Attacco missilistico contro Israele: Houthi rivendicano. Nuovi negoziati a Doha
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Gli Houthi rivendicano due attacchi contro Israele, ma le difese israeliane impediscono danni maggiori. A Doha, intanto, si cerca un accordo per il cessate il fuoco a Gaza
I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco missilistico lanciato contro Israele durante la scorsa notte. Secondo le dichiarazioni del gruppo, l’obiettivo era una centrale elettrica a est di Tel Aviv. Tuttavia, l’esercito israeliano (IDF) ha reso noto di aver intercettato il missile prima che raggiungesse il suo bersaglio, sebbene un frammento sia caduto vicino alla città di Modiin, senza causare vittime. In mattinata, gli Houthi hanno tentato un nuovo attacco, questa volta con un drone diretto verso un obiettivo militare nell’area di Tel Aviv, ma anche questo è stato neutralizzato dalle forze israeliane.
Delegazione israeliana a Doha: ripartono i negoziati con Hamas
Parallelamente agli attacchi, una delegazione israeliana composta da rappresentanti del Mossad, dello Shin Bet e delle IDF è partita per Doha, in Qatar, per un nuovo round di negoziati volti a raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e ottenere il rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Questi incontri rappresentano un tentativo finale di mediazione prima dell’insediamento del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, previsto per il 20 gennaio. Funzionari israeliani, che preferiscono mantenere l’anonimato, hanno dichiarato che le trattative si trovano in un punto critico, con qualche segnale di possibile svolta.
Arresto di Hussam Abu Safiya: Amnesty International denuncia
Nel frattempo, le IDF hanno confermato l’arresto di Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza, con l’accusa di complicità con Hamas. Secondo le forze israeliane, Abu Safiya avrebbe permesso a membri di Hamas e della Jihad Islamica di nascondersi all’interno dell’ospedale sotto la sua direzione. Amnesty International ha denunciato la sua scomparsa e ha espresso preoccupazione per la sua incolumità, sottolineando che, già nel 2023, l’ospedale era stato perquisito dalle forze israeliane senza che venissero mosse accuse contro di lui.
Nonostante il direttore generale di Amnesty International, Agnes Callamard, abbia lodato il lavoro di Abu Safiya nel mantenere operativo l’ospedale durante il conflitto, le IDF hanno ribadito che l’uomo è attualmente indagato per coinvolgimento in attività terroristiche.
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(con fonte AdnKronos)
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