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Il regime iraniano resterà al potere: per intelligence Usa sarà ancora più intransigente
Valutazioni 007 Usa: nessun cambio di regime a breve, ma possibile rafforzamento dei Pasdaran
Il regime iraniano resterà al potere secondo le valutazioni dell’intelligence statunitense, nonostante settimane di attacchi da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Secondo quanto riportato dal Washington Post, funzionari e analisti occidentali esperti di Iran ritengono che nel breve termine non vi siano prospettive concrete di un cambio di regime che possa porre fine alla Repubblica islamica, al potere da 47 anni, né di una transizione verso un sistema più democratico.
Due funzionari citati in forma anonima indicano che il sistema politico iraniano è destinato a rimanere intatto e potrebbe persino rafforzarsi, anche in virtù della percezione di aver resistito alle pressioni del presidente americano Donald Trump.
Allo stesso tempo, il Paese viene descritto come indebolito, con un ruolo crescente del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran, destinati ad assumere un controllo più marcato.
Preoccupazioni emergono anche tra gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico, definiti “arrabbiati e allarmati” per essere diventati bersaglio di attacchi di rappresaglia con missili e droni iraniani.
Un funzionario europeo ha indicato come scenario più probabile nel dopoguerra quello di un sistema dominato dalle Guardie Rivoluzionarie a Teheran, indebolito ma ancora in grado di mantenere capacità nucleari e missilistiche, oltre al sostegno di gruppi alleati nella regione.
Una fonte informata ha riferito che Donald Trump aveva ricevuto briefing “molto allarmanti” dall’intelligence prima di autorizzare l’intervento militare congiunto con Israele. In tali valutazioni veniva già indicata la possibilità di un rafforzamento dei Pasdaran.
“Non era solo prevedibile – ha spiegato la fonte – era stato previsto. Gli era stato detto in anticipo”.
Le tensioni con i partner del Golfo si sono ulteriormente aggravate con il protrarsi del conflitto. Un alto funzionario arabo ha criticato l’approccio degli Stati Uniti, sostenendo che il conflitto sia stato avviato a sostegno di Israele, lasciando poi gli alleati regionali esposti alle ritorsioni iraniane.
Prima dell’inizio delle ostilità, l’amministrazione americana aveva indicato la possibilità di uno scontro rapido. L’evoluzione degli eventi suggerisce invece che Teheran stia puntando a prolungare il conflitto, aumentando la pressione sui Paesi vicini.
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(con fonte AdnKronos)

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