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Prezzo petrolio vicino a 100 dollari barile: mercati preoccupati per Stretto di Hormuz
Il prezzo del petrolio vicino ai 100 dollari al barile continua a preoccupare i mercati per l’escalation in Medio Oriente e la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Gli esperti valutano l’impatto sulle forniture globali e sulle economie
Il prezzo del petrolio vicino ai 100 dollari al barile torna al centro dell’attenzione dei mercati, sostenuto dall’escalation del conflitto in Medio Oriente. L’aumento riguarda sia le forniture dirette dall’area del Golfo verso l’Asia e l’Europa sia il contesto globale dei prezzi energetici.
Secondo Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments, il petrolio è aumentato di circa il 47% dalla fine di febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato i primi attacchi contro l’Iran, e registra un incremento di quasi il 76% dall’inizio dell’anno. Nonostante questi rialzi, i prezzi restano lontani dal picco storico di 147 dollari al barile raggiunto nel giugno 2008. Tuttavia, livelli simili potrebbero essere nuovamente raggiunti in caso di chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz.
Impatto sui mercati e sull’economia globale
Willis ricorda che un prezzo del petrolio superiore ai 100 dollari al barile, registrato in passato nel 2008, tra il 2012-2014 e nel 2022, è generalmente associato a contesti economici più deboli. Sebbene oggi gli Stati Uniti siano in gran parte autosufficienti dal punto di vista energetico, i prezzi globali continuano a influenzare le economie di tutti i Paesi, anche di quelli meno dipendenti dalle importazioni.
Il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 3,50 dollari al gallone, in forte crescita nell’ultima settimana. Nonostante gran parte del petrolio medio-orientale sia destinato all’Asia e in misura minore all’Europa, l’effetto sui prezzi globali si fa sentire ovunque.
Possibili scenari e fattori di rischio
Secondo Willis, l’evoluzione dei prezzi dipenderà dall’evoluzione geopolitica del conflitto. Gli osservatori ipotizzano che il petrolio possa superare i 150 dollari al barile, ma occorre maggiore chiarezza sugli obiettivi strategici degli Stati Uniti e sulla durata dell’operazione. Eventuali segnali di de-escalation contribuirebbero a migliorare il sentiment dei mercati.
Un elemento cruciale è rappresentato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Normalmente circa 90 petroliere attraversano quotidianamente il passaggio, mentre attualmente si stima che 500 navi siano bloccate, con almeno 10 imbarcazioni già colpite. La chiusura dello stretto limita anche la capacità produttiva dei Paesi del Medio Oriente, rendendo possibile una riduzione o sospensione della produzione.
Strumenti di mitigazione
Il G7 e l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) dispongono di riserve strategiche significative, che potrebbero alleviare le pressioni sull’offerta nel breve periodo. In aggiunta, oleodotti attraverso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti potrebbero ridurre la dipendenza dal passaggio marittimo, pur con capacità limitata.
Operazioni di convogli navali di protezione, analoghe a quelle della guerra Iran-Iraq, potrebbero stabilizzare i flussi energetici, ma richiederebbero tempo e ingenti risorse militari. Gli Stati Uniti sarebbero probabilmente a capo di tali operazioni, anche se al momento le loro capacità militari sono impegnate su altri fronti.
Conclusioni di breve periodo
Finora l’Iran non ha posizionato mine nei canali di navigazione, un elemento positivo che faciliterebbe la riapertura delle rotte. Tuttavia, la copertura assicurativa e la tolleranza al rischio degli assicuratori restano limitate, mentre i mercati continueranno a monitorare da vicino la disponibilità di scorte navali o protezioni militari.
Nel breve periodo, l’incertezza continuerà a influenzare la propensione al rischio degli investitori. Se il prezzo del petrolio vicino ai 100 dollari al barile dovesse stabilizzarsi a lungo, sarà necessario riconsiderare le prospettive macroeconomiche globali. Con il chiarirsi della durata e dell’intensità del conflitto, sarà possibile formulare valutazioni più equilibrate sulle prospettive dei mercati.
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(con fonte AdnKronos)

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