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Iran-Usa, Kharg Island possibile epicentro dello scontro
Mentre Donald Trump parla di negoziati, Washington rafforza la presenza militare e Teheran blinda l’isola chiave per il petrolio nello Stretto di Hormuz
La tensione tra Stati Uniti e Iran si concentra su Kharg Island, possibile teatro di un’escalation militare mentre il dialogo resta in fase preliminare.
Nonostante l’ottimismo espresso da Donald Trump su un accordo all’orizzonte, i contatti tra Washington e Teheran non sono ancora entrati nel vivo. L’ipotesi è quella di un tavolo nei prossimi giorni, con il Pakistan come possibile mediatore.
Nel frattempo, entrambe le parti si preparano a uno scenario di confronto. Gli Stati Uniti stanno rafforzando la presenza nella regione con circa mille soldati dell’82esima Divisione Aviotrasportata e altri 2200 Marines, dispiegamenti che Teheran interpreta come possibile preludio a un’azione mirata proprio su Kharg.
L’isola rappresenta un nodo strategico: è il cuore del sistema petrolifero iraniano e si trova nello Stretto di Hormuz, la principale rotta globale del greggio, già paralizzata nelle ultime settimane dalle mosse iraniane.
Teheran, dal canto suo, ha rafforzato le difese inviando reparti aggiuntivi dotati di missili antiaerei portatili (MANPADS) e avviando operazioni di minamento delle coste in previsione di un possibile sbarco anfibio. Secondo le autorità iraniane, l’effetto sorpresa sarebbe ormai compromesso.
Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha parlato apertamente del rischio di un’invasione di un’isola iraniana, avvertendo che qualsiasi azione verrebbe seguita da attacchi contro infrastrutture strategiche degli avversari.
Sul piano diplomatico, però, Teheran continua a negare l’esistenza di veri negoziati. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito i contatti in corso come un semplice “scambio di messaggi” attraverso Paesi amici.
Kharg resta dunque il perno strategico della crisi: la sua eventuale conquista consentirebbe agli Stati Uniti di colpire al centro il sistema economico iraniano e acquisire una leva decisiva nei negoziati. Secondo fonti regionali, Teheran considera “eccessive” le condizioni poste da Washington, in particolare quelle legate al programma missilistico.
Dalla Casa Bianca arrivano segnali contrastanti. La portavoce Karoline Leavitt alterna aperture e minacce: da un lato la volontà di evitare ulteriori vittime, dall’altro l’avvertimento che gli Stati Uniti sono pronti a colpire duramente se l’Iran non accetterà le condizioni.
Nel frattempo, anche Israele intensifica le operazioni militari. Il premier Benjamin Netanyahu punta a consolidare i risultati sul campo prima di un eventuale stop al conflitto.
Resta sullo sfondo l’ipotesi di una tregua temporanea: un annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni, ma al momento Kharg Island rimane il punto più caldo di una crisi che oscilla tra negoziato e scontro diretto.
E alle parole di Trump c’è chi crede sempre meno, giorno dopo giorno, annuncio dopo annuncio.
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(con fonte AdnKronos)

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