Scarcerazione di Jacques Moretti, l’Italia protesta formale con la Svizzera
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Roma richiama l’ambasciatore a Berna dopo la decisione dei giudici vallesani sul proprietario del locale di Crans-Montana teatro della strage di Capodanno
La scarcerazione di Jacques Moretti provoca una dura reazione diplomatica dell’Italia nei confronti della Svizzera. Il governo italiano ha richiamato a Roma l’ambasciatore a Berna dopo la decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di revocare la detenzione preventiva al proprietario del bar Le Constellation di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno si è verificata una tragedia con decine di vittime.
In una nota diffusa da Palazzo Chigi, viene riferito che il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri hanno incaricato l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado di contattare immediatamente la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, per rappresentare “la viva indignazione del Governo e dell’Italia” di fronte alla scarcerazione di Jacques Moretti, ritenuta incompatibile con la gravità dei reati contestati, il rischio di fuga e il pericolo di inquinamento delle prove.
Secondo l’esecutivo, la decisione della magistratura elvetica costituisce “una grave offesa e un’ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e a coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale”. Il governo ribadisce la richiesta di verità e giustizia, sottolineando la necessità di provvedimenti che tengano pienamente conto delle sofferenze delle famiglie coinvolte.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito la scarcerazione di Jacques Moretti “inaccettabile”, sostenendo che l’unico elemento determinante sarebbe stato il pagamento di una cauzione di 200mila franchi svizzeri. Secondo il titolare della Farnesina, permangono i rischi di fuga e di alterazione delle prove, già emersi nelle fasi iniziali dell’inchiesta.
Tajani ha inoltre riferito che la richiesta di un incontro immediato con la procuratrice cantonale è stata respinta, un elemento che, a suo giudizio, rafforza le critiche sull’operato della magistratura del Vallese. Il ministro ha anche confermato di aver parlato con il suo omologo svizzero, che avrebbe ribadito la volontà del governo federale di fare piena chiarezza sull’accaduto, pur nel rispetto dell’autonomia della magistratura.
Nel frattempo, l’Italia valuta ulteriori iniziative. Sono allo studio azioni di natura giuridica, inclusa la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento. Il richiamo dell’ambasciatore a Roma servirà a definire le prossime mosse diplomatiche, mentre resta alta l’attenzione sull’evoluzione dell’inchiesta e sulle responsabilità legate alla tragedia.
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(con fonte AdnKronos)
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