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Editoriale / Chi ha paura delle nazionalizzazioni? La crisi della… Tripla A

Lo Stato di fronte ai casi Autostrade per l’Italia, Alitalia, ArcelorMittal

I due più importanti dossier dell’attualità politico economica, relativi ad Alitalia e ad ArcelorMittal, ripropongono con insistenza, nei loro sviluppi, il tema delle nazionalizzazioni.
Questo termine, oggi, fa immediatamente storcere il naso a tutti gli addetti ai lavori mainstream, ma ha goduto di ben altra fortuna nei decenni passati.
Nella prima fase della nostra Repubblica, ai tempi del Centrosinistra, nato con l’ingresso dei Socialisti nei Governi di Democristiani, Repubblicani e Socialdemocratici, quello della nazionalizzazione di tutte le industrie a carattere strategico per l’economia del Paese, diventò un mantra di un’intensità paragonabile a quello, del tutto opposto, che venne intonato a favore delle privatizzazioni, a partire dall’ascesa nel Governo inglese di Margaret Thatcher, nel 1979.
Del resto le nazionalizzazioni hanno segnato buona parte della storia del Novecento, e il disciolto IRI nacque nel 1933, in pieno Regime fascista.
Fino a tutti gli anni 70, stavolta sotto l’influsso comunista, quella italiana è stata un’economia mista, nella quale cioè, all’interno del libero mercato, le industrie strategiche per gli interessi dello Stato, come quelle dell’energia, belliche ed aerospaziali e del loro indotto, erano appunto nelle sue mani.
Gli scandali legati a questa fase della nostra storia economica, a causa dell’uso indiscriminato delle tangenti come finanziamento surrettizio dei partiti, non si contano, e sono poi serviti a pretesto per passare alla politica opposta, nella quale, però, l’andazzo non è affatto cambiato, come dimostrato da Tangentopoli e dalla cronaca di tutti i giorni.

I regali di Prodi

L’industria di Stato ha prodotto dei fiori all’occhiello della nostra economia, che, quando appunto si è fatta cambiare musica dall’alto, sono stati poi ceduti ai privati a prezzi irrisori, come sa bene Romano Prodi, il cui operato, prima come ministro dell’Industria, poi come presidente dell’IRI e infine Presidente del Consiglio, si colloca al discrimine di queste due opposte politiche, avendole servite entrambe a seconda delle convenienze del momento.
E come dimenticare il regalo suo e di Bettino Craxi dell’Alfa Romeo al presidente della FIAT Gianni Agnelli?
In ogni caso, oggi lo Stato conserva comunque, e con fin troppo successo, il dominio assoluto nei settori della cantieristica e dell’industria bellica e aerospaziale.

La gestione Autostrade e Alitalia

Lo scempio della nostra rete autostradale, che era il vanto dell’Italia del boom economico, ad opera di Aspi, controllata dai fratelli Benetton, non può non avviare una profonda riflessione sul tema delle concessioni ai privati delle infrastrutture statali, che oltretutto, nel caso in questione, si estendono agli Aeroporti di Roma, sui quali attualmente i Benetton stanno cercando di lucrare, grazie al progettato “spacchettamento” richiesto da Lufthansa come condizione per entrare nella nuova cordata di salvataggio per Alitalia.

ArcelorMittal e lo scandaloso piano di ristrutturazione

Anche le beffe che i Mittal si stanno facendo ai danni degli Italiani con lo scandaloso piano di ristrutturazione presentato ieri al Governo, che prevede ancora ben 4.700 licenziamenti, hanno provocato pure nel campo strategico della produzione di acciaio l’intervento di salvataggio dello Stato con la partecipazione pubblica nel capitale di Invitalia, l’Agenzia nazionale di attrazione degli investimenti e sviluppo di impresa, interamente partecipata dal Ministero dell’Economia.
Il cinico atteggiamento dei nostri capitani d’industria ha sempre fatto sì che alle Partecipazioni statali andasse l’onere delle industrie decotte, per salvare i posti di lavoro, mentre esse cedevano ai privati a prezzi irrisori i loro gioielli e fiori all’occhiello.

Il riscatto dei 5 Stelle?

Il MoVimento 5Stelle, come è noto dalle continue pubbliche prese di posizione di Luigi Di Maio, è il più sensibile a questo “revisionismo” politico e potrebbe forse riacquistare una parte del credito perduto se riuscisse a promuovere un serio e solido progetto politico su questo tema.

Giancarlo De Palo

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