L’Iran lancia un massiccio attacco missilistico contro Israele, in risposta alla morte di leader chiave di Hamas e Hezbollah. Escalation senza precedenti nella crisi mediorientale
La crisi in Medio Oriente raggiunge un nuovo livello di gravità. Il 1 ottobre, l’Iran ha lanciato circa 200 missili contro Israele, in quello che sembra essere uno degli attacchi più importanti mai sferrati da Teheran. Il motivo dell’offensiva, come dichiarato dai Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione), è una vendetta per la morte di figure chiave del fronte anti-israeliano: Ismail Haniyeh, ex leader di Hamas, il comandante di Hezbollah Hasan Nasrallah e il generale iraniano Abbas Nilforooshan, uccisi in raid mirati nelle settimane precedenti.
L’attacco segna una nuova e pericolosa fase del conflitto. I missili sono stati lanciati dalle forze iraniane, mirati a obiettivi militari israeliani, in particolare nel cuore di quello che i Pasdaran definiscono “le terre occupate”. L’agenzia iraniana Mehr ha riportato le dichiarazioni ufficiali: “In risposta al martirio dei nostri leader, abbiamo colpito il cuore delle terre occupate. Se Israele reagirà, la nostra risposta sarà ancora più devastante”.
La situazione in Israele
Immediata la reazione delle Forze di difesa israeliane (IDF), che hanno dichiarato di aver intercettato gran parte dei missili grazie alla stretta collaborazione con gli Stati Uniti e i loro sistemi di difesa aerea. Il portavoce dell’IDF, Daniel Hagari, ha rassicurato il Paese affermando che “le difese aeree hanno operato in modo efficace”, ma ha aggiunto che un attacco di questa portata “avrà conseguenze”.
Nel pomeriggio, Benjamin Netanyahu, durante una riunione d’emergenza del gabinetto di sicurezza, ha affermato con fermezza: “L’Iran ha commesso un errore gravissimo e pagherà un caro prezzo. Chiunque attacchi Israele, sarà colpito in modo proporzionale”.
L’esercito israeliano si prepara dunque a un’azione di rappresaglia su vasta scala, con la possibilità di nuovi raid aerei contro obiettivi militari iraniani e delle milizie affiliate a Teheran in Libano, Siria e altre zone strategiche della regione.
Iran: “Pronti a rispondere con più forza”
Sul fronte opposto, l’Iran non sembra voler arretrare. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha rivendicato l’attacco come una “risposta giusta e proporzionata alle aggressioni del regime sionista”. Attraverso il social X (ex Twitter), Pezeshkian ha inviato un messaggio diretto a Netanyahu: “Non entri in un conflitto con l’Iran. Questo è solo un assaggio delle nostre capacità. Non siamo guerrafondai, ma difenderemo i nostri interessi con fermezza”.
Ancora più netto è stato il comandante delle Forze Quds, il generale Aziz Nasirzadeh, che ha descritto l’operazione come “un successo totale”. In una conferenza stampa ha sottolineato che “se il regime sionista o i suoi sostenitori proveranno a intensificare il conflitto, risponderemo con attacchi ancora più potenti e devastanti”.
L’Iran, ha aggiunto Nasirzadeh, “non ha ancora utilizzato la maggior parte delle sue capacità missilistiche avanzate”, e il prossimo passo potrebbe coinvolgere armi ancora più sofisticate.
La posizione degli Stati Uniti
Washington, intanto, monitora con attenzione la situazione. Il presidente Joe Biden ha espresso il pieno sostegno degli Stati Uniti a Israele, dichiarando che “l’attacco iraniano è stato per lo più respinto, grazie alla cooperazione stretta tra i nostri eserciti”. Tuttavia, Biden ha chiarito che qualsiasi ulteriore escalation da parte di Teheran “avrà conseguenze gravi”.
Fonti della Casa Bianca hanno riferito che gli Stati Uniti stanno valutando ulteriori opzioni, in caso di un intervento militare diretto per difendere Israele, se necessario.
L’ambasciata americana a Tel Aviv ha emesso un avviso di sicurezza rivolto ai cittadini americani in Israele e nei Territori Palestinesi, invitandoli a rimanere nelle proprie abitazioni e a essere pronti a rifugiarsi in bunker sotterranei, qualora il conflitto si intensificasse ulteriormente.
Tensioni regionali: Gaza e Libano
Sul terreno, la situazione appare incandescente non solo in Israele, ma in tutto il Medio Oriente. In Libano, le truppe israeliane sono già impegnate in operazioni contro le milizie di Hezbollah, che hanno giurato vendetta per la morte del loro leader, Nasrallah. L’aumento della pressione al confine settentrionale di Israele ha spinto il governo israeliano a intensificare le operazioni di difesa e attacco.
A Gaza, il movimento di Hamas – pur indebolito dopo la morte di Haniyeh – continua a rappresentare una minaccia per Israele, con lanci di razzi e tentativi di infiltrazione dalla Striscia.
Quali prospettive?
Il rischio di un conflitto esteso è ormai concreto, con tutti gli attori regionali in allerta e pronti a reagire. Le diplomazie internazionali tentano di mediare, ma con le due potenze – Israele e Iran – pronte a scontrarsi direttamente, una guerra totale sembra sempre più vicina.
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(con fonte AdnKronos)