Loro Piana sotto amministrazione giudiziaria per un anno: manodopera sfruttata in opifici cinesi
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La decisione del Tribunale di Milano: la società di moda di lusso non avrebbe controllato la filiera produttiva, favorendo il caporalato in subappalto
Milano – Il Tribunale di Milano – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto l’amministrazione giudiziaria per un anno della società Loro Piana, storico marchio della moda di lusso, su richiesta della Procura. Al centro dell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Gruppo per la tutela del lavoro di Milano, la presunta mancanza di controllo sulla filiera produttiva, che avrebbe portato alla realizzazione di capi d’abbigliamento tramite manodopera irregolare e clandestina in opifici a conduzione cinese.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’azienda avrebbe affidato la produzione a una catena di subappalti, in cui i capi – tra cui giacche in cashmere – venivano materialmente realizzati in laboratori dove si praticava sfruttamento lavorativo, senza rispettare norme di sicurezza, retribuzioni regolari, orari, pause e ferie. Le verifiche sono scattate dopo la denuncia, nel maggio 2025, di un lavoratore cinese aggredito dal suo datore di lavoro per aver chiesto il pagamento degli arretrati.
Nei controlli eseguiti in alcuni stabilimenti del milanese sono stati identificati 21 lavoratori, di cui 10 in nero (7 irregolari sul territorio). Gli ambienti di lavoro sono risultati insalubri, con violazioni sulla sicurezza, mancanza di formazione e dormitori abusivi in condizioni igieniche precarie. Sono scattate denunce per due titolari cinesi e altri soggetti coinvolti nella filiera, oltre a sanzioni per oltre 240 mila euro e la sospensione di due opifici.
Il Tribunale ha rilevato come Loro Piana non abbia effettuato controlli adeguati su appaltatori e subappaltatori, né verifiche sostanziali sulle reali condizioni di lavoro. “I modelli organizzativi e gestionali della società si sono rivelati inadeguati”, si legge nel provvedimento, secondo cui i controlli effettuati finora “sembrano più formali che sostanziali”.
La misura di prevenzione – precisano i giudici – non implica una responsabilità penale diretta, ma una colpa organizzativa grave nell’aver tollerato o agevolato, anche colposamente, rapporti con soggetti coinvolti nel caporalato. Una condotta che ha reso necessario il commissariamento temporaneo dell’azienda, con l’obiettivo di ricostruire una filiera produttiva legale e trasparente.
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(con fonte AdnKronos)
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