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Iran, Israele elimina i vertici iraniani: ma il regime regge e aumenta potere Pasdaran
Uccisi Khatib e Larijani, l’intelligence Usa: Teheran resta stabile
L’Iran perde figure chiave del proprio apparato politico e di sicurezza sotto i colpi di Stati Uniti e Israele, ma il regime non mostra cedimenti. Dopo l’uccisione di Ali Larijani, è stato eliminato anche il ministro dell’Intelligence Ismail Khatib, considerato vicino alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
Nonostante i colpi alla leadership, la struttura del potere resta in piedi. “Il regime resta intatto”, ha dichiarato Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence statunitense, nel corso di un’audizione al Senato.
Secondo la comunità di intelligence al servizio del presidente Donald Trump, gli attacchi hanno ridotto in modo significativo le capacità militari convenzionali di Teheran. Tuttavia, un collasso del sistema non appare imminente. “La posizione strategica dell’Iran è stata significativamente degradata”, ha spiegato Gabbard, avvertendo però che il Paese e i suoi alleati restano in grado di colpire interessi statunitensi e partner nella regione.
Gli ultimi raid israeliani hanno inciso profondamente sulla catena di comando iraniana. Mojtaba Khamenei, ferito nelle fasi iniziali della guerra, non appare pubblicamente e comunica solo attraverso messaggi televisivi. Il potere operativo è sempre più nelle mani dei pasdaran, rafforzati dopo la morte di Larijani, figura chiave negli equilibri interni e possibile interlocutore in un’eventuale trattativa.
Nel Golfo Persico, la percezione della minaccia iraniana è cambiata. Gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della regione considerano ora Teheran un nemico diretto, dopo essere stati colpiti da oltre 2.000 tra droni e missili in meno di 20 giorni. Secondo Abu Dhabi, più dell’80% degli attacchi ha preso di mira infrastrutture civili, causando sei morti e 157 feriti.
I Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, pur limitandosi finora alla difesa, chiedono una soluzione politica che affronti l’intero spettro delle capacità iraniane, dal nucleare ai missili balistici fino alla rete di gruppi armati nella regione.
Secondo diversi analisti, nel breve periodo Teheran irrigidirà ulteriormente la propria linea. Michael Stephens del Royal United Services Institute definisce l’uccisione di Larijani “un grande successo”, ma sottolinea che eliminare i vertici non cambia lo stallo strategico. “L’Iran deve solo sopravvivere e aumentare il costo del conflitto”, osserva.
Una valutazione condivisa anche da Rouzbeh Parsi dell’Università di Lund, secondo cui gli omicidi mirati difficilmente incideranno sull’andamento operativo della guerra. Diversa la lettura di Michael Horowitz, che evidenzia come queste operazioni possano rallentare il processo decisionale interno e creare disorientamento nella catena di comando.
La morte di Larijani, in particolare, rischia di aumentare le tensioni interne nel breve periodo, ma nel lungo termine potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo delle Guardie Rivoluzionarie.
È uno scenario che preoccupa diversi osservatori occidentali: la progressiva eliminazione dei leader politici potrebbe lasciare spazio ai pasdaran, già oggi al centro del potere militare ed economico iraniano. Secondo Ellie Geranmayeh dell’European Council on Foreign Relations, la dinamica è già visibile e potrebbe accelerare dopo la morte di Larijani.
Larijani aveva ricoperto anche il ruolo di negoziatore con Washington. La sua eliminazione, osserva Geranmayeh, potrebbe indicare una strategia mirata a colpire figure in grado di favorire soluzioni politiche alla crisi.
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(con fonte AdnKronos)
