Virus B delle scimmie: alto rischio di mortalità negli esseri umani, esperto avverte
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L’Herpesvirus che infetta alcune scimmie può trasmettersi agli esseri umani attraverso morsi o graffi, con conseguenze potenzialmente fatali. Un recente attacco in Australia mette in guardia sull’importanza del controllo e della prevenzione
Un recente attacco con coltello in Australia ha riportato l’attenzione sull’Herpesvirus simiae, noto come virus B delle scimmie, e sul suo alto rischio di mortalità negli esseri umani. L’Herpesvirus, che infetta alcune specie di primati, può essere trasmesso agli esseri umani attraverso morsi o graffi da parte di una scimmia portatrice del patogeno.
Secondo l’esperto Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia, sebbene inizialmente l’infezione possa manifestarsi con sintomi locali simili a quelli dell’influenza e trattabili con farmaci antivirali, in almeno la metà dei casi l’infezione può progredire fino a coinvolgere il sistema nervoso centrale, con conseguenze fatali per il paziente.
Caruso sottolinea l’importanza del controllo della diffusione dell’infezione tra le scimmie e avverte che anche gli esseri umani possono ammalarsi se feriti accidentalmente da una scimmia infetta. Sebbene il rischio di trasmissione agli esseri umani sembri al momento contenuto, Caruso mette in guardia contro la possibilità che il virus si diffonda ulteriormente tra gli animali, aumentando di conseguenza il rischio di trasmissione agli esseri umani.
Rispetto alla manifestazione della malattia nell’uomo, Caruso spiega che le persone infettate possono presentare sintomi iniziali simili a quelli influenzali, ma che possono progredire fino a un’infezione del sistema nervoso centrale. L’uso tempestivo di farmaci antivirali come aciclovir e ganciclovir è cruciale per il trattamento, ma diventa inefficace una volta che l’infezione ha coinvolto il cervello.
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(con fonte AdnKronos)
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