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Sono 1,2 milioni le persone che la Russia vuole mobilitare per andare a combattere in Ucraina, malgrado il ministro della difesa abbia parlato di 300mila uomini. Lo scrive il sito indipendente russo Meduza, citando fonti vicine ad un ministero del governo di Mosca. Le autorità “raccomandano di mantenere al minimo il reclutamento” nelle capitali delle regioni russe, ma di prendere gli uomini “nelle zone rurali, dove non ci sono media, nessuna opposizione, e più sostegno (alla guerra)”, riferiscono le fonti. A Mosca si prevede di prelevare 16mila persone, a San Pietroburgo 3.200.

Com’è noto, il decreto di mobilitazione parziale comprende un paragrafo secretato, il numero 7, dove sarebbe menzionato il numero di riservisti da richiamare alle armi. Il ministro della Difesa ha parlato di 300mila uomini e il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha smentito ieri le notizie apparse su Novaya Gazeta che parlavano di un milione di persone.

Intanto a Mosca, almeno in linea teorica, vengono considerati possibili i negoziati con Kiev. La condizione, però, è la resa incondizionata dell’Ucraina. Ad affermarlo è Leonid Slutsky, presidente della commissione esteri della Duma e membro del team negoziale. In un’intervista con l’emittente Rossiya-24 citata dalla Tass, Slutsky spiega: “I negoziati possono svolgersi a condizione di una resa completa ed incondizionata. E i criteri sono ovvi. Denazificazione, smilitarizzazione, status non nucleare. Questi colloqui sono possibili, a livello puramente teorico, a partire da oggi”.

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