Salute
Dieta MIND e cervello, lo studio: rallenta l’invecchiamento
Ricerca su oltre 1.600 persone: minore perdita di materia grigia e cambiamenti cerebrali più lenti con il regime alimentare
Seguire la dieta MIND è associato a un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale e a una minore perdita di materia grigia. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry, che ha analizzato nel tempo i cambiamenti strutturali del cervello in relazione alle abitudini alimentari.
La dieta MIND combina elementi della dieta mediterranea con uno schema mirato al controllo della pressione arteriosa. Prevede il consumo regolare di verdure a foglia verde, altri ortaggi, frutti di bosco, frutta secca, cereali integrali, pesce, legumi, olio d’oliva e pollame, oltre a un consumo moderato di vino. Tra gli alimenti da limitare figurano burro e margarina, formaggi, carne rossa, dolci e cibi fritti da fast food.
I ricercatori hanno esaminato 1.647 persone di mezza età e anziane, con un’età media di 60 anni all’inizio dello studio, appartenenti alla coorte del Framingham Heart Study Offspring. I partecipanti sono stati seguiti con controlli medici ogni 4-8 anni e risonanze magnetiche cerebrali ogni 2-6 anni a partire dal 1999. Nessuno presentava ictus o demenza all’inizio del monitoraggio.
Nel corso di un periodo medio di osservazione di 12 anni, tutte le risonanze hanno evidenziato una riduzione del volume cerebrale totale, della sostanza grigia, della sostanza bianca e dell’ippocampo, insieme a un aumento del liquido cerebrospinale e del volume ventricolare. Tuttavia, i soggetti con maggiore aderenza alla dieta MIND hanno mostrato un declino più lento, in particolare della materia grigia.
Ogni aumento di 3 punti nel punteggio della dieta, su una scala fino a 15, è stato associato a una riduzione più lenta della materia grigia pari a 0,279 centimetri cubi l’anno, equivalente a circa il 20% in meno di declino legato all’età e a un ritardo di 2,5 anni nell’invecchiamento cerebrale. Analogamente, l’espansione del volume ventricolare è risultata più contenuta, con una riduzione dell’8% della perdita di tessuto e un ritardo di circa un anno.
Tra gli alimenti associati agli effetti più favorevoli emergono i frutti di bosco e il pollame, collegati a una più lenta espansione dei ventricoli e a una minore perdita di materia grigia. Al contrario, un consumo più elevato di dolci e cibi fritti è risultato associato a un peggioramento degli indicatori, con maggiore atrofia dell’ippocampo e aumento del volume ventricolare.
Lo studio ha rilevato anche alcuni risultati inattesi: un maggiore consumo di cereali integrali è stato associato a cambiamenti strutturali meno favorevoli, mentre il consumo di formaggio è stato collegato a una riduzione più lenta della materia grigia e del volume dell’ippocampo.
Le associazioni osservate sono risultate più marcate nei partecipanti più anziani e in quelli con uno stile di vita complessivamente più sano, in particolare tra le persone fisicamente attive e non in sovrappeso. Gli autori precisano che si tratta di uno studio osservazionale, che non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto, ma i risultati indicano un potenziale ruolo della dieta MIND nelle strategie per rallentare la neurodegenerazione.
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(con fonte AdnKronos)

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