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I funerali di Bossi a Pontida: tra applausi e contestazioni a Salvini
Addio al fondatore della Lega, il popolo leghista si compatta ma emergono divisioni
Pontida si compatta e si divide nel giorno dell’addio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega scomparso a 84 anni. Tra cori storici e contestazioni, il funerale restituisce l’immagine di un movimento ancora legato alle origini ma attraversato da tensioni interne.
Il clima si percepisce fin dalle ore precedenti alla cerimonia, all’esterno dell’abbazia di San Giacomo, dove il popolo leghista si raccoglie tra bandiere, foulard verdi e simboli storici come Alberto da Giussano. I cori “Roma ladrona” e “Padania libera” accompagnano l’attesa, segno di una base che continua a riconoscersi nell’eredità del Senatur.
Tra i primi ad arrivare, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, insieme a numerosi esponenti politici e istituzionali. L’arrivo di Luca Zaia viene accolto con applausi e cori, segnale del forte legame con una parte della base storica del partito.
Diverso il clima per il leader della Lega Matteo Salvini, contestato da alcuni militanti con slogan e accuse. Le tensioni emergono anche nelle parole dell’ex ministro Roberto Castelli, che parla apertamente di “tradimento” dell’eredità bossiana, sottolineando la distanza tra la Lega delle origini e quella attuale. Fischi e cori ostili anche per il senatore a vita Mario Monti e per la ministra Daniela Santanchè.
Diversa l’accoglienza per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e per il vicepremier Antonio Tajani, salutati da applausi e cori da parte della folla.
L’arrivo del feretro è uno dei momenti più intensi: applausi, cornamuse e grida di “Viva Bossi” accompagnano l’ingresso della bara, accanto alla quale si stringono la moglie Manuela e i figli. La cerimonia si svolge in forma semplice, con Giancarlo Giorgetti che legge un brano del profeta Ezechiele e il figlio Renzo che legge dalla lettera ai Romani. Nell’omelia, l’abate Giordano Rota invita a ricordare Bossi attraverso la preghiera.
All’esterno, il verde resta il filo conduttore: bandiere, camicie e simboli riempiono lo spazio davanti all’abbazia. Ma è nel momento finale che le tensioni tornano evidenti. All’uscita del feretro, accompagnato dalle note del “Va’ pensiero”, una parte dei militanti intona cori e slogan identitari, mentre il feretro lascia la chiesa tra applausi e contestazioni.
Nel piazzale si concentrano nuovamente le proteste contro Matteo Salvini, accusato da alcuni militanti di aver tradito lo spirito originario del movimento. Il gesto di avvicinarsi alla moglie del fondatore scatena nuove reazioni, tra urla e tensione.
Il feretro viene infine portato nel pratone di Pontida, luogo simbolo dei raduni leghisti, per un ultimo saluto carico di significato. Un addio che unisce e divide, lasciando emergere, anche nel giorno del commiato, le fratture interne alla Lega.
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(con fonte AdnKronos)

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