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Aggiornamento – Dopo Santanchè: Meloni sceglie l’interim, Mattarella firma decreto
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Aggiornamento – Il presidente della Repubblica Mattarella firma il decreto su proposta del governo: il dicastero passa temporaneamente alla premier
Sergio Mattarella ha firmato il decreto con cui vengono accettate le dimissioni della senatrice Daniela Garnero Santanchè dalla carica di Ministro del Turismo. Il provvedimento è stato adottato su proposta del governo guidato da Giorgia Meloni, alla quale viene contestualmente affidato l’interim del dicastero.
A darne comunicazione è il Quirinale. Il passaggio segna una fase temporanea nella guida del Ministero del Turismo, in attesa di eventuali nuove nomine.
La notizia della prima ora – Dall’ipotesi interim ai profili politici e tecnici: le valutazioni di Giorgia Meloni per la successione al Turismo
Dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, il dossier più urgente per Giorgia Meloni è la scelta del nuovo ministro del Turismo. La decisione è attesa a breve e si muove tra equilibri politici, profili tecnici e necessità di rafforzare il consenso.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche quella di un interim della stessa premier, soluzione che consentirebbe una gestione temporanea del dicastero in attesa di individuare una figura definitiva.
Nel toto-nomi emergono diverse opzioni. In area Fratelli d’Italia prende quota il nome di Gianluca Caramanna, considerato vicino al settore turistico. Tra i profili tecnici spiccano Elena Nembrini, direttrice generale Enit, e Sandro Pappalardo, presidente Ita.
Non manca l’ipotesi di una scelta politica più ampia. Il nome di Luca Zaia viene indicato come profilo forte sul piano amministrativo, ma un suo eventuale ingresso potrebbe incidere sugli equilibri della maggioranza, in particolare con Forza Italia.
Tra gli altri nomi circolati figurano anche Giovanni Malagò, con qualche perplessità, e gli esponenti Lucio Malan e Salvo Sallemi.
La scelta del successore si inserisce in una fase delicata per la maggioranza, alle prese con le conseguenze politiche dell’esito del referendum sulla giustizia e con la necessità di rafforzare la propria presenza nei territori più in difficoltà.
Nel frattempo, sul fronte Giustizia, il ministro Carlo Nordio ha ribadito che non esiste alcun automatismo tra l’esito referendario e le dimissioni: “Non è previsto in nessun ordinamento”.
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(con fonte AdnKronos)
