Salute
Dieta DASH e cervello: fino al 41% di rischio in meno di declino cognitivo
Studio pubblicato su JAMA Neurology: tra i modelli alimentari analizzati, la DASH è quella associata ai benefici più rilevanti
Seguire una dieta è spesso associato a benefici fisici, come la perdita di peso o il controllo della pressione arteriosa. Tuttavia, diversi modelli alimentari possono avere effetti positivi anche sulla salute del cervello, contribuendo a ridurre i processi infiammatori legati al declino cognitivo.
Il tema è al centro di uno studio pubblicato su JAMA Neurology, che ha analizzato i dati di circa 160mila adulti monitorati in due ampi studi condotti tra il 1986 e il 2017.
I ricercatori hanno individuato sei modelli alimentari associati a una minore probabilità di declino cognitivo. Tra questi, la Dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) è quella che ha mostrato l’associazione più marcata: i soggetti che l’hanno seguita con maggiore aderenza hanno registrato un rischio inferiore del 41% rispetto a chi non la seguiva in modo rigoroso.
Lo studio è di tipo osservazionale e non consente quindi di stabilire un rapporto di causa-effetto, ma il risultato è in linea con evidenze già consolidate. La dieta DASH, sviluppata circa 30 anni fa con il supporto del National Heart, Lung, and Blood Institute, si basa su un’alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre, con una riduzione di sodio, zuccheri e grassi saturi.
Questo schema alimentare è stato associato nel tempo a una riduzione della pressione arteriosa e del colesterolo, fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, oltre che a benefici su altre condizioni come l’asma e i calcoli renali.
Secondo Christopher Weber, livelli più bassi di infiammazione – favoriti anche dalla dieta – giocano un ruolo importante nella protezione delle funzioni cognitive. Anche Kjetil Bjornevik sottolinea come l’attenzione della DASH per alimenti vegetali e nutrienti antiossidanti contribuisca a migliorare la salute del cervello, anche attraverso il controllo dell’ipertensione, fattore di rischio per la demenza.
Non solo DASH. Un ulteriore studio, citato dal The Washington Post, evidenzia che la Dieta MIND – che integra principi della DASH e della dieta mediterranea – è associata a un declino più lento del volume della materia grigia, suggerendo un possibile effetto nel ritardare l’invecchiamento cerebrale.
In generale, tutti i modelli alimentari sani analizzati hanno mostrato effetti positivi: i partecipanti che li seguivano avevano una probabilità inferiore, compresa tra l’11% e il 35%, di segnalare un declino cognitivo. Questo suggerisce che non esiste un unico approccio ideale, ma diverse strategie alimentari possono contribuire alla salute del cervello.
Un elemento chiave riguarda il momento della vita: i benefici più evidenti si osservano in chi segue questi regimi tra i 45 e i 54 anni, una fase considerata cruciale. I cambiamenti cerebrali legati al declino cognitivo possono infatti iniziare anche 20 anni prima della comparsa dei sintomi.
Per chi desidera adottare la dieta DASH, gli esperti consigliano un approccio graduale: aumentare il consumo di verdura, pesce e cereali integrali, riducendo progressivamente carni lavorate e bevande zuccherate. Anche piccoli cambiamenti, se mantenuti nel tempo, possono avere un impatto significativo.
Il beneficio è maggiore se la dieta viene associata a uno stile di vita attivo, con almeno 30 minuti di attività fisica quasi tutti i giorni della settimana, e alla limitazione di alcol e alimenti ricchi di grassi saturi.
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(con fonte AdnKronos)

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