Primo Piano
Trump contro la Nato: aiuti insufficienti nella guerra con l’Iran
Il presidente Usa chiede una coalizione navale per liberare lo Stretto di Hormuz e avverte gli alleati: senza sostegno il futuro dell’Alleanza sarà “pessimo”
Il presidente degli Stati Uniti attacca gli alleati accusandoli di non sostenere adeguatamente Washington nel conflitto in corso e chiede un intervento diretto per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Secondo il presidente americano, la Nato dovrebbe partecipare alla creazione di una coalizione navale internazionale per proteggere le petroliere e assicurare il traffico energetico in uno degli snodi più cruciali per il mercato del petrolio. Se gli alleati non invieranno navi per difendere le rotte commerciali minacciate da Teheran, avverte Trump, l’Alleanza rischia “un futuro pessimo”.
Finora la proposta statunitense non ha prodotto risultati concreti. In un’intervista al Financial Times il presidente ha dichiarato che una risposta negativa degli alleati rappresenterebbe un segnale grave per il futuro dell’organizzazione. Se la strategia non dovesse funzionare e lo stallo nello Stretto di Hormuz dovesse proseguire, l’amministrazione americana – secondo quanto riferito da Axios – potrebbe prendere in considerazione un’operazione militare più ampia, con uno sbarco dei Marines sull’isola di Kharg, centro del sistema petrolifero iraniano.
Durante un viaggio a bordo dell’Air Force One, Trump ha utilizzato toni più concilianti, spiegando che Washington sta discutendo con diversi paesi per organizzare la sorveglianza dello Stretto. Gli Stati Uniti, ha ricordato, ricevono solo una quota minima del petrolio che transita nella zona, mentre altri paesi – come la Cina – dipendono molto di più da quel passaggio.
Il presidente ha anche collegato la richiesta di sostegno alla guerra in Ucraina, ricordando il ruolo svolto dagli Stati Uniti nel supporto a Kiev contro la Russia. “Non eravamo obbligati ad aiutarli con l’Ucraina”, ha dichiarato, aggiungendo che ora Washington si aspetta un impegno analogo da parte degli alleati.
Tra i paesi criticati compare il Regno Unito, storico partner degli Stati Uniti. Trump ha sostenuto che Londra non ha reagito immediatamente alla richiesta di inviare navi e ha annunciato l’intervento solo dopo che, a suo dire, la minaccia iraniana era stata neutralizzata. Per il presidente americano, questo episodio conferma la sua tesi secondo cui l’Alleanza sarebbe “una strada a senso unico”.
La pressione diplomatica di Washington riguarda anche la Cina. Trump ha suggerito che Pechino dovrebbe partecipare alla coalizione internazionale, considerando che gran parte del petrolio cinese transita proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Il presidente ha inoltre lasciato intendere che il viaggio previsto in Cina all’inizio di aprile potrebbe essere rinviato in assenza di segnali positivi.
Il confronto con gli alleati avviene mentre la guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio con l’operazione Epic Fury condotta dagli Stati Uniti insieme a Israele, prosegue senza una conclusione immediata. Trump continua a sostenere che il conflitto sia ormai vinto militarmente, ma esclude per ora un cessate il fuoco, affermando che Teheran non avrebbe ancora accettato condizioni sufficientemente favorevoli.
Sul terreno militare gli Stati Uniti stanno rafforzando la presenza nel Golfo con il trasferimento di circa 5.000 uomini, tra cui 2.200 Marines. L’ipotesi di un’operazione sull’isola di Kharg resta sullo sfondo delle analisi strategiche.
Dall’altra parte, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato che Teheran abbia chiesto negoziati o un cessate il fuoco. L’Iran, ha dichiarato, è pronto a continuare il conflitto e ha sottolineato la cooperazione con Russia e Cina, definite partner strategici anche sul piano militare.
Nel frattempo restano al centro delle preoccupazioni internazionali le riserve di uranio arricchito dell’Iran, circa 440 chili secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Trump non ha escluso un’operazione per prendere il controllo del materiale, mentre Teheran sostiene che eventuali recuperi avverrebbero solo sotto la supervisione dell’Aiea.
Il conflitto, che secondo alcune stime sarebbe già costato circa 12 miliardi di dollari agli Stati Uniti, potrebbe proseguire ancora per settimane. Anche Israele, alleato di Washington nell’operazione militare, si prepara a un’offensiva prolungata con migliaia di obiettivi ancora da colpire.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
