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Salute

Endometriosi, sondaggio su 830 donne: dolore spesso non creduto o minimizzato



Endometriosi, sondaggio su 830 donne: dolore spesso non creduto o minimizzato

Indagine della Fondazione italiana endometriosi: il 66% delle partecipanti dice di essersi sentita spesso non creduta quando parlava dei propri sintomi. Il 91% riferisce di aver sentito dire almeno una volta che il dolore del ciclo è “normale”

Il dolore legato all’endometriosi spesso non viene riconosciuto o creduto. È uno dei risultati che emergono da un sondaggio nazionale promosso dalla Fondazione italiana endometriosi, condotto su oltre 830 testimonianze raccolte in forma anonima e diffuso in occasione della campagna di sensibilizzazione dedicata al tema della normalizzazione del dolore femminile.

All’indagine hanno partecipato soprattutto donne residenti nel Nord Italia (52%), seguite da quelle del Centro (23%), del Sud (13,6%) e delle Isole (6%), con alcune partecipanti residenti all’estero. L’iniziativa prevede anche una serie di installazioni visive nelle metropolitane italiane, con l’obiettivo di rendere visibile un fenomeno spesso invisibile: la tendenza a ridurre o minimizzare il dolore femminile nella società, nelle relazioni quotidiane e talvolta anche nei contesti sanitari.

Uno dei dati più rilevanti riguarda l’età di insorgenza dei sintomi. Nel 57% dei casi il dolore compare già durante l’adolescenza, mentre circa il 20% lo sperimenta tra i 18 e i 25 anni. Quote più ridotte indicano un esordio tra i 26 e i 35 anni (circa il 17%) o dopo i 35 anni (circa il 5%). Secondo quanto riportato nella nota che accompagna il sondaggio, questo dato suggerisce che molte donne iniziano a convivere con i sintomi fin dall’età scolastica.

Il questionario evidenzia inoltre che il 66% delle partecipanti dichiara di essersi sentita “spesso non creduta” quando parlava dei propri sintomi, mentre un ulteriore 23% afferma che ciò è accaduto almeno qualche volta. Solo una minoranza molto ridotta riferisce di non aver mai vissuto questa esperienza.

Particolarmente critico appare il rapporto con il sistema sanitario. Alla domanda su come sia stato trattato il dolore in ambito medico, il 45,7% delle partecipanti afferma che è stato minimizzato, il 18,2% che è stato messo in dubbio e il 14,2% che è stato ignorato. Solo circa una donna su cinque (21%) dichiara di essersi sentita pienamente creduta dai professionisti sanitari.

Un altro dato significativo riguarda la normalizzazione del dolore mestruale. Il 91% delle partecipanti afferma di essersi sentita dire almeno una volta che il dolore del ciclo è “normale”, mentre l’87% riferisce di aver ricevuto, esplicitamente o implicitamente, il messaggio che si trattasse di qualcosa di fisiologico.

Secondo il sondaggio, nel 34,9% dei casi questo messaggio proviene dal medico, nel 20,9% dalla famiglia, nel 7,1% dagli amici, nel 4,8% dal contesto lavorativo e nel 3% dall’ambiente scolastico. Il dato suggerisce che la banalizzazione del dolore femminile può essere alimentata da diversi contesti sociali e istituzionali.

Le conseguenze si riflettono anche sul modo in cui le pazienti raccontano i propri sintomi. Dopo essersi sentite dire che il dolore era “normale”, il 30,5% delle partecipanti dichiara di aver cambiato medico, il 18,4% di aver ridotto il modo in cui descriveva i propri sintomi e circa il 18% di aver cercato informazioni o conferme online. Una quota più ridotta afferma invece di aver smesso del tutto di parlarne.

Il sondaggio evidenzia anche un altro aspetto: la psicologizzazione del dolore femminile. Il 26,9% delle partecipanti afferma che il proprio dolore è stato associato a una presunta instabilità mentale, mentre il 24,4% riferisce che questo è accaduto almeno occasionalmente.

Sul piano culturale, il 93% delle partecipanti ritiene che l’idea secondo cui una donna sia “abituata a sopportare il dolore” faccia parte del pensiero collettivo. L’indagine mette inoltre in luce alcune dinamiche nelle relazioni sociali: il 51% delle partecipanti indica che sia stato più difficile far comprendere il proprio dolore ad altre donne, mentre il 42% segnala gli uomini.

Nel complesso, i risultati restituiscono l’immagine di un fenomeno che non riguarda solo la medicina, ma anche la cultura. Molte testimonianze raccolte mostrano come il dolore femminile venga ancora frequentemente minimizzato o interpretato come qualcosa che una donna dovrebbe semplicemente imparare a sopportare.

Le frasi più ricorrenti riportate dalle partecipanti riflettono questa dinamica. Circa il 14% delle testimonianze riporta espressioni come “È normale”, “Capita a tutte” o “Il ciclo fa male a tutte le donne”. Un ulteriore 6–7% riduce il problema a semplice dolore mestruale con frasi come “È solo il ciclo” o “Sono solo dolori mestruali”.

Nel 5% dei casi vengono riportate espressioni che mettono in dubbio l’intensità del dolore, come “Stai esagerando” o “Sei troppo sensibile”. Nel 4–5% delle testimonianze il dolore viene attribuito a fattori emotivi o psicologici, con frasi come “È solo stress” o “È tutto nella tua testa”. Circa il 4% fa invece riferimento alla maternità come possibile soluzione, con affermazioni del tipo “Fai un figlio e passerà” o “Dopo una gravidanza starai meglio”.

Oltre il 65% delle testimonianze comprende infine una grande varietà di frasi che rientrano nello stesso schema di minimizzazione del dolore, come “Succede a tutte le donne”, “È una fase”, “Devi solo sopportare” o “Vedrai che passa con il tempo”.

L’endometriosi colpisce oltre 1,8 milioni di donne in Italia e, secondo quanto emerge dal sondaggio, molte pazienti raccontano di essersi confrontate non solo con la dimensione clinica della malattia ma anche con una narrazione sociale che tende a normalizzare o ridimensionare il dolore femminile. Una dinamica che può contribuire a ritardare il riconoscimento dei sintomi e a rendere più difficile il percorso verso la diagnosi.

All’interno della campagna di sensibilizzazione alcune di queste frasi sono state inserite nelle installazioni visive previste nelle metropolitane italiane, tra cui: “Sei una donna, è normale per te provare dolore”, “Fai un figlio che ti passa” e “Sei stressata”.

Attraverso l’iniziativa, la Fondazione italiana endometriosi intende promuovere una riflessione pubblica nel mese dedicato alla malattia, sottolineando l’importanza di ascoltare e riconoscere i sintomi e di aumentare la consapevolezza sulle difficoltà che molte donne incontrano nel percorso verso la diagnosi.

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(con fonte AdnKronos)