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Asilo politico alle calciatrici dell’Iran in Australia dopo il rifiuto dell’inno
Alcune giocatrici della nazionale iraniana non avevano cantato l’inno prima della partita di Coppa d’Asia contro la Corea del Sud. Canberra concede protezione dopo le critiche ricevute in patria
L’asilo politico alle calciatrici dell’Iran in Australia è stato ufficialmente concesso dal governo di Canberra alle cinque giocatrici della nazionale iraniana che avevano rifiutato di cantare l’inno della Repubblica Islamica prima della partita d’esordio in Coppa d’Asia contro la Corea del Sud.
L’annuncio è arrivato dal primo ministro australiano Anthony Albanese insieme al ministro degli Interni Tony Burke. “L’Australia ha preso a cuore il loro caso ed è stata toccata dalla difficile situazione di queste donne coraggiose”, ha dichiarato il premier commentando la decisione di concedere l’asilo politico alle calciatrici dell’Iran in Australia.
Le giocatrici coinvolte sono cinque: la capitana Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Fatemeh Pasandideh, Atefeh Ramezanizadeh e Mona Hamoudi. Dopo la gara inaugurale del torneo continentale erano state duramente criticate in Iran e accusate di “tradimento” in un periodo segnato dalla guerra.
Il gesto compiuto prima della partita era stato interpretato come una forma di solidarietà verso il movimento di protesta nel Paese e verso le vittime della repressione del regime, tra cui la giovane assistente arbitrale Sahba Rastian, 23 anni.
La decisione sull’asilo politico alle calciatrici dell’Iran in Australia è maturata dopo l’eliminazione della nazionale dalla Coppa d’Asia. Durante il rientro con il pullman della squadra, alcune riprese dei tifosi avevano mostrato le giocatrici mentre facevano il segnale di “Sos” durante i saluti.
Sulla vicenda era intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva sollecitato il governo australiano a concedere la protezione alle atlete.
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(con fonte AdnKronos)

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