Primo Piano
Nato, l’Europa accelera sul piano di difesa senza gli Stati Uniti
Strategia di riserva per garantire autonomia militare: più ruolo agli europei tra comando, difesa e deterrenza
L’Europa accelera sulla costruzione di un piano di difesa autonoma all’interno della Nato, pensato per garantire la capacità operativa dell’Alleanza anche in caso di un disimpegno degli Stati Uniti. È quanto emerge da indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, secondo cui funzionari europei stanno lavorando a una strategia informale già ribattezzata da alcuni come una “Nato europea”.
L’obiettivo non è creare un’alternativa all’Alleanza atlantica, ma rafforzarne la struttura rendendola meno dipendente da Washington. Il piano punta ad aumentare il peso degli europei nei ruoli di comando e controllo e a integrare, dove possibile, le risorse militari statunitensi con capacità autonome.
Alla base di questa accelerazione c’è la crescente preoccupazione per l’affidabilità degli Stati Uniti come garante della sicurezza europea, alla luce delle posizioni espresse dal presidente Donald Trump, che ha più volte ventilato l’ipotesi di un ritiro o di una riduzione dell’impegno americano nella Nato.
I funzionari europei mirano a preservare tre elementi chiave: la deterrenza nei confronti della Russia, la continuità operativa dell’Alleanza e la credibilità del sistema di difesa, anche sul piano nucleare. In questo quadro, assume un ruolo centrale il progressivo trasferimento di responsabilità dagli Stati Uniti ai Paesi europei.
Un passaggio decisivo è rappresentato dal cambio di posizione della Germania. Per decenni Berlino ha preferito mantenere gli Stati Uniti come principale garante della sicurezza, resistendo alle spinte, soprattutto francesi, verso una maggiore autonomia strategica. Ora, con il cancelliere Friedrich Merz, questa linea sta cambiando, aprendo la strada a un accordo più ampio che coinvolge anche Regno Unito, Francia, Polonia, Paesi nordici e Canada.
Sul piano operativo, i lavori si concentrano su diversi ambiti: difese aeree e missilistiche, corridoi logistici per i rinforzi nell’Europa orientale, esercitazioni militari e produzione industriale. L’obiettivo è colmare il gap con gli Stati Uniti in settori chiave come guerra antisommergibile, capacità spaziali, ricognizione, rifornimento in volo e mobilità aerea.
Tra le iniziative già avviate, viene citato il progetto congiunto tra Germania e Regno Unito per lo sviluppo di missili da crociera stealth e armi ipersoniche. Parallelamente, cresce il numero di posizioni di comando Nato affidate a ufficiali europei e aumentano le esercitazioni guidate da forze del continente.
Resta però aperta la questione più delicata: quella della deterrenza nucleare e dell’intelligence strategica, ambiti in cui il contributo statunitense è considerato difficilmente sostituibile nel breve periodo. In questo contesto, Francia e Regno Unito sono chiamati a rafforzare il proprio ruolo, mentre si discute anche di una possibile estensione dell’ombrello nucleare francese ad altri Paesi europei, inclusa la Germania.
Il processo è già in corso, ma la sua riuscita dipenderà dalla capacità degli Stati europei di coordinarsi, investire in difesa e gestire una transizione complessa, evitando vuoti di sicurezza in uno scenario internazionale sempre più instabile.
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(con fonte AdnKronos)

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