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Evitare la catastrofe umanitaria e che il Paese torni ad essere un santuario del terrorismo: sono questi i due obiettivi intorno ai quali ruoterà oggi la riunione straordinaria dei leader del G20 sull’Afghanistan, alla quale il premier Mario Draghi ha lavorato per settimane, nel tentativo di creare un consenso il più ampio possibile sul tema. I lavori avranno inizio alle 13, ora italiana, in modalità virtuale. Al termine del vertice, il premier terrà una conferenza stampa presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio.

La riunione in videoconferenza si tiene all’indomani della conclusione dei colloqui a Doha tra Stati Uniti e Talebani, i primi dall’ingresso degli studenti coranici a Kabul il 15 agosto scorso. “Credo sia dovere dei Paesi più ricchi del mondo far qualcosa per evitare la catastrofe umanitaria, senza quella condizionalità per cui io ti do un pacco di grano se tu abiuri alle tue fedi. Credo siano arrivati lì a un punto per cui bisogna preoccuparsi soltanto di salvare vite umane – aveva detto Draghi il 29 settembre scorso annunciando la riunione – La seconda discussione è vedere che passi la comunità internazionale vuole intraprendere per evitare che l’Afghanistan torni ad essere il nido del terrorismo internazionale”.

Il premier, dopo una serie di contatti telefonici con tutti i principali attori coinvolti, da Joe Biden a Vladimir Putin, da Xi Jinping a Narendra Modi, ha strappato il ‘si’ alla riunione, che mette intorno allo stesso tavolo gli Stati Uniti, finiti nelle settimane scorse sul banco degli imputati per il caos del ritiro da Kabul, Russia e Cina, che sul dossier hanno posizioni distanti da quelle dell’Occidente, desiderose, più per ragioni legate alle sicurezza la prima e a interessi economici la seconda, di avviare rapporti con il nuovo governo dei Talebani. Pur presenti, Mosca e Pechino però non parteciperanno a livello di leader: né il presidente russo né il presidente cinese si collegheranno, mandando nel primo caso un vice ministro degli Esteri nel secondo il capo della diplomazia. Del resto la riunione dovrebbe suggellare al livello più alto quanto già concordato all’incontro dei ministri degli Esteri del Gruppo a margine dell’Assemblea generale dell’Onu il 23 settembre scorso.

La riunione, presieduta dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo quanto si leggeva nella nota diffusa a conclusione, “ha testimoniato l’ampio consenso sul contributo che il gruppo potrebbe fornire a una soluzione sostenibile, coerente ed efficace della crisi”. L’idea di un vertice straordinario del G20 – da sommarsi al summit di fine ottobre in presenza a Roma – era emersa già nei giorni immediatamente successivi all’ingresso dei Talebani a Kabul, con le immagini di decine di migliaia di afghani disperati in cerca di salvezza verso l’Occidente. C’era da rispondere alla crisi umanitaria e alla necessità di adottare una linea più condivisa possibile per trattare con i ‘nuovi padroni’ dell’Afghanistan, coinvolgendo i Paesi della regione, ma anche le grandi potenze che possono esercitare un’influenza suoi Talebani e a questo fine il G7 non poteva certo bastare.

Di qui l’idea di ‘usare’ il G20, foro che tradizionalmente si occupa di questioni economiche e che ha tra i membri Russia, Cina, ma anche Turchia ed Arabia Saudita. La riunione dovrebbe concludersi con un ‘chair summary’, una dichiarazione della presidenza italiana del G20 su cui si sta continuando a lavorare in queste ultime ore.

(AdnKronos)

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