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Reddito Cittadinanza unica salvezza. Il vero dramma? L’impossibilità di fare impresa in Italia

Si sta verificando un accanimento incomprensibile sul Reddito di Cittadinanza (RdC) che invece in questo particolare momento storico ha scongiurato una rivolta popolare. Un padre di famiglia può non avere nulla nel piatto, o forse nemmeno il piatto, ma non può sopportare di far morire di fame i propri figli o non dargli un luogo in cui vivere ed è disposto a tutto affinché non accada.

Un preambolo necessario per riprendere il filo veritiero sul reddito di cittadinanza abbondantemente preso di mira grazie a quei truffatori che gettano fango su questa misura ma se dovessimo eliminare tutto ciò che è alla portata dei truffatori non esisterebbe più il mondo. Sul RdC si è detto di tutto,  troppe cose false soprattutto a partire dalle cifre erogate, alle modalità, al beneficiario privo di voglia di lavorare.

Dubitiamo che 500 euro (o 780 per chi ha un affitto da pagare) al mese possano far vivere decorosamente le persone ma permettono almeno di fare la spesa e a sopperire alle esigenze primarie di vita,  certamente però il lavoro rimane l’obiettivo fondamentale per raggiungere una normalità, accedere alle cure dentistiche, permettersi una vacanza, sposarsi, avere figli, arredare la casa ecc.. Per lavoro non si intende l’opera nei campi a 3 euro all’ora, ritorniamo forse a Kunta Kinte? Per lavoro si intende una prestazione stabile nella legalità ma questo in Italia è ormai quasi impossibile dopo che i vari governi hanno fatto scappare le imprese italiane verso Paesi dove fosse possibile il fare impresa, dove la burocrazia non fosse tanto dispendiosa, dove le tasse e gli oneri fossero proporzionali ai ricavi.

Anche per gli imprenditori più volenterosi è diventato tutto insostenibile, a partire dalle banalità come  i diritti camerali,  il pagamento del deposito dei bilanci, il pagamento della quota per i libri sociali, gli oneri per la fatturazione elettronica, la pec, la firma digitale, i software per la tenuta della contabilità, i commercialisti che ormai navigano senza vedere più l’orizzonte, da qui in poi si parla di tasse, infinite tasse al di là del fatto che ci sia un guadagno o no.  Dopo tutto questo si può parlare dei costi legati al lavoro.

Generalmente a questo punto si sfocia nella tradizionale affermazione “bisogna far emergere il nero” e giù di nuovo cinghiate a partite iva e imprese con l’eclatante effetto che tutti chiudono e addio al lavoro. Pare così semplice da capire che senza impresa non ci può essere lavoro e senza le condizioni base non ci può essere impresa che a volte non si riesce a comprendere come gli Italiani accettino surrogati anziché azioni pregnanti per riportare l’iniziativa privata a un livello accessibile e sostenibile.

Gli effetti sono davanti agli occhi di tutti di un’Italia al contrario, dove si favorisce il calderone di una burocrazia impossibile,  l’ignoranza di chi predilige la spremitura delle aziende che paiono morti che camminano, delle centrali di rischio che mettono in difficoltà anche le aziende più sane, per non parlare degli score, della certificazione di bilanci, di tutta la fuffa possibile che di certo ha sepolto il lavoro vero, il lavoro vero ossia l’unica cosa di cui si dovrebbe preoccupare l’imprenditore se ne avesse solo la possibilità. Allora vogliamo continuare a inveire sul Reddito di Cittadinanza che tutto sommato permettendo gli acquisti, riporta alle casse dello stato quanto meno l’iva e il sostegno di un fatturato alle imprese quindi tasse che entrano. Un piccolo sostegno all’economia travisato da troppi, gli stessi che non vedono il vero cancro di questo Paese.

Giacomo Riviso

 

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