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Processo Open Arms, ufficiali della Guardia costiera ma anche poliziotti. Questi alcuni dei sei tesi che domani saranno chiamati a deporre nella seconda udienza del processo a carico dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per il caso della nave della ong spagnola che nell’agosto 2019, dopo aver salvato 147 migranti, rimase in mare per giorni, in attesa di poter farli sbarcare a Lampedusa.

Ecco i nomi di chi sfilerà domani sul banco dei testimoni, chiamati dalla procura: l’ufficiale Sergio Liardo, capo del III Reparto “Piani e Operazioni” e Imrcc del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto; il capitano Edoardo Anedda, comandante delle Sezioni Unita’ navale e operativa della Stazione navale della Guardia di finanza di Palermo; Leandro Tringali, comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Lampedusa; Nunzio Martello, capo del Reparto Personale del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto; Giovanni Minardi, dirigente della Squadra mobile di Agrigento. Oltre al funzionario Giovanni Franco della Squadra mobile di Agrigento e l’assistente capo Nicolò Di Giorgi. Ada Mastrogiovanni e Paolo Bonfiglio, del Gabinetto provinciale di Polizia scientifica della questura di Agrigento.

Sono complessivamente 26 i testimoni inseriti nella lista depositata dalla Procura di Palermo alla cancelleria della II sezione del Tribunale di Palermo. Il procuratore Francesco Lo Voi ha chiesto al Presidente della II sezione penale di sentire, tra gli altri, l’ex premier Giuseppe Conte, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, all’epoca vicepresidente del Consiglio. E ancora: gli ex ministri Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta, l’ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante permanente dell’Italia all’Unione Europea, il prefetto e il questore di Agrigento, Dario Caputo e Rosa Maria Iraci, i prefetti Matteo Piantedosi (capo di gabinetto del ministero dell’Interno), Paolo Formicola, vicecapo di gabinetto del ministero dell’Interno e Emanuela Garroni, vicecapo di gabinetto vicario del ministero dell’Interno. La procura chiede di ascoltare anche il comandante della Open Arms, Marc Reius Creig, e la capa missione, Ana Isabel Montes Mier. Testi tutti accolti.

Anche l’attore Richard Gere. “Testimonierà contro di me nel processo Open Arms a Palermo”, aveva annunciato il leader della Lega . “Lo conosco come attore, ma non capisco che tipo di lezione possa venire a dare a me, all’Italiane agli italiani sulle nostre regole e le nostre leggi”, aveva detto Salvini. “Se qualcuno pensa di trasformare il processo in uno spettacolo e vuole vedersi Richard Gere va al cinema, non in tribunale”. “Gli chiederò un autografo da portare alla mia mamma” – annunciò l’ex ministro dell’Interno. “Vorrei però sapere quanto costerà ai contribuenti italiani questa roba qua, che non sarebbe possibile in nessun altro Paese”.

Sono 21 invece le parti civili ammesse dal gup nel corso dell’udienza preliminare, conclusa ad aprile scorso, con il rinvio a giudizio. Oltre ai comuni di Barcellona (Spagna) e Palermo, figurano Emergency, Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps (comandante della nave), Ana Isabel Montes Mier (capa missione Open Arms) e diversi migranti. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 15 settembre ma, da quanto si apprende, dovrebbe essere una udienza tecnica durante la quale verranno sentite le parti per individuare le date e le aule.

Alcuni dei testi citati dall’accusa, sono citati anche dalla difesa. L’ex premier Giuseppe Conte, ma anche l’attuale ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. E ancora, gli ex ministri Danilo Toninelli, Giovanni Tria ed Enzo Moavero. Sono soltanto alcuni dei 31 nomi che saranno chiamati, se ammessi, dalla difesa del leader della Lega Matteo Salvini nel processo Open Arms sul banco dei testimoni davanti alla seconda sezione penale del Tribunale.

“L’Italia non è mai stata competente secondo il diritto internazionale per l’indicazione del Pos in quanto, anche a voler escludere la possibilità di una competenza libica, lo Stato responsabile per il rilascio del Pos era la Spagna, quale Stato di bandiera della nave Open arms, e, limitatamente al terzo episodio, Malta”, ha sempre sostenuto la difesa.Tra i 31 testi citati ci sono politici, ex politici, ambasciatori, burocrati, prefetti e persino il comandante dell Open Arms Marc Reig Creus, che è anche parte civile. Tra i politici spiccano ancora i nomi dell’ex sottosegretario all’Interno Stefano Candiani, dell’attuale sottosegretario Nicola Molteni, dell’ex grillino Stefano Lucidi e oggi leghista che, come apprende l’Adnkronos, “dimostrerà che tutti al governo volevano seguire la linea di Salvini ministro dell’Interno”, una “linea condivisa”, insomma, e che, addirittura “l’ex ministro alle Infrastrutture Toninelli avrebbe voluto scavalcare Salvini”.

Neri mesi scorsi il gup di Catania aveva deciso il non luogo a procedere per Salvini nel procedimento per la nave Gregoretti. E in quell’occasione, riferendosi alla Open Arms, aveva scritto nel provvedimento: “Open Arms rimaneva per giorni tra le acque libiche e quelle maltesi, soccorrendo in tre diverse occasioni circa 130 persone, trasportandole, come detto, a Lampedusa, e dopo aver rifiutato lo sbarco di 39 migranti nell’isola di Malta, e dopo aver rifiutato due diversi Places of safety indicati dal governo spagnolo, prima in Algeciras e poi nelle isole Baleari. In particolare, poi, i naufraghi sbarcarono, come detto, a seguito dell’emissione in via di urgenza del decreto di sequestro preventivo adottato dal procuratore della Repubblica di Agrigento”.

“Nel caso della Open Arms” prosegue la sentenza “si è pervenuti alla conclusione di ritenere Stato di primo contatto quello italiano, perché era stato richiesto a IMRCC Roma la concessione del più volte menzionato Place of safety, ed anche perché la nave aveva già raggiunto le acque territoriali italiane. In conseguenza di tale principio, perciò, i comandanti delle singole unità navali delle ONG potranno scegliere i porti dove andare, che – inevitabilmente – allo stato attuale sembrano essere solo quelli siciliani”. La sentenza prosegue: “Il caso ha suscitato diverse polemiche e prese di posizione, anche perché, come si rileva dalla stessa relazione del Tribunale dei Ministri, è emerso nel corso del processo il sospetto che alla base del rifiuto del comandante della nave di non accettare i porti spagnoli che gli erano stati assegnati e, quindi, di condurre la sua unità verso quelle destinazioni, vi fosse il timore di subire pesanti sanzioni del proprio Stato di bandiera, in relazione alla contravvenzione inerente la violazione delle norme di sicurezza sull’utilizzo della nave, che trasportava oltre 100 persone, pur essendo in realtà omologata soltanto per 19”.

(AdnKronos)

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