Primo Piano
Trump: dopo gli alleati e la volta dell’attacco a Papa Leone XIV
Dalla guerra in Iran allo scontro con il Vaticano: il presidente Usa alza i toni anche contro il pontefice
Un passo alla volta, Donald Trump, con questo suo ultimo mandato alla Casa Bianca come presidente degli Stati Uniti, si sta delineando, poco a poco, come il peggiore di tutti i tempi.
Probabilmente anche per l’età che avanza, il tycoon newyorchese, 47° capo della nazione più potente del mondo, appare sempre più in balia di una vena iper narcisistica, come se non fosse più in grado di reggere lo stress che lui stesso ha generato con la guerra in Iran. Una gestione che sta mostrando tutta la sua debolezza e incapacità di leggere correttamente il contesto mediorientale, dopo aver sferrato un attacco che oggi non sembra avere una via d’uscita.
Invece di travolgere l’Iran, come sarebbe dovuto essere secondo le sue parole, Trump ha finito per rafforzare i Pasdaran e l’intero sistema di potere di Teheran, arrivando a consegnargli una leva strategica fondamentale come il controllo dello Stretto di Hormuz, con ripercussioni potenziali sull’intero pianeta sotto il profilo economico.
A questo si aggiunge il continuo attacco agli alleati, accusati di non essere intervenuti in un conflitto che lo stesso presidente, insieme a Netanyahu, ha contribuito ad alimentare in un’area già da sempre instabile.
L’ultimo bersaglio, in ordine di tempo, questa volta è il numero 1 del Vaticano, americano come lui. Trump ha un delirio di onnipotenza che si evidenzia bene nella frase con cui asserisce che “Leone XIV è pontefice grazie a Lui”, anche se lo esplicita in una forma indiretta ma neanche troppo (andate sul suo profilo Truth, dove ha postato una foto con l’IA…).
L’attacco al Papa
Donald Trump attacca frontalmente Papa Leone XIV. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato ai giornalisti di “non essere un grande fan” del pontefice, dopo l’appello di quest’ultimo in favore della pace.
“Non sono un grande fan di Papa Leone. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta alla criminalità”, ha detto Trump alla Joint Base Andrews, nel Maryland.
Poi l’affondo: l’accusa al Papa di “giocare con un Paese che vuole un’arma nucleare”.
L’attacco è proseguito anche sul social Truth: “Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran possieda un’arma nucleare”.
Trump ha rincarato ulteriormente i toni: “Papa Leone è debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera”.
E ancora: “Leone dovrebbe essere grato perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per essere Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano e pensavano fosse il modo migliore per affrontare il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.
Nel lungo post, il presidente ha aggiunto anche un riferimento personale: “Suo fratello Louis mi piace molto di più, perché è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, mentre Leone no”.
E ancora: “Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela”, proseguendo con accuse legate alla criminalità e alla gestione dei flussi illegali.
Infine, la conclusione: Leone dovrebbe “concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico”, perché questo comportamento “sta danneggiando molto la Chiesa cattolica”.
La posizione del pontefice
L’attacco del presidente americano arriva dopo le parole del pontefice sulla minaccia lanciata da Trump nel giorno dell’ultimatum all’Iran, quando aveva dichiarato: “Un’intera civiltà morirà stanotte”.
“Non è accettabile”, aveva osservato Papa Leone XIV. Un richiamo che andava oltre il diritto internazionale, toccando la dimensione morale del conflitto: il Papa ha invitato a riflettere sui tanti innocenti, sui bambini e sugli anziani che sarebbero vittime di un’escalation militare.
Fin dai primi giorni, aveva ribadito la necessità di tornare al dialogo e di cercare una soluzione senza arrivare a un punto di non ritorno, sottolineando la volontà di “non voler la guerra” e di costruire un percorso di pace.
Ma Trump ha il vizietto di volere mano libera e sottomissione dell’intero pianeta, quindi chi lo critica è di per sé una persona pessima. Gli americani, purtroppo, ci hanno consegnato 4 anni di potere in mano a un uomo che fa di tutto per diventare il peggiore presidente degli Stati Uniti d’America. Ma purtroppo, in un era globale, non pagano solo gli Usa le proprie scelte interne.
TS
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(Foto realizzata con intelligenza artificiale GROK)

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