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Stati Uniti al bivio nella guerra con l’Iran: Trump valuta la riduzione degli sforzi
Quarta settimana di conflitto, Washington pensa ai negoziati mentre restano aperti i nodi su Hormuz e uranio
Gli Stati Uniti al bivio nella guerra contro l’Iran. Il conflitto entra nella quarta settimana e il presidente americano Donald Trump valuta per la prima volta “una riduzione degli sforzi” nell’operazione Epic Fury. L’impegno militare non può ancora essere considerato esaurito. Ma continua la narrazione con “Abbiamo vinto la guerra”, che sintetizza l’idea di Trump riferendosi al risultato ottenuto tra cielo e mare. Restano però due nodi cruciali: lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e i 440 chili di uranio arricchito di Teheran.
In questo quadro, l’amministrazione americana ha iniziato a pianificare possibili negoziati di pace con l’Iran, secondo quanto riportato da Axios sulla base di fonti statunitensi. “Ci stiamo avvicinando sempre di più al raggiungimento dei nostri obiettivi mentre valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente in relazione al regime terroristico iraniano”, le parole di Trump che lasciano intravedere un possibile epilogo del conflitto.
I consiglieri del presidente, Jared Kushner e Steve Witkoff, starebbero valutando le condizioni per un eventuale accordo: riapertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare e missilistico iraniano e fine del sostegno di Teheran a Hezbollah, Hamas e agli Houthi. Negli ultimi giorni non si sono registrati contatti diretti tra Stati Uniti e Iran, ma messaggi indiretti sono stati trasmessi tramite paesi terzi come Egitto, Qatar e Regno Unito.
Secondo fonti americane, l’Iran si è detto disponibile a trattare ma pone condizioni rigorose: cessate il fuoco immediato, garanzie contro futuri attacchi e compensazioni. La distanza con Washington resta ampia. “Possiamo dialogare, ma non voglio un cessate il fuoco. Non si fa un cessate il fuoco quando si sta annientando completamente l’altra parte”, ha dichiarato Trump.
Gli Stati Uniti puntano a ottenere limitazioni significative, tra cui l’azzeramento dell’arricchimento dell’uranio, la riduzione della capacità missilistica e la smilitarizzazione di centrali nucleari chiave. Tuttavia, Teheran ha già rifiutato in passato condizioni simili, rendendo le trattative complesse. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che il Paese è pronto ad accogliere “ogni iniziativa che possa portare questa guerra a una totale conclusione”, ma ha anche sottolineato che non sembra esserci disponibilità americana a fermare l’offensiva.
Nel frattempo la guerra prosegue. Gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nel Golfo Persico, con l’obiettivo di prendere il controllo dello Stretto di Hormuz e riattivare il traffico petrolifero. Trump non esclude l’impiego di truppe di terra. Tra gli obiettivi possibili, l’isola di Kharg, nodo centrale del sistema petrolifero iraniano.
Secondo la Cbs, mentre viene bombardato il sito nucleare di Natanz, il presidente starebbe valutando opzioni per impadronirsi degli arsenali atomici iraniani, in particolare dei circa 440 chili di uranio arricchito, probabilmente localizzati a Isfahan. Il piano potrebbe prevedere il dispiegamento di forze del Joint Special Operations Command, unità d’élite impiegata nelle missioni più delicate.
Funzionari statunitensi non escludono il tentativo di recuperare le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, ma l’operazione sarebbe complessa e rischiosa. “Stiamo parlando di bombole contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi è molto difficile da gestire”, ha spiegato Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia atomica internazionale. “Non dico che sia impossibile, ma sarebbe sicuramente un’operazione molto impegnativa”.
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(con fonte AdnKronos)

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