effetto a catena che sta ridisegnando il settore tecnologico globale. L’intelligenza artificiale crea nuove opportunità, ma il saldo occupazionale resta negativo. I nuovi profili richiesti non compensano il numero crescente di lavoratori licenziati.

Licenziamenti tech: 2025 già a quota 65.000
Secondo il sito specializzato Layoffs.fyi, i tagli annunciati da Microsoft portano a oltre 63.800 i lavoratori licenziati nel settore tech statunitense da inizio 2025, senza contare i 9000 in arrivo. Una cifra che conferma la tensione strutturale del comparto, alle prese con scelte strategiche spesso drastiche per adeguarsi alla nuova domanda di mercato.

Tra i casi più eclatanti ci sono Intel, che ha licenziato il 20% del proprio personale (circa 22.000 persone), e Dell con 12.000 esuberi. Anche Meta, Salesforce, Amazon e altre big hanno annunciato tagli nel primo semestre dell’anno.

Il contesto globale e i dazi di Trump
Oltre all’automazione, pesa anche il nuovo contesto geopolitico e commerciale. Le tensioni legate alla reintroduzione dei dazi da parte del presidente Donald Trump, prevista dal 9 luglio, stanno creando incertezza nei piani industriali di molte multinazionali americane, in particolare nei comparti ad alta intensità di export e hardware.

Il comparto tech, già in fase di ristrutturazione profonda, si trova così stretto tra due forze: da un lato l’urgenza di adottare l’AI per restare competitivi, dall’altro le turbolenze dei mercati globali e le politiche protezionistiche che impattano catene di fornitura e costi di produzione.

Microsoft non è sola, ma la portata dei suoi tagli rende il segnale chiaro: la trasformazione tecnologica ha un prezzo, e il costo immediato si misura in posti di lavoro.

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(con fonte AdnKronos)