La lunga partita per la Consulta
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Quattro giudici da eleggere e voti complessi: maggioranza e opposizione cercano un accordo per evitare lo stallo
Domani, deputati e senatori si riuniranno a Montecitorio per affrontare la decima votazione sul sostituto della ex presidente della Corte costituzionale, Silvana Sciarra, il cui mandato è terminato l’11 novembre scorso. Parallelamente, si aprirà il primo scrutinio per altri tre giudici della Consulta in scadenza il prossimo 21 dicembre: Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti. Per il primo incarico sarà necessario il quorum dei 3/5 dell’Assemblea, mentre per i successivi tre serviranno i 2/3 dei voti, quota richiesta nei primi scrutini.
Trovare un’intesa appare complesso: i numeri sono elevati e gli equilibri politici delicati. Tuttavia, le forze parlamentari sperano di concludere le nomine entro Natale, quando il quorum scenderà ai 3/5 per tutti i giudici. Se così non fosse, il voto potrebbe protrarsi fino a gennaio.
Il risiko delle nomine
Tra le ipotesi in discussione, lo schema più probabile sembra essere il 2+1+1: due giudici alla maggioranza, uno all’opposizione e un quarto indipendente. Alternativamente, si discute di un modello 3+1, che favorirebbe la maggioranza ma è osteggiato dall’opposizione, oppure di una spartizione 2+2, preferita dai gruppi di minoranza. In ogni caso, uno dei quattro incarichi dovrebbe essere destinato a una donna.
Tra i possibili nomi per il posto da indipendente spiccano: Roberto Garofoli, ex sottosegretario con il governo Draghi e attuale presidente di sezione del Consiglio di Stato, Alfonso Celotto, costituzionalista “super partes”, e Sandro Staiano, professore di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli. Tuttavia, ciascuno di questi nomi ha trovato sostenitori e detrattori, rendendo complessa una scelta condivisa.
Gli equilibri interni ai partiti
Ogni forza politica porta avanti le proprie proposte, cercando di bilanciare gli interessi interni e le aspettative degli alleati. Fratelli d’Italia punta su profili come Francesco Saverio Marini, giurista vicino alla premier Meloni, e Carlo Deodato, noto per il suo rigore giuridico. La Lega potrebbe invece spingere per Ginevra Cerrina Ferroni, figura femminile che, se eletta, lascerebbe un importante vuoto nella Garante per la Privacy.
Sul fronte dell’opposizione, il Partito Democratico potrebbe sostenere Andrea Pertici, già rappresentante della Procura di Firenze in processi contro Matteo Renzi, o Massimo Luciani, accademico dei Lincei apprezzato trasversalmente per la sua neutralità. Anche il Movimento 5 Stelle si muove cautamente, valutando candidature come quella di Roberto Chieppa, segretario generale di Palazzo Chigi durante il Conte I, o Filippo Donati, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura.
Verso una soluzione?
“Il quorum è alto e la partita è complessa, ma il dialogo è in corso”, ha commentato il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Massimo Balboni. Il prossimo voto sarà decisivo per capire se l’intesa tra maggioranza e opposizione è a portata di mano o se ci sarà bisogno di ulteriori trattative nei prossimi scrutini.
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(con fonte AdnKronos)
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