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Iran, chi governa davvero: Ghalibaf emerge come figura chiave nel sistema di potere
Le analisi dei media arabi descrivono una leadership frammentata: tra legittimità religiosa, potere militare e nuovi equilibri politici
In un Iran attraversato da forti tensioni interne e da un conflitto che ne ha ridisegnato gli equilibri, emerge con crescente evidenza il ruolo di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, indicato da diversi osservatori come figura chiave nell’attuale fase politica.
Le analisi pubblicate dal quotidiano saudita Al Sharq Al Awsat e dall’emittente qatarina Al Jazeera descrivono un sistema di potere non più accentrato, ma frammentato e sottoposto a forte pressione dopo gli attacchi statunitensi e israeliani che hanno colpito i vertici della leadership iraniana, a partire dall’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei alla fine di febbraio 2026.
In questo contesto, Ghalibaf viene indicato come il principale punto di raccordo tra le élite politiche, militari e religiose. Il suo profilo combina esperienze nelle Guardie Rivoluzionarie durante la guerra Iran-Iraq, incarichi di vertice nella sicurezza nazionale, il ruolo di sindaco di Teheran per oltre un decennio e, dal 2020, la presidenza del Majlis (parlamento iraniano).
Considerato vicino alla leadership religiosa, e in particolare a Mojtaba Khamenei, ha assunto una posizione pubblica fortemente assertiva. In dichiarazioni diffuse attraverso i media e i social ha minacciato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusandoli di aver superato una “linea rossa” e promettendo una risposta dura agli attacchi subiti.
Secondo Al Jazeera, la struttura del potere iraniano si è trasformata in una sorta di alleanza funzionale. Mojtaba Khamenei garantirebbe continuità simbolica e legittimità religiosa, mantenendo formalmente il controllo sulle decisioni strategiche, mentre il centro operativo sarebbe nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione, capaci di adattarsi anche dopo perdite significative tra i comandanti.
Parallelamente, il governo continua a gestire l’amministrazione ordinaria per evitare un collasso istituzionale, mentre Ghalibaf si afferma come la figura politica più visibile e influente.
L’eliminazione di figure considerate mediatrici, come Ali Larijani, ha ridotto gli spazi per posizioni più equilibrate, favorendo invece leadership caratterizzate da una retorica di deterrenza e mobilitazione. In questo scenario, Ghalibaf ha ampliato il proprio ruolo, intervenendo su questioni strategiche come lo Stretto di Hormuz e rilanciando una linea di confronto diretto con Stati Uniti e Israele.
A circa quattro settimane dall’inizio dell’offensiva militare, il potere in Iran appare quindi distribuito tra tre poli principali: la legittimità religiosa rappresentata da Mojtaba Khamenei, la forza militare dei Guardiani della Rivoluzione e la dimensione politica incarnata da Ghalibaf, con il governo impegnato a mantenere la stabilità amministrativa.
Un equilibrio complesso, maturato nel pieno della crisi, che potrebbe determinare le prossime evoluzioni del Paese in una delle fasi più delicate della sua storia recente.
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(con fonte AdnKronos)

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