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Massa, omicidio Bongiorni: le telecamere al centro dell’inchiesta
Cinque indagati per la morte del 47enne in piazza Palma. Video, autopsia e interrogatori per chiarire le responsabilità
Sono le immagini, seppur sgranate ma ritenute decisive, di una telecamera di sorveglianza puntata verso un kebab di piazza Felice Palma, nel centro di Massa, a rappresentare uno degli elementi chiave per ricostruire gli ultimi istanti di vita di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso la sera dell’11 aprile sotto gli occhi del figlio undicenne e della compagna Sara Tognocchi.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Massa e condotta dai carabinieri, si concentra su cinque giovani indagati per omicidio volontario, tre dei quali minorenni. Un quadro ancora in evoluzione, segnato da versioni contrastanti e interrogativi sul ruolo effettivo di ciascuno durante l’aggressione.
Le immagini video, insieme agli esiti dell’autopsia e alle dichiarazioni raccolte negli interrogatori di garanzia, costituiscono il fulcro dell’attività investigativa. Secondo le prime analisi, una delle telecamere avrebbe ripreso la fase iniziale dello scontro, mostrando Bongiorni intervenire in difesa del cognato Gabriele Tognocchi.
Quest’ultimo avrebbe poco prima richiamato un gruppo di giovani che stavano lanciando bottiglie contro una vetrina. Da quel momento la situazione sarebbe degenerata: il gruppo, composto secondo alcune testimonianze da almeno dieci ragazzi, si sarebbe avvicinato in modo minaccioso, aggredendo Tognocchi e provocandogli gravi lesioni, tra cui la frattura del setto nasale e di una gamba.
Bongiorni sarebbe quindi intervenuto, venendo colpito ripetutamente con calci e pugni. È proprio la dinamica dell’aggressione fatale che gli investigatori stanno cercando di chiarire attraverso l’analisi incrociata tra le immagini e i risultati dell’autopsia, che ha evidenziato lesioni letali alla testa.
Da questo confronto dipenderà anche la qualificazione giuridica delle condotte e il grado di responsabilità individuale dei cinque indagati, che potrebbero aver avuto ruoli diversi nella sequenza dei fatti.
Per quanto riguarda i due maggiorenni coinvolti, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Caratasu, 19 anni, entrambi di origine rumena, sono stati sottoposti a fermo e interrogati dal giudice per le indagini preliminari nel carcere di Massa.
Le loro versioni, tuttavia, offrono una ricostruzione parzialmente diversa. Secondo la difesa di Caratasu, la situazione iniziale sarebbe stata meno tesa e sarebbe degenerata solo in un secondo momento.
L’indagato sostiene che sarebbe stato Bongiorni a colpire per primo, scatenando una reazione violenta ma non finalizzata a uccidere. Il giovane ha ammesso di aver sferrato un calcio alla testa quando l’uomo era già a terra, definendolo però un gesto privo di volontà omicida.
Diversa la posizione di Miron, che nega ogni coinvolgimento diretto nell’aggressione mortale. Una linea simile emerge anche dalle dichiarazioni di uno dei minorenni, che parla di una reazione a un’aggressione subita.
Le versioni difensive, che insistono sulla dinamica della rissa degenerata, dovranno ora essere verificate alla luce degli elementi oggettivi raccolti dagli investigatori, a partire proprio dai filmati.
Nel frattempo, la vicenda continua a suscitare forte partecipazione a Massa. Migliaia di persone hanno preso parte alla fiaccolata silenziosa organizzata il 14 aprile, attraversando il centro cittadino fino a piazza Palma, luogo dell’omicidio, in un clima di dolore e richiesta di giustizia.
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(con fonte AdnKronos)

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