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Germania al voto: con oggi si chiude l’era Merkel

Seggi aperti dalle 8 di questa mattina alle 18 in Germania, dove circa 60,4 milioni di aventi diritto sono chiamati alle urne per rinnovare il Bundestag attraverso due voti, uno – con metodo uninominale per l’elezione di 299 parlamentari, l’altro – secondo un sistema proporzionale con soglia di sbarramento – per scegliere un partito politico tra le 47 liste in lizza, poche delle quali destinate a superare la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento.

Il voto, che segna la fine dell’ ‘era Merkel’, la cancelliera alla guida dei governi a Berlino negli ultimi 16 anni, è stato preceduto da mesi di sondaggi altalenanti, che hanno premiato alternativamente i Verdi, quindi la Spd, determinando una brusca discesa dei consensi per l’Unione (Cdu/Csu), poi tornata improvvisamente a risalire negli ultimi giorni.

Sulla carta sono sei le possibili coalizioni di governo, da una riedizione della Grande Coalizione Cdu-Csu-Spd eventualmente allargata ai Verdi (coalizione Kenya) alla coalizione Giamaica (Unione-Fdp-Verdi) ad una coalizione Germania (Unione-Spd-Fdp) alla squadra di governo rosso-rosso-verde (Spd-Die Linke-Verdi) ad una coalizione semaforo (Verdi, Fdp, Spd). Molto dipenderà dai risultati dei due partiti in testa nei sondaggi, da quale dei due prevarrà e con quale distacco sull’altro. A questo è legata anche la scelta del cancelliere.

Tre i candidati in lizza per la cancelleria: il cristianodemocratico Armin Laschet, presidente della Cdu e premier del NordReno Westfalia, che corre per l’Unione (Cdu/Csu), l’ex sindaco di Amburgo ed attuale ministro federale delle Finanze, Olaf Scholz, candidato dei socialdemocratici, Annalena Baerbock, candidata dei Verdi.

L’affluenza alle urne è stata tradizionalmente molto alta nel paese (anche più del 90%) fino alla fine degli anni Ottanta. Dopo la riunificazione il tasso di partecipazione è sceso, con il 70,9 registrato nel 2009 e il 76,2 nel 2017. Quest’anno molti elettori ricorreranno al voto per posta. Il voto venne introdotto nel 1957 ma fino al 2008 chi voleva ricorrere a questo metodo doveva chiedere il permesso e fornire una spiegazione che giustificasse la sua scelta.

Dal 2009 questo obbligo non c’è più. La percentuale di elettori che ricorre a questa soluzione è salito da meno del 5% al 28,6 delle ultime elezioni federali e – anche a causa del Covid – si prevede che la percentuale dei votanti per posta cresca in modo determinante.

A Berlino gli elettori saranno chiamati a compiere diverse scelte elettorali. Non solo concorreranno al rinnovo del Bundestag, ma eleggeranno l’Abgeordnete Haus, l’assemblea legislativa monocamerale della città-stato tedesca, eletta ogni cinque anni, e perciò concorreranno a scegliere il nuovo sindaco, rinnoveranno le dodici Bezirksverordnetenversammlungen (Assemblee distrettuali), e si pronunceranno su un controverso referendum per decidere se la città può espropriare gli immobili di società che possiedono più di 3.000 appartamenti ciascuna.

Anche gli aventi diritto al voto nel Land tedesco del Meclemburgo-Pomerania anteriore dovranno esprimere più di un voto: oltre che per il Bundestag sono infatti chiamati a pronunciarsi sul parlamento regionale. La Spd locale del premier Manuela Schwesig si avvia all’appuntamento forte di un chiaro vantaggio, e potrebbe segnare un record, superando il 40,6% del 2002.

(AdnKronos)

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