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Il leader del gruppo, la moglie e i suoi fedelissimi fermati in un’operazione internazionale coordinata dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia

Un’associazione criminale e terroristica dotata di un potente arsenale, un giovane esercito e molti soldi era pronta a una “rivoluzione” in Turchia. Questo il quadro che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Roberto Crepaldi, su richiesta del pm Bruna Albertini, che ha portato in carcere Baris Boyun, 40 anni, la moglie, i suoi guardaspalle e fedelissimi con accuse che vanno dalla banda armata con finalità terroristiche alla detenzione di armi e di esplosivi, dal traffico internazionale di droga fino all’omicidio e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il gruppo è descritto come “estremamente pericoloso perché dotato di armi cruente” spiega la titolare dell’inchiesta. “Armi pesanti, clandestine, da guerra”, come kalashnikov o bombe a mano, con cui i ‘soldati’ attraversano la Lombardia, muovendosi tra Svizzera, Olanda e Germania, con “obiettivi politici: la lotta è contro quelli che hanno ‘infestato lo stato turco’”. Per la Direzione distrettuale antimafia, così come per il gip, “non vi è dubbio che il capo indiscusso dell’associazione” sia Boyun: è lui a coordinare la vendita di armi, decidere su tratte balcaniche e tariffe dei migranti, orientare la strategia sul contrabbando di sigarette e sul mercato della droga e farmaci, riciclare il denaro e ordinare vendette.

Le intercettazioni, captate anche da una microspia nel braccialetto elettronico di Boyun, rivelano dettagli del fallito attentato in una fabbrica vicino a Istanbul e del gruppo di fuoco che ha commesso un omicidio a Berlino, delitto su cui la procura sta collaborando con le autorità tedesche. Boyun, già ai domiciliari e arrestato all’alba a Viterbo, “giurano fedeltà fino alla morte; è il suo nome a fare paura agli estranei”. Nel provvedimento si ricostruisce ogni singolo ruolo delle altre 17 persone arrestate dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia. Nessun provvedimento è stato disposto per i due legali del presunto boss, indagati per ricettazione per alcune transazioni di denaro.

Arresti possibili grazie alla cooperazione con la polizia turca per un’operazione di “oggettiva e assoluta importanza” secondo il procuratore capo di Milano Marcello Viola. L’indagine “complessa” è nata nell’ottobre del 2023, con tre arresti alla frontiera di Chiasso: la polizia sequestra due pistole, un giubbotto antiproiettile e documentazione riconducibile a Boyun. Una microspia nel braccialetto elettronico ha permesso di intercettare numerose conversazioni in cui tratta il commercio di armi, vantandosi di gestire “tutto il mercato tedesco” e di poter “vendere anche in Svizzera”.

Boyun annuncia l’attacco (fallito) a una fabbrica vicino a Istanbul per colpire il rivale Burhanettin Saral, e dimostra l’intenzione di scalzare il gruppo attualmente al potere in Turchia. “Ho mandato notizie alla gerarchia superiore del Pkk, ho detto che non accettiamo un’organizzazione così e che fonderemo una nuova organizzazione iniziando una nuova rivoluzione”, emerge dalle intercettazioni.

Il gip Crepaldi conclude che Boyun continuava dall’Italia una guerra per conquistare la supremazia su altri gruppi criminali in Turchia, utilizzando la violenza per imporsi e destabilizzare il paese, imponendo il terrore nella popolazione già terrorizzata alla sola idea di pronunciare il suo nome.

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(con fonte AdnKronos)

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