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Iran pronto a riaprire Hormuz ma chiede ad altri Stati rottura con Usa e Israele
Teheran annuncia il possibile via libera al traffico nello snodo petrolifero strategico, ma solo per i Paesi che interromperanno i rapporti diplomatici con Washington e Tel Aviv
L’Iran pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz ma chiede rottura con Usa e Israele. È la posizione annunciata da Teheran nel pieno della crisi legata alla guerra iniziata il 28 febbraio e che continua a influenzare i mercati energetici globali.
Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato IRIB, citata da CNN, le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno stabilito che il passaggio attraverso lo Stretto sarà garantito senza limitazioni ai Paesi arabi ed europei che espelleranno dal proprio territorio gli ambasciatori di Israele e degli Stati Uniti.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti strategici più delicati per il commercio mondiale di energia: attraverso questo passaggio marittimo transita circa il 20% del petrolio globale. La guerra in Medio Oriente ha già provocato un forte aumento dei prezzi, che hanno superato la soglia dei 100 dollari al barile.
L’annuncio secondo cui l’Iran pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz ma chiede rottura con Usa e Israele ha provocato una reazione immediata da parte della Casa Bianca. Il presidente americano Donald Trump ha avvertito che Washington non permetterà a Teheran di minacciare le forniture energetiche globali.
“Non permetterò a un regime terroristico di tenere in ostaggio il mondo e tentare di interrompere l’approvvigionamento globale di petrolio”, ha dichiarato Trump durante una conferenza stampa a Miami. Il presidente ha aggiunto che se l’Iran dovesse ostacolare il traffico nello stretto, subirebbe “un contraccolpo molto più duro”.
Trump ha assicurato che gli Stati Uniti garantiranno la sicurezza della rotta marittima e ha parlato della possibilità di avviare operazioni di scorta navale e di bonifica di eventuali mine. “Lo Stretto di Hormuz resterà sicuro”, ha affermato, sostenendo che la fine del conflitto potrebbe contribuire a ridurre il prezzo di petrolio e gas.
Nel frattempo, di fronte alla volatilità dei mercati energetici, i Paesi del G7 stanno valutando misure per stabilizzare l’offerta globale. Il ministro delle Finanze francese Roland Lescure ha spiegato a Bruxelles che una delle opzioni allo studio è l’utilizzo delle riserve strategiche di petrolio.
Secondo quanto riferito dal direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, i Paesi membri dell’organizzazione dispongono attualmente di oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, a cui si aggiungono circa 600 milioni di barili di riserve industriali detenute in base a obblighi governativi.
Nel quadro di questa crisi energetica, anche la Russia prova a rilanciare il proprio ruolo nel mercato globale del petrolio. Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca è pronta a rafforzare la cooperazione energetica con l’Europa se dovessero arrivare segnali di apertura.
Putin ha sostenuto che il conflitto in Medio Oriente e le tensioni sullo Stretto stanno modificando l’equilibrio tra domanda e offerta nel mercato degli idrocarburi, aprendo la strada a una nuova fase dei prezzi dell’energia.
Lo Stretto di Hormuz resta quindi uno dei nodi centrali della crisi geopolitica ed energetica che coinvolge il Medio Oriente e i principali attori dell’economia mondiale.
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(con fonte AdnKronos)

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