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La partecipazione degli italiani alle prossime elezioni politiche 2022 sarà inferiore a quella del 2018, le ultime consultazioni politiche, quando l’affluenza si attestò, tra Camera e Senato, intorno al 73%, già in calo rispetto al 2013. Proseguirà dunque il trend di disaffezione dei cittadini alle urne, sostenuto da una crescente crisi di sfiducia nei partiti, che le vicende degli ultimi giorni, che hanno portato alla caduta del governo di unità nazionale, hanno rafforzato. I sondaggisti, interpellati dall’Adnkronos, concordano sulla previsione che sia questa la tendenza per il voto di settembre, seppure ventilando la possibilità che la delusione per forze politiche divise e litigiose possa invece dare spazio a un sussulto di partecipazione.

Lo spiega così Nicola Piepoli: “Ci sarà una lieve diminuzione dell’affluenza, di 2-3 punti. La percentuale di quelli che andranno a votare tenderà a ridursi, non solo contro i partiti politici ma per un fatto naturale di disaffezione, che avviene nei Paesi europei e nel mondo. Siamo al tramonto dell’epoca democratica, un tramonto che per l’Occidente avviene lentamente, fino alla notte fonda alla fine del secolo”. Ma, avverte il sondaggista, “c’è anche la possibilità di un risveglio popolare che potrebbe essere prodotto dalla vittoria che nei numeri, a oggi, viene assegnata al centrodestra. Infatti, se i tre partiti del centrodestra si alleano prendono oltre il 60% dei seggi uninominali, che sono circa il 30% del totale e quindi sono determinanti”.

Potrebbe dunque verificarsi una “resurrezione delle elezioni” determinata “dalla vittoria data in mano al centrodestra, che è probabile superi il 50%+1 dei seggi in generale” il che “può creare isole di scontento” e una sorta di “furore del popolo opposto, il centrosinistra che potrebbe recarsi alle urne per rabbia, perché gli sfugge la vittoria”. Tra le due tendenze, comunque, conclude Piepoli “prevarrà lo stare a casa, gli italiani si sono seduti”.

Invoca la delusione che allontana gli italiani dal voto Renato Mannheimer. “Allo stato attuale si può dire che i cittadini hanno reagito con grande delusione al comportamento dei politici, in generale l’impressione sui politici è negativa, il che potrebbe portare un aumento delle astensioni. In più – aggiunge – i 5 Stelle sono in totale crisi e di solito il loro elettorato di fronte a litigi e tensioni si rifugia nell’astensione. Alle ultime amministrative molto dell’astensionismo che si è registrato è stato dovuto alla fuga dai 5 stelle, e sono tanti voti che se ne vanno. Anche per Forza Italia, divisioni e abbandoni potrebbero portare a un aumento dell’astensione“. Ma tutto, osserva, “dipenderà dall’offerta politica, adesso non è chiaro quali soggetti si presenteranno alle elezioni, ci sono subbugli nei partiti. E dipenderà anche dalla campagna elettorale. Se qualche leader è particolarmente esaltante o convincente questo potrebbe stimolare al voto, questo dipenderà dai prossimi mesi”.

Maurizio Pessato invita a non guardare ai dati delle ultime amministrative, quando è andato a votare poco più di un elettore su due. “Non si può partire da quel risultato, ma bisogna riferirsi alle elezioni del 2018: da sempre alle politiche c’è maggiore mobilitazione, perché tutti capiscono che si fa una scelta di fondo, e scatta quindi un meccanismo di maggiore attenzione. Anche considerando questo il trend sarà comunque in calo rispetto al 2018“, concorda. “Sono stati anni in cui è cresciuta la sfiducia, anche guardando alla mobilità del voto, c’è stato l’anno della scelta verso il Movimento 5 Stelle, poi verso la Lega, ancora prima nel 2014 verso il Pd alle europee. Negli ultimi anni, l’elettorato è stato molto in movimento, e complessivamente le varie soluzioni che passavano non hanno condotto a una maggiore fiducia, anche in quest’ultima legislatura: prima i gialloverdi poi i giallorossi, poi Draghi, con l’investimento su una figura tecnica con un governo che chiude anticipatamente”.

“Potrebbe esserci un po’ di voglia di dire la propria per far passare il momento critico o la delusione – ipotizza – ma si andrà sotto il dato del 2018: non sono stati anni facili e c’è una delusione di fondo nei confronti delle istituzioni, che ha fatto ancora un passo avanti”.

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