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Influenza aviaria, 60 nuovi focolai ad alta patogenicità in Europa
La malattia continua a diffondersi in diversi Paesi Ue, con misure di contenimento e monitoraggio intensificato
L’influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) continua a diffondersi nell’Unione europea. In meno di un mese, le autorità europee hanno registrato 60 nuovi focolai, secondo quanto riportato in una decisione di esecuzione della Commissione europea consultata dall’Adnkronos salute. Il virus, più attivo durante la stagione invernale, può in rari casi infettare l’uomo, e viene attentamente monitorato dai virologi per il rischio di mutazioni che possano rendere possibile la trasmissione interumana.
L’epidemiologo Massimo Ciccozzi sottolinea che “l’aviaria è una malattia nota da circa 100 anni: l’uomo si infetta direttamente dai volatili malati. Finora non è stato dimostrato il contagio tra persone, che rimane il principale rischio a causa dell’elevata letalità del virus, stimata tra il 35 e il 40%”. Ciccozzi aggiunge che la continua mutazione del virus rappresenta un pericolo maggiore se si verificano passaggi ripetuti tra animali diversi, e che “è importante evitare allevamenti intensivi e mantenere una sorveglianza veterinaria costante”.
In Italia i focolai di Hpai, principalmente del ceppo H5N1, hanno colpito soprattutto le regioni del Nord — Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia — interessando allevamenti di tacchini e galline ovaiole. “Le autorità hanno adottato misure immediate di contenimento e istituito zone di protezione e sorveglianza. La diffusione è legata agli uccelli selvatici migratori, ma i controlli garantiscono che carne e uova rimangano sicure per il consumo umano”, spiega Ciccozzi.
La Commissione europea ricorda che l’influenza aviaria è una malattia infettiva dei volatili che può avere gravi ripercussioni economiche sugli allevamenti, perturbando scambi interni all’Ue e esportazioni verso Paesi terzi. I virus Hpai possono infettare gli uccelli migratori, che ne facilitano la diffusione a lunga distanza. La presenza del virus negli uccelli selvatici rappresenta una minaccia costante per gli allevamenti, con il rischio di contagio diretto o indiretto del pollame in cattività.
Dalla data di adozione della decisione di esecuzione Ue 2025/2660 (23 dicembre 2025), Belgio, Bulgaria, Cechia, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia hanno notificato nuovi focolai nei rispettivi territori. I casi riguardano sia pollame sia volatili in cattività e interessano, tra gli altri, le Fiandre Occidentali in Belgio, regioni di Pazardzhik e Plovdiv in Bulgaria, Vysočina in Cechia, Jutland centrale in Danimarca, diversi Länder tedeschi, Lleida in Spagna, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto in Italia, oltre a varie province negli altri Paesi segnalati.
In risposta alla comparsa di nuovi focolai, tutti gli Stati colpiti hanno adottato le misure previste dal regolamento delegato Ue 2020/687, compresa l’istituzione di zone di protezione e di sorveglianza attorno ai focolai, per contenere la diffusione della malattia e tutelare sia la salute degli animali sia quella pubblica.
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(con fonte AdnKronos)
