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Usa inviano Marines nel Golfo: possibile attacco all’isola di Kharg
Circa 5.000 militari statunitensi, tra cui 2.200 Marines a bordo di tre navi anfibie, sarebbero pronti al dispiegamento mentre cresce il timore di un’operazione contro il principale terminale petrolifero iraniano
Gli Usa inviano Marines nel Golfo: possibile attacco all’isola di Kharg è lo scenario che emerge dalle notizie su un dispiegamento militare statunitense nell’area del Golfo Persico. Secondo le informazioni disponibili, gli Stati Uniti starebbero preparando l’invio di circa 5.000 militari, tra cui 2.200 Marines, a bordo di tre navi anfibie.
L’ipotesi operativa riguarda l’isola iraniana di Kharg, uno dei punti più sensibili dell’economia energetica di Teheran. Dal terminale dell’isola passa infatti oltre il 90% delle esportazioni di petrolio greggio dell’Iran. Nonostante i dodici giorni di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele, l’infrastruttura è rimasta finora intatta.
Lo scenario Usa inviano Marines nel Golfo: possibile attacco all’isola di Kharg preoccupa gli analisti energetici perché un’eventuale operazione militare potrebbe provocare un forte aumento dei prezzi del petrolio e destabilizzare ulteriormente i mercati globali.
Il ruolo strategico dell’isola
L’isola di Kharg si trova a circa 55 chilometri dal porto iraniano di Bushehr ed è circondata da acque particolarmente profonde. Pur estendendosi per appena otto chilometri, ospita il principale terminale di esportazione del greggio iraniano.
Attraverso oleodotti sottomarini e terminali di carico, il petrolio proveniente dai giacimenti centrali e occidentali dell’Iran viene convogliato verso petroliere dirette soprattutto ai mercati asiatici, con la Cina tra i principali acquirenti. Ogni giorno transitano dal terminale tra 1,3 e 1,6 milioni di barili, mentre la capacità di stoccaggio raggiunge decine di milioni di barili.
Il valore strategico dell’infrastruttura spiega perché finora non sia stata inclusa tra gli obiettivi militari diretti. Secondo Neil Quilliam, un attacco potrebbe far salire il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile, rispetto ai circa 120 dollari registrati nei momenti più critici della crisi.
Distruggere o paralizzare il terminale significherebbe togliere dal mercato l’intero flusso di esportazioni iraniane, mentre parte della produzione regionale è già condizionata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.
I rischi militari ed energetici
Anche un’eventuale occupazione militare dell’isola sarebbe estremamente complessa. Lo scenario Usa inviano Marines nel Golfo: possibile attacco all’isola di Kharg richiederebbe infatti un massiccio dispiegamento di forze e potrebbe generare uno stallo energetico.
L’Iran potrebbe continuare a produrre petrolio senza poterlo esportare, mentre gli Stati Uniti controllerebbero il terminale senza riuscire a farlo funzionare. Una situazione di questo tipo rischierebbe di spingere i mercati petroliferi verso una forte instabilità.
Il valore storico dell’isola
Oltre al suo peso economico, Kharg ha anche una lunga storia strategica. Abitata fin dall’antichità e contesa nei secoli da potenze regionali ed europee, l’isola divenne un grande hub petrolifero negli anni Sessanta.
Durante la guerra tra Iran e Iraq negli anni Ottanta fu pesantemente bombardata. Oggi è fortemente militarizzata e controllata dalle forze iraniane. Le sue acque profonde — tra le poche nel Golfo Persico capaci di accogliere le superpetroliere — permettono ancora l’attracco delle grandi navi che trasportano all’estero la principale risorsa economica della Repubblica Islamica.
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(con fonte AdnKronos)

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