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Ungheria, dopo vittoria Magyar propone limite due mandati per il premier
Il leader di Tisza accelera sulle riforme dopo il voto: “Otto anni al massimo per governare”. Una mossa anti Orban
Dopo la vittoria alle elezioni legislative di domenica, Peter Magyar passa all’azione e rilancia sul fronte delle riforme istituzionali. Il leader di Tisza ha annunciato l’intenzione di introdurre un limite di due mandati per la carica di primo ministro, per un massimo di otto anni, con applicazione anche retroattiva.
L’obiettivo dichiarato è quello di impedire il ritorno al potere di Viktor Orban e, più in generale, di modificare l’assetto istituzionale del Paese. “Faremo tutto il possibile per ristabilire la democrazia e ripristinare il sistema di controlli ed equilibri”, ha spiegato Magyar, indicando una riforma costituzionale tra le priorità del nuovo corso politico.
Il leader ha rivendicato una vittoria ampia e una maggioranza qualificata in Parlamento, sottolineando il mandato ricevuto dagli elettori anche alla luce di un’affluenza record.
Figura atipica nel panorama politico ungherese, Magyar proviene dall’interno del sistema costruito da Orban. Entrato in Fidesz nel 2003, ha ricoperto incarichi istituzionali e vissuto a Bruxelles, prima di rompere con l’establishment nel 2024, in seguito a uno scandalo politico che ha coinvolto anche l’allora presidente Katalin Novak e l’ex ministra della Giustizia Judit Varga.
Da quel momento ha costruito la propria leadership presentandosi come un insider capace di sfidare il sistema dall’interno, facendo leva anche su un uso intensivo dei social media per raggiungere l’elettorato.
Sul piano internazionale, la nuova fase politica potrebbe incidere sui rapporti tra Budapest e Bruxelles, deteriorati negli ultimi anni per le tensioni sullo Stato di diritto e l’uso del veto da parte ungherese.
Il precedente della Polonia, con il cambio di governo e il successivo sblocco dei fondi europei, resta un riferimento, ma nel caso ungherese i margini appaiono più stretti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, pari a 10,4 miliardi di euro, è ancora in larga parte bloccato e la scadenza del Next Generation EU, fissata ad agosto 2026, si avvicina rapidamente.
Resta quindi da verificare se le riforme annunciate dal nuovo esecutivo saranno sufficienti a favorire un riavvicinamento con l’Unione europea e a sbloccare le risorse ancora ferme.
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(con fonte AdnKronos)

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