Salute
Long Covid, immunoglobuline efficaci in un paziente: studio italiano
Caso clinico su The Lancet: recupero dopo mesi di fatigue e nebbia cognitiva
Un caso di Long Covid trattato con immunoglobuline mostra un recupero significativo dopo mesi di sintomi persistenti. È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato su The Lancet Infectious Diseases, condotto dall’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Protagonista è un uomo di 39 anni, in precedenza sano e atletico, che dopo due infezioni da Sars-CoV-2 ha sviluppato una forma grave e prolungata della sindrome post-Covid. Il quadro clinico era caratterizzato da fatigue invalidante, nebbia cognitiva, disturbi di memoria e concentrazione, insonnia e sintomi di disfunzione autonomica, con un impatto rilevante sulla vita quotidiana e lavorativa.
Il Long Covid è una condizione in cui i sintomi persistono o compaiono dopo l’infezione acuta e possono durare mesi. Tra le manifestazioni più frequenti rientrano stanchezza intensa, difficoltà cognitive, cefalea, disturbi del sonno, dispnea e alterazioni della sensibilità. Attualmente non esiste una terapia standard riconosciuta.
Nel caso analizzato, le terapie precedenti non avevano prodotto benefici duraturi. I ricercatori dello Spallanzani, coordinati da Marta Camici e Andrea Antinori, hanno individuato nel sangue del paziente autoanticorpi capaci di interferire con funzioni vitali, tra cui la comunicazione nervosa e il tono dei vasi sanguigni.
È stato quindi avviato un trattamento con immunoglobuline per via endovenosa ad alte dosi, somministrato in tre cicli mensili. Le immunoglobuline sono anticorpi purificati di origine umana utilizzati da anni in patologie autoimmuni e infiammatorie per modulare la risposta del sistema immunitario.
Il miglioramento è stato rapido: già dopo il primo ciclo si è osservata una riduzione significativa della fatigue e della nebbia cognitiva. Nei mesi successivi i sintomi sono progressivamente regrediti. A un anno dall’inizio della terapia, il paziente aveva recuperato le funzioni cognitive, era tornato al lavoro e aveva ripreso l’attività sportiva non agonistica.
Parallelamente, i ricercatori del Bambino Gesù hanno registrato modifiche nei parametri immunologici, tra cui la riduzione degli autoanticorpi diretti contro i recettori del sistema nervoso autonomo, dei marcatori infiammatori e degli indicatori di attivazione della coagulazione. L’efficacia del trattamento è risultata associata anche alla scomparsa di un’interazione anomala tra linfociti T e monociti, ritenuta alla base dello stato infiammatorio cronico.
Secondo gli autori, i dati suggeriscono che in alcuni pazienti il Long Covid possa essere legato a una persistente disregolazione del sistema immunitario. Le immunoglobuline non rappresentano una soluzione universale, ma potrebbero offrire un’opzione terapeutica per sottogruppi selezionati, da identificare attraverso specifici biomarcatori.
Il lavoro, pur riferendosi a un singolo caso clinico, fornisce indicazioni utili per la progettazione di studi controllati più ampi, con l’obiettivo di definire i pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente di questo approccio e chiarire i meccanismi biologici coinvolti.
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(con fonte AdnKronos)

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